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Alle otto di sera - Racconto di Jo Gabel

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Alle otto di sera   

“Il momento tanto atteso era finalmente giunto. Presto il mondo sarebbe arrivato alla resa dei conti”, aveva pensato Gemma guardando fuori dal finestrino della metropolitana.

Alle otto di quella sera tutto avrebbe avuto fine.

Erano quasi le nove ed era in ritardo al lavoro, come non le era non era mai capitato, prima degli ultimi mesi.

Ma lei aveva dovuto mettere a punto il suo piano e, per farlo, aveva cancellato tutti i suoi impegni: il coro della chiesa, la scuola di ceramica, il baby sitting ai figli della sua amica e, alla fine, aveva risolto di contravvenire a tutta la sua rigorosa routine.

Finalmente era tutto pronto, mancavano solo poche ore...

Barcollando era entrata nell'ingresso del palazzo dove lavorava, il cellulare in mano, la borsa a tracolla e si apprestava a timbrare il cartellino.

Le porte di vetro si erano appena richiuse alle sue spalle, quando aveva udito la voce di Andrea, un suo collega:

“Sempre in ritardo, eh Gemma?”.

Gli aveva rivolto uno sguardo accorato, che lui però non aveva raccolto.

“A dopo”, aveva detto lei semplicemente, ma in cuor suo si augurava di vederlo sprofondare presto all'inferno.

D'altronde per lui non ci sarebbe stata speranza, meritava tutto quello che gli sarebbe successo, senza alcun appello.

Con Andrea erano stati fidanzati per un po'. Si erano frequentati qualche mese e poi lui l'aveva portata al paese della nonna, sulle colline toscane e aveva intessuto il migliore dei romanzi per farla innamorare. Ma dopo poco tempo, tutto era cambiato.

Come altri prima di lui, l'aveva piantata in asso con un sms.

Lei aveva pianto, si era data malata e poi si era rinchiusa per giorni nella casa di montagna dei genitori, inventando una scusa sul lavoro.

Quella volta avrebbe voluto uccidersi, ma non aveva avuto il coraggio di farlo.

Aveva invece ripreso la sua vita come nulla fosse, accontentandosi della compagnia del suo gatto.

Ma una mattina di qualche mese dopo, la ragazza delle pulizie l'aveva trovata accovacciata accanto al divano, ancora in vestaglia, sul pavimento del soggiorno:

“Non ti fidare degli uomini” aveva detto allora Gemma, semincosciente per aver assunto troppi sonniferi.

 Quella pensò che fosse ubriaca, la mise a letto, le portò un caffè bollente e poi se ne andò convinta di aver fatto il possibile.

Gemma sopravvisse, ma si sentì sola come non mai.

Il mondo si chiudeva attorno a lei e iniziò a vedere chiaramente tutta la follia che la circondava.

Non si trattava solo degli uomini che l'avevano lasciata, dell'insensibilità della gente o della sfortuna.

Desiderò che la malvagità avesse fine, ma non solo per sé stessa. Voleva che tutto potesse essere rimesso a posto.

E allora, qualcosa era successo. Una consapevolezza, forse una forza nuova, una chiarezza mai provata prima...

D'altronde, lei non aveva alcuna colpa di quello che sarebbe accaduto, si era data pena di seguire ogni regola della società dalla più tenera età. Aveva obbedito alla legge, onorato i genitori, sopportato tanta gente noiosa.

 Si era proposta poi di crearsi una famiglia, ma ancora non aveva incontrato la persona giusta.

 “Amore”, che parola abusata”, aveva pensato.

“L'amore non esiste”.

“Ma ognuno deve fare il proprio dovere”, vero Chuky?”aveva detto ad alta voce, accarezzando il suo gatto.

Era stato quel giorno che aveva capito di essere nata in un mondo sbagliato, ma anche di avere acquisito il potere di cambiare le cose.

Una facoltà che presto avrebbe potuto impiegare per porre fine alle angosce di tutti, rimettere a posto il mondo, senza dover lanciare una bomba atomica.

