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Reintegrati Cristian e Olivia. Mercoledì presidio di solidarietà.

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Reintegrati a lavoro Cristian e Olivia, i due operatori dell'assistenza agli anziani licenziati in tronco dalla cooperativa Agorà Toscana che gestisce in appalto servizi sociali esternalizzati dal Comune di Firenze. «Licenziamento pretestuoso e politico» secondo sindacati e solidali: due anni fa si erano rifiutati di servire il primo perchè arrivato in ritardo. Domani iniziativa di solidarietà lanciata dalla Camera Popolare del lavoro di Firenze per riaccompagnare a lavoro i due reintegrati.

542918_1507552189302333_5244081619432003100_n.jpgDopo tre gradi di giudizio, due anni e tre mesi di vertenza, numerosi presidi ed iniziative di solidarietà, la sentenza definitiva del giudice del lavoro da ragione a Cristian e Olivia. Festeggiano i Cobas e l'Assemblea No Jobs Act, che hanno da subito sostenuto i due operatori, sia durante la vertenza sia nei mesi difficili dopo la sconfitta in primo grado, quando bisognava raccogliere fondi per la cassa di resistenza.

I fatti.

I due erano impiegati presso la RSA di San Silvestro, gestita in appalto dalla cooperativa Agorà Toscana per conto di ASP Montedomini, ente strumentale del Comune di Firenze che ha deciso di esternalizzare il servizio pubblico di assistenza alle persone anziane.

La loro odissea è iniziata il 26 dicembre 2014 con un licenziamento in tronco per avere omesso di registrare la mancata somministrazione della pasta agli utenti del reparto non autosufficienti. Ma secondo il sindacato dei Cobas non si trattava di «negligenza»: arrivati i pasti con oltre mezzora di ritardo, i due lavoratori hanno constatato che la qualità dei primi lasciava alquanto a desiderare e, avedo gli ospiti già assunto una notevole quantità di carboidrati, hanno ritenuto opportuno concordare con loro di rinunciare al primo e cenare con una razione abbondante sia di secondo che di frutta.

La preparazione dei pasti per la ASP Montedomini è a sua volta affidata ad un'altra ditta in appalto, la OEA. Come già rilevato da un'inchiesta di Stamp Toscana e dal consigliere comunale Tommaso Grassi, la OEA impiega un'ora e quindici minuti per consegnare i pasti alla Rsa San Silvestro, ben oltre i trenta minuti previsti dal capitolato d'appalto, a causa dei tempi di percorrenza e dell'utilizzo di un solo mezzo che serve anche la Rsa Principe Abameleck.

Alla fine il licenziamento è stato riconosciuto illegittimo ed il reintegro di Cristian e Olivia sul posto di lavoro è una certamente una vittoria importante che, però, non esaurisce la lotta per i diritti dei lavoratori: «La vittoria di Cristian e Oliva – dichiarano gli attivisti della Camera Popolare del lavoro di Firenze – è un esempio per tutti i lavoratori che subiscono quotidianamente la minaccia del licenziamento e della disoccupazione, ancor più se in appalto, ancor più se immigrati. E' una vittoria del percorso di solidarietà che abbiamo costruito per non lasciare soli i due lavoratori, è una vittoria che ci dimostra quanto l'unità e la determinazioni continuino a pagare».

Cos'è che non va bene a S. Silvestro?

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Secondo il Collettivo Clash City Workers i licenziamenti di Agorà Toscana non solo erano ingiusti, ma rispondevano alla necessità di ristabilire l'arbitrio padronale dentro la RSA San Silvestro. Non si sarebbe trattato, quindi, semplicemente di atto illegittimo ma, soprattutto, di un licenziamento politico ed intimidatorio, dietro al quale si cela un ricatto volto a far accettare a tutti i lavoratori un forte peggioramento delle condizioni di lavoro.

Sono tante le cose che non vanno bene nella RSA di San Silvestro – denunciavano i Cobas – a partire dalle retribuzioni pagate sistematicamente in ritardo e dall'aumento dei carichi di lavoro con il sistematico ricorso a doppi turni e turni continuativi anche di 10 giorni. Di fronte a questa situazione «I lavoratori ormai giunti al limite della sopportazione stavano iniziando ad organizzarsi per delle iniziative di lotta. Un licenziamento intimidatorio per tutti gli altri dipendenti perché non a caso i due lavoratori licenziati sono iscritti ai Cobas e sono tra i più attivi e determinati a lottare».

Una vicenda che parla a tutti.

b_300_0_16777215_00_images_02_lotte_interviste_2015_10_21_montedomini.jpgSe questo è il contesto particolare in cui è maturato questo episodio, è chiaro che essa chiama in causa anche questioni più generali che riguardano il sistematico attacco ai diritti sociali e sindacali portato avanti dagli ultimi governi. In primo luogo la riforma del lavoro targata Partito Democratico: «Questa vicenda – proseguono dalla Camera Popolare del lavoro – dà la misura perfetta di quello che significhi il Jobs Act. Senza l'articolo 18 Cristian e Olivia sarebbero stati completamente esposti all'arbitrio della cooperativa».

Ma la riflessione riguarda anche la privatizzazione dei servizi pubblici, sempre più esternalizzati ed affidate ad aziende private e cooperative mediante un sistema di appalti. Un sistema che, oltre ad aver dimostrato in più occasioni (vedi Mafia Capitale) di favorire clientelismo e corruzione, si conferma come un mezzo potentissimo e pienamente legale per togliere di mezzo i diritti dei lavoratori.

Nel caso di Montedomini, le accuse dei Clash City Workers sono gravi e ben circostanziate: «Non solo non c'è nessun controllo sugli appalti, ma chi dovrebbe esserne controllore – amministratori, dirigenti di ASP, alcuni tra gli stessi sindacalisti – è in realtà addentellato col mondo delle cooperative». Per approfondire, Quipotete leggere l'inchiesta completa.

Riaccompagniamo Cristian e Olivia sul loro posto di lavoro!

La lotta quindi non finisce qui, anzi: la Camera Popolare del Lavoro ha lanciato per domani l'iniziativa di solidarietà "riaccompagniamo Cristian e Olivia sul loro posto di lavoro!". Appuntamento alle ore 18:30 in Via dei Pilastri 43/R: sicuramente il modo migliore per manifestare solidarietà ai due lavoratori e dimostrare che non sono soli.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 04 Aprile 2017 15:45 )  

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