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Dì che ti manda Picone - di Lucio Aiello per Elvio Porta

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Foto archivio di Lucio Aiello con la compagna Raffaela Toscano ed Elvio Porta
Napoli - Si è tenuta mercoledì scorso al Teatro Diana di Napoli la conferenza stampa per la presentazione della stagione teatrale 2017/18, che promette di essere interessante.
La mia attenzione, per impulso emotivo, si concentra sulla commedia in due atti Dì che ti manda Picone, scritta da Lucio Aiello su appunti iniziati con Elvio Porta - attore, regista e sceneggiatore scomparso l’anno scorso -, sull’evoluzione di Antonio, figlio di Pasquale, che, nel pluripremiato film Mi manda Picone del 1983, vide il padre darsi fuoco nella sala consiliare del Comune di Napoli per protesta contro il licenziamento dall’Italsider. Antonio Picone è diventato un uomo di circa 50 anni che conserva le peculiarità caratteriali di un ragazzino: incompiuto, inaffidabile, immaturo. Un eterno bambinone incapace di prendersi alcuna responsabilità. La sua condizione di figlio di un "martire del lavoro” lo rende interessante agli occhi di un politico senza scrupoli, il Senatore Fernando Cafiero Palma che, con i suoi complici, vuole coinvolgerlo in una speculazione immobiliare che prevede lo sgombero di alcuni palazzi occupati da un orfanotrofio, una casa di riposo per anziani e un istituto per non vedenti. Progetta di candidare alle prossime elezioni Antonio, perché firmi, una volta eletto, le carte utili a dare il via alla nefasta iniziativa che vuole sostituire le meritorie attività sociali con un mega centro commerciale. Fortemente combattuto tra la sua onestà di fondo e il “mondo di privilegi e ricchezza” che il suo insistente cugino Raffaele, collaboratore del senatore, gli descrive a portata di mano, sta quasi per capitolare quando Mara, sua fidanzata “storica”, ordisce un assai fantasioso piano per impedirglielo. In un divertente susseguirsi di colpi di scena e situazioni paradossali, il nostro eroe scoprirà di essere migliore di quanto avrebbe creduto e... scopriremo il resto a dicembre in teatro, protagonisti Biagio Izzo e Mario Porfito.
Lucio Aiello racconta che quello che sa di scrittura glielo ha insegnato Elvio Porta in più di 12 anni di collaborazione. Si conobbero nel 1996 per lo spettacolo Avviso ritardo con i Trettrè, poi, diventati amici, Elvio Porta gli chiese di collaborare ai testi. Negli ultimi mesi Lucio Aiello ha ripreso in mano foto, appunti, bozze e idee che avevano messo insieme tra una pranzo, una cena, un tuffo in piscina, ma pure concentratissime sessioni di lavoro, e ci ha lavorato con nostalgia inevitabile, cercando di conservare i “sapori” che Elvio sapeva mettere nei suoi scritti, rispettando il più possibile stile ed intenzioni perché si sentisse la sua presenza imponente, per riuscire a portare in scena qualcosa che lo ricordasse a quanti (e qui ci sta tutta la vena polemica, rivendicatrice e amara) troppo presto lo hanno dimenticato.
Rivedo nella cucina della casa di Lucio Aiello questi due - apparentemente solenni - signori, Elvio Porta che prepara moscardini al vino rosso e il padrone di casa che arriva con una grappa sopraffina da “sentire assolutamente!”, mentre improvvisano, rimpallano gag, si rintuzzano, ridono, sembrano due scugnizzi alle prese con nuove sfide. Ricordo pure serissimi discorsi politici, durante i quali Elvio Porta mi demoliva illusioni con l’aria di chi conosce e sa, facendomi sentire un’inguaribile sognatrice, per concludere la discussione accesa con un improvviso, intenerito, “tienitele strette le tue illusioni, piccere’…". Aveva lo sguardo malinconico e fiero di chi molto ha vissuto, troppo ha capito, ma non si è arreso. Ha trasfuso anche questo: torna in scena con lo spirito che ha trasmesso.

Gli_Popotami.jpgFoto di Stefania Parmigiano

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