Non sapeva come le fosse successo di acquisire quella capacità.

Forse durante quelle notti di sofferenza?

In un baluginio di coscienza  si disse che forse l'aveva sempre posseduta.

Le bastava un pensiero, un solo pensiero.

Alzò gli occhi dalla scrivania dell'ufficio e si avvide che era quasi mezzogiorno; molti si erano assentati per andare a pranzo.

Ma non aveva tempo da perdere e decise di tornare a congetturare il suo piano.

Sarebbe bastato assestare la visione di quello che doveva capitare, allestire uno scenario dettagliato nella sua mente e tutti sarebbero stati puniti a dovere.

In passato aveva voluto cimentarsi in questa nuova arte, che non era magia, era un potere che proveniva dal profondo del suo essere, una vera missione che avrebbe riportato la pace sulla terra.

Niente più calamità o incidenti provocati dai malvagi, niente tradimenti o disonestà: tutti i cattivi sarebbero stati individuati senza ombra di dubbio e questo avrebbe permesso di metterli a posto una volta per sempre.

Qualche tempo prima era stata tentata di dare prova del suo talento.

Aveva tenuto d'occhio il marito della sua vicina, quello che in assenza della moglie rientrava a casa con l'amante e poi, la sera, si presentava con un mazzo di fiori e regali per i bambini.

L'aveva visto tante volte dallo spioncino del suo portone.

Era il capro perfetto da immolare, per controllare l'efficacia del suo potere.

Era abbastanza viscido e spregevole: meritava di essere punito.

Ma non era ancora pronta e allora aveva optato per un'anziana signora che aveva fama di avvelenare tutti i gatti della zona.Li attraeva in casa con le crocchette e invece gli somministrava cianuro in polpette.

E se costei fosse inciampata, cadendo giù dalla rampa di scale, sotto gli occhi esterrefatti della badante?

Allora lei e Chucky avrebbero potuto dormire sonni tranquilli.

Ma vedete, Gemma asseriva di odiare la violenza, era considerata una persona assennata e affidabile.

 Frequentava la messa, lavorava nelle associazioni umanitarie, si dava da fare per consolare tutti.

E se ora pensava con soddisfazione al compimento del suo piano, lo faceva solo per senso di responsabilità nei confronti di chi stesse soffrendo.

L'aveva studiato bene: sarebbe bastato un solo pensiero ben concentrato, alle otto di sera e tutto si sarebbe realizzato da solo.

La gente avrebbe potuto riconoscere il marcio che c'era nel mondo e lei e il suo amato Chucky – solo loro- avrebbero saputo che era stata proprio Gemma a liberare l'umanità.

Nessuno le avrebbe mai creduto, d'altronde. Né lei avrebbe saputo spiegarlo.

 Pochissimi conoscono le leggi della fisica, figuriamoci quelle più occulte della mente.

Ma tutti, lei per prima, avrebbero goduto di un mondo nuovo, senza più affanni.

Chiaro che per farlo, non sarebbe dovuto morire nessuno.

Lei non voleva fare del male ai cattivi, solo metterli in condizione di non nuocere.

Stupratori, assassini, ladri, canaglie, gli opportunisti d'ogni tipo, gli egoisti e i violenti, sopratutto quelli.

Perciò aveva escogitato un modo: avrebbe usato uno dei social più famosi.

A questo stava pensando quella sera, mentre tornava a casa dal lavoro.

Orologio alla mano, era sicura del fatto suo.

Tutto sarebbe successo alle otto di sera.

E il conto alla rovescia era iniziato.

Giunta sul pianerottolo di casa, aveva sentito il gatto miagolare e, come tutti i giorni a quell'ora, era entrata e gli aveva offerto una scatoletta di tonno.

Poi si era seduta davanti alla tv e aveva pensato a tutti quei delitti irrisolti, a cui si era appassionata seguendo certi programmi, tutti casi in cui non si sapeva chi fosse stato l'assassino: la sua trovata avrebbe smascherato i colpevoli.

