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"Siamo ancora qui"

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Per noi nati alla fine degli anni ‘70 l’esperienza zapatista è stata qualcosa che ci ha accompagnato e segnato nei nostri anni di formazione. Si dovrebbe riflettere su quanto essa abbia influito sulle lotte successive: ad es. mi sono sempre chiesto quanto l’impersonalità dei passamontagna zapatisti debba essere considerata come l’origine di molta dell’ideologia sottostante le azioni collettivamente firmate come Anonymus(1). Tornare a parlare di zapatismo non è comunque solo nostalgia, e/o "memoria storica", l’esperienza zapatista è tuttora qualcosa di vivo e di vitale, anche nei luoghi dove è nata e dove stà tuttora sviluppandosi.

Negli ultimi anni sono usciti vari libri sul tema “zapatismo oggi”, tra i principali ricordiamo "20zln" a cura di Andrea Cegna, Alberto “Abo” Di Monte, per le edizioni Agenzia X, ma anche “Indios senza re” di Orsetta Bellani, stampato dalla casa editrice Sicilia punto L, del quale le cosiddette voci di corridoio mi danno come imminente una seconda edizione, e “Siamo ancora qui” di Alessandro Ammetto edito dalla casa editrice Red Star Press. Dirrò subito che il libro è del 2014. In esso l’autore ripercorre la storia dell’esperienza chiapateca partendo dalle sue origini storiche e quindi partendo dal colonialismo, per arrivare intorno al 2008,-2009 con il "festival della degna rabbia", a cavallo tra questi due anni, nel quale continuava il processo di interconnessione tra le varie ribellioni, anche in stati diversi, di cui gli zapatisti si erano fatti promotori fin dagli anni ‘90. L’opera è composta da un’introduzione e sei capitoli. Ampio spazio è dedicato ad esaminare le idee zapatiste, e la loro interazione dialettica, interazione voluta e cercata praticamente da subito, con la società civile, in particolar modo nativa messicana , ma non esclusivamente nativa, e non esclusivamente messicana. Tutti ricorderete il famoso: “Marcos è gay a San Francisco, nero in Sudafrica, asiatico in Europa etc. etc.”, quindi è cercato e voluto dagli stessi zapatisti un “discorso più ampio”. Ovviamente non si può imputare a colpa del movimento zapatista che questo abbia dato spazio, qui in Italia a varie operazioni più o meno consapevoli di “annacquamento” (chi scrive, concedendosi una breve parentesi polemica, ricorda molti discorsi dell’allora leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, dal 2002 al 2006).

Apre quest’opera un’introduzione, appunto con le radici storiche dalla colonizzazione del Messico fino al 1 gennaio 1994 data dell’aperta insurrezione zapatista e della prima dichiarazione della Selva Lacandona. Il primo capitolo, intitolato l’insurrezione, si occupa proprio di ciò. Un certo risalto viene dato, e questo un po’ in tutto il libro, alla copertura mediatica dei vari eventi. “Già dai primi giorni i convogli militari [si intende: federali] venivano seguiti dai giornalisti e dai rappresentati di organizzazioni non governative che riuscirono così a portare la notizia dell’insurrezione indigena in tutto il mondo, a raccontare la violenza dei militari, a raccogliere le testimonianze e a cercare di comprendere le ragioni del conflitto; notizie che che occuparono le prime pagine dei principali quotidiani del messico e del mondo.” (2). Il secondo è intitolato “Promesse di pace”, e tratta lo dirrò in sintesi, appunto della seconda dichiarazione della Selva Lacandona, di come naufragarono i primi tentativi di dialogo, e di come la lotta venne generalizzata alla società tutta. Terzo capitolo, il secondo anno, siamo nel 1995, terza dichiarazione della selva lacandona, appello ancora più generale, controffensiva militare federale, altra grande manifestazione di appoggio popolare agli zapatisti a città del messico, e anche in molte altre parti del modo etc. Poi i fatti proseguono nel quarto capitolo, intitolato "La molteplicità dei fronti", siamo nell'anno 1996, quarta dichiarazione della Selva Lacandona, accordi di San andres, che riguardavano tutti i nativi amerindi, e che gli riconoscevano tutta una serie di cose, ancora nuove risposte militari, e via di questo passo, fino ad arrivare, nell’ultimo capitolo al 2008-2009. In sostanza il meccanismo dei fatti, scusate la sintesi molto riduttiva che è inevitabile in questo genere di riassunti, può essere descritto così: i ribelli da un lato generalizzano sempre più la lotta, e dall’altro si radicano e trasformano, o quantomeno cercano di trasformare il Chiapas, dall’altro, nonostante varie fasi di tentativi strumentali di pervenire ad un accordo, le violenze dei federali e dei latifondisti continuano, infatti gli ultimi episodi di violenza descritti sono appunto del 2008. Quello che via via si evolve è il livello di scambio e di interazione con le altre lotte, anche se c’è comunque un approfondimento progressivo anche dei progetti sul territorio, nonché della trasformazione, in senso rivoluzionario, del territorio, e delle idee “in locale”. Quindi una realtà che non si è mai cristallizata, ma che è rimasta fino ad oggi, viva e in evoluzione. Un libro senza dubbio importante per chi vuole avere una sintesi esauriente del percorso zapatista.

Fabrizio Cucchi, DEApress

(1)https://it.wikipedia.org/wiki/Anonymous

(2)Ammetto Alessando, Red star press, Roma 2014, pag.80

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 30 Aprile 2018 17:58 )  

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