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La World Arctic Fund e la missione Polar4

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Foto dal sito World Artic Fund

"L'Artico è la chiave per comprendere ciò che l'umanità sta facendo al mondo" si legge sul sito dell' organizzazione no-profit World Arctic Fund (WAF), che sta preparando una missione di ricerca di quattro settimane che partirà nel prossimo agosto dalla Norvegia, su quattro barche a vela, per raggiungere zone ancora inesplorate dell'Artico. "Dovremmo tutti essere allarmati dalle proiezioni che danno l'Artico libero dai ghiacci già dal 2020. L'innalzamento del livello dei mari metterà in pericolo una popolazione compresa tra i 147 e i 216 milioni di persone" . Per questo la spedizione "Polar 4" ha come obiettivo non solo la mappatura di zone non ancora rilevate e gli effetti dell'inquinamento dell'uomo sulle zone artiche, ma soprattutto si proponedi condurre tutti a una maggiore e più corretta conoscenza dello stato dei ghiacciai per sviluppare la consapevolezza che un radicale cambiamento climatico metterebbe in pericolo ogni specie vivente. Le quattro barche, coordinate dal presidente WAF professor Simone Orlandini, avranno un compito ciascuna:
- la Polar South 4 Science e Climate è dedicata alla ricerca: attrezzata come un laboratorio, trasporterà i ricercatori artici e la strumentazione scientifica.
- la Polar West 4 Mapping ha il compito di mappare con precisione le zone ancora non raggiunte. I cartografi aggiorneranno quindi i dati sull'Artico per avere un quadro più preciso dello stato del luogo. successivo.
- la Polar East 4 Media sarà lo sguardo sulla missione: documenterà, registrerà, tutte le fasi della spedizione; realizzerà filmati da trasmettere durante la navigazione, per una sorta di giornalierio diario visivo; saranno usate apparecchiature speciali insieme alle telecamere e ai droni.
- la Polar North 4 Discovery ha il difficilissimo compito di ritrovare i resti del dirigibile Italia, progettato e comandato da Umberto Nobile che, nel 1928, si schiantò su una banchisa dell'Artico al ritorno di una spedizione scientifica altamente innovativa per l'epoca. Morirono 8 persone, altri otto, tra i quali Nobile, vennero sbalzati dal dirigibile durante l'impatto e furono tratti in salvo sette settimane dopo, sopravvivendo grazie ai viveri che si erano sparsi intorno.
Il progetto, che durerà 4 settimane, è stato ideato dal prof. Orlandini nel maggio 2014, in occasione delle riprese per un documentario sui cambiamenti climatici, nel villaggio di Ny-Ålesund a Svalbard, dove un team di ricercatori di tutto il mondo risiede nel più grande laboratorio dell'Artico;
Parteciperà alla spedizione il prof. Loris Rondoni, ex insegnante del Liceo Scientifico "Redi" di Arezzo , nel difficile ruolo di skipper, considerata la navigazione complicata dalla presenza dei ghiacciai. Gli ho chiesto come sia arrivato al progetto, se il suo amore per la vela, per i viaggi, e l'instancabile curiosità (ha fatto di tutto, dalla pallacanestro al parapendio, passando per arrampicate, vele da terra, viaggi in bicicletta, un tentativo di giro del mondo in barca fallito per defezione altrui, tiro con l'arco, ecc. Pensatene una... lui l'avrà fatta.) siano sufficienti per un'avventura così impegnativa, e come si sta preparando: "Curiosando fra le notizie storiche riguardo la missione del dirigibile Italia, sono venuto a conoscenza dell'iniziativa Polar4 e la cosa mi ha subito interessato, perché coniuga la parte storica alla mia passione per la navigazione a vela, coltivata fin dalla gioventù. A questo va aggiunta la curiosità di scoprire un mondo nuovo come quello dell'Artico, e la consapevolezza di contribuire alla salvaguardia dell'ambiente e dei suoi problemi. Sono riuscito a mettermi in contatto con il gruppo di organizzatori e scienziati che parteciperà alla spedizione e, con loro, ho fatto un primo stage di formazione a Berlino, volto soprattutto alla conoscenza dell'ambiente e dei metodi di navigazione e orientamento, poichè in zona non sarà possibile usare bussola e GPS: useremo il vecchio, ma sempre utile e valido, sestante. Ho l'assistenza del Prof. Simone Orlandini che ha già l'esperienza di quattro spedizioni artiche con barca a vela, è un pozzo di conoscenze da cui attingere.
Nel corso del primo stage sono stati toccati, soprattutto, temi legati alla sicurezza e alla sopravvivenza in ambienti ostili quali le regioni artiche e la difesa da animali presenti (in particolare gli orsi), e tutto quello che attiene la conduzione di un'imbarcazione al polo nord. Ulteriori approfondimenti sono previsti nel secondo stage prima di andare in Norvegia da dove partirà la spedizione. Al momento è in corso da parte mia una rielaborazione delle conoscenze acquisite. L'idea di questa esperienza, molto impegnativa, è stimolante nella conoscenza di realtà nuove e nel contatto con personalità del mondo scientifico e culturale di massima levatura provenienti dai più svariati paesi del mondo. Tutto questo stimola il massimo interesse, una di quelle esperienze di cui non consideri il tempo di "lavoro" ma solamente le finalità, da perseguire nel migliore dei modi quali che saranno i risultati. Le mete sono ambiziose ma al tempo stesso possibili"
Lo spirito d'avventura e l'entusiasmo che si legge nelle parole di Loris Rondoni contagia, mi sono fatta promettere che ci terrà informati e so che lo farà, quindi restate in ascolto.
La missione, con il patrocinio del Ministero della Difesa Italiano, conta sulla collaborazione dell' Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), della Società Geografica Italiana, del Global Cities Covenant on Climate, di diverse università italiane e la partecipazione di fondazioni come Jean-Michel Cousteau's Ocean Futures Society, British Antarctic Survey (BAS), Bianca Jagger Human Rights Foundation, Nuclear Age Peace Foundation.
Sarà il caso di dire "in bocca all'orso polare"?

Loris.jpgLoris Rondoni

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 31 Marzo 2017 09:21 )  

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