Sapeva di poterlo fare. Stavolta era pronta davvero.

“Sarà divertente, Chucky: anche tra politici e presidenti, tutti i veri cattivi potranno essere riconosciuti e separati dai buoni, dalla gente brava e onesta.

Ci prepariamo a una grande avventura io e te: alle otto cambieremo il mondo!

Quante facce vorrei vedere in quel mentre, quante teste cadranno, eh sì...” disse sentendo scorrere l'adrenalina nelle vene.

Per portare a termine il suo piano, aveva deciso di mantenersi lucida, perciò andò a fare una doccia e poi indossò una vestaglia comoda.

Avrebbe tenuto d'occhio un famoso social network, per controllare gli avvenimenti.

I malvagi sono spesso gente arrogante e presuntuosa e non resistono a far vanto di sé: di sicuro saranno tutti connessi alle otto di sera.

Tornò in cucina e infilò in frigo una bottiglia di spumante che aveva comprato per brindare alla nuova era di pace.

Dunque si distese sul letto a riflettere. Erano appena le sei e lei era ansiosa di iniziare.

Tutte le persone cattive avranno un tipo di incidente diverso, ma non moriranno, no.

Riporteranno tutti lo stesso marchio sulla carne: una x indelebile sulla fronte.

Si complimentò con sé stessa per l'acutezza della visione e si sentì sicura di trionfare nell'infliggere il giusto castigo.

Poi sarebbe bastato creare un tam tam mediatico, per avvisare del perché fosse successo.

Ma, del resto, lo avrebbero capito da soli: stranamente, ad essere colpite sarebbero state persone notoriamente cattive.

Si sentì fremente e felice, come chi sia in procinto di realizzare una grande opera umanitaria.

“Avverrà d'un tratto, con la forza di una valanga,la giustizia trionferà alle otto in punto”, aveva riflettuto.

Poi Chucky aveva miagolato e le aveva fatto capire che era quasi ora di cena.

 Allora Gemma andò in cucina, prese le crocchette dallo scaffale e le versò nella ciotolina del gatto: “Ecco, questo è l'ultimo pasto nel vecchio mondo, amico mio”.

Il gatto le si strusciò contro, facendole le fusa.

Quindi Gemma tornò in camera da letto, accese il dvd con la sua musica preferita, dispose di fronte a sé il pc, aprendo la finestra di uno dei social più frequentati, e poi sintonizzò la tv.

Dunque si accomodò al contrario sul letto, con i piedi vicino alla testata di ferro battuto, in modo da vedere la finestra. Così sarebbe stato sufficiente scostare la tendina, per guardare quel che accadeva fuori.

Erano le 19 e 37 quando regolò la sveglia del suo smart phone.

Ancora pochi minuti e il suo piano sarebbe stato portato a termine.

Avrebbe meritato onori e glorie, ma a lei non interessavano: voleva solo punire i colpevoli.

Ma la tensione iniziava a farsi sentire e allora Gemma iniziò a concentrare il pensiero sul suo obiettivo.

Visualizzò la scena alla perfezione e percepì un flusso costante di energia che la inondava.

Respirò alla maniera degli yogi, per propagare quella corrente in tutto il corpo e infine, chiuse gli occhi e visualizzò gli immondi che voleva punire: tutti con la loro “x” sulla fronte.

D'un tratto la musica tacque e la sveglia sul cellulare iniziò a suonare: lei seppe con certezza che  tutto stava avendo luogo, proprio in quel momento.

Ebbe l'impulso di guardar fuori dalla finestra, ma la vestaglia che indossava si impigliò alla spalliera e lei dovette piegarsi in avanti per liberare il lembo di stoffa. Nel farlo, la testata del letto si spostò e il crocifisso poggiato sulla mensola sovrastante, le cadde sulla fronte.

Sentì un dolore acuto e poi un rivolo di sangue le offuscò la vista. Corse in bagno per disinfettarsi e alzò gli occhi allo specchio.

Fu allora che poté osservare la ferita.

A forma di “X”.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Giugno 2017 08:30 )  

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