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Sandro Lombardi al Teatro Magnolfi

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SANDRO LOMBARDI 

27 aprile / 6 maggio 2018

È considerato uno degli artisti più carismatici e poliedrici del panorama teatrale italiano e da molti il più grande attore della sua generazione, critici e ammiratori lo hanno paragonato a Louis Jouvet, Sergio Tofano, Jean-Louis Barrault, Totò, Mischa Auer, Edoardo De Filippo, Eleonora Duse, Ciccio Ingrassia, Vittorio De Sica, Romolo Valli. Il suo romanzo di formazione, Gli anni felici. Realtà e memoria nel lavoro dell'attore (Garzanti, 2004) racconta la sua progressiva scoperta del teatro, ma anche di musica, pittura, poesia. Fondamentale è l'incontro con Federico Tiezzi perché, sotto la sua guida, inizia a fare teatro. Di questa prima fase si ricordano spettacoli su testi di Jacopone da Todi, Anna Frank, Allen Ginsberg, Bob Dylan, Federico Garcia Lorca, Pier Paolo Pasolini, Thomas S. Eliot, Bertolt Brecht. Sempre diretto da Federico Tiezzi, Sandro Lombardi partecipa in questi anni a molti spettacoli, fra i quali Vedute di Porto Said, Punto di rottura, Crollo nervoso. La compagnia Lombardi-Tiezzi affida a Sandro Genet a Tangeri, Ritratto dell'attore da giovane, Vita immaginaria di Paolo Uccello, Hamletmachine.

Al Metastasio dal 1989 al 1991 si realizza il progetto Divina Commedia (Commedia dell'Inferno, Il Purgatorio, Il Paradiso). Seguono, fra gli altri, l'Adelchi, Edipus, Porcile, Nella giungla delle città, L'illusion comique, Cleopatràs, L'apparenza inganna, L'Ambleto, Antigone di Sofocle, Gli Uccelli, I giganti della montagna, Erodiàs, Passaggio in India, L'uomo dal fiore in bocca, I promessi sposi alla prova, La morsa, Un amore di Swann. Concludere con Sandro Lombardi questo primo ciclo di piacevoli conversazioni rafforza la convinzione che l'esperienza teatrale del pubblico si fa 'attraverso' le generazioni d'artisti, rinnovando continuamente l'invenzione unica di uno spettacolo, di un mestiere.

venerdì 4 maggio al Teatro Magnolfi Sandro Lombardi legge CLEOPATRÀS, primo dei Tre lai, che Testori ha scritto negli ultimi mesi di vita, un monologo che è un canto poetico ma anche una lamentazione d’amore. In scena Cleopatras racconta l’amore consumato e poi drammaticamente perduto da Cleopatra per il generale romano Antonio.

sabato 5 maggio al Teatro Magnolfi Sandro Lombardi legge ERODIÀS di Testori, il lamento di morte di Erodiade, l'antica concubina di Erode che, presa di folle amore per Giovanni Battista, furente per il rifiuto oppostole dal «precursore», spinge la figlia Salomè a chiederne la testa.

domenica 6 maggio al Teatro Magnolfi Sandro Lombardi legge MATER STRANGOSCIÀS, ultimo dei tre lai di Testori, in cui Maria canta l’amore puro e disinteressato per Gesù durante il Calvario.

5/6 e 12/13 maggio al TeatroFabbrichino

Compagnia TPO

MINI

TRE LAI. Cleopatràs-Erodiàs-Mater Strangosciàs (da venerdì 4 a domenica 6). Mercoledì 2 e giovedì 3 due piacevoli conversazioni con il pubblico che ha visto o vedrà i due spettacoli che Sandro Lombardi ha scelto per raccontarsi in scena.

IL RITORNO DI CASANOVA è uno dei capolavori narrativi di Arthur Schnitzler. L'avventuriero veneziano, ormai giunto a 53 anni, stanco di avventure erotiche e nauseato dal suo passato, vuole solo tornare a Venezia ma, proprio quando sembra che il suo sogno stia per realizzarsi, un vecchio amico lo trascina in una sua casa di campagna, dove Casanova incontra la giovane Marcolina, che riaccende il suo desiderio Lo sguardo che la donna gli rivolge, freddo e indifferente, lo getta però nella disperazione: si sente vecchio e ormai incapace di esercitare fascino. L'amaro sapore della sconfitta lo spinge a un estremo quanto folle tentativo: si sostituisce con l'inganno all'amante di lei, così che avrà l'amore desiderato della bella ma, dopo un sogno misterioso, al risveglio, la situazione precipita... (prod. Compagnia Lombardi-Tiezzi)

TRE LAI. Cleopatràs-Erodiàs-Mater Strangosciàs costituiscono l'estremo capolavoro di Giovanni Testori che, sulla soglia della morte, aveva mascherato dietro le sagome di tre eroine dell'antichità il suo canto alla vita, talmente autobiografico da giustificare la scelta di affidarlo all'interpretazione di un uomo. I Tre lai sono tre lamenti funebri, ma al centro di questa 'strampalata opera' non è la morte a porsi come tema principale, bensì l'amore, quello ricambiato, goduto e assaporato da Cleopatra, quello del desiderio insoddisfatto, inappagato e frustrato di Erodiade e quello che si consuma nel dono di sé, nell'incondizionato darsi senza chiedere niente in cambio di Maria di Nazareth. (prod. Compagnia Lombardi-Tiezzi)

re lai, ovvero tre canti poetici ma anche tre lamentazioni d’amore questi monologhi di Giovanni Testori rappresentati in forma di lettura scenica presso il Teatro Vascello in occasione della XX edizione de Le Vie dei Festival: l’amore consumato e poi drammaticamente perduto da Cleopatra per il generale romano Antonio; quello mai realizzato e per questo capace di seminare follia nell’animo della regina Erodiade nei confronti del profeta Giovanni, e infine quello puro e disinteressato di Maria durante il Calvario. Sono tre donne che, seppur in maniera diversa, si ritrovano costrette a fare i conti con assenza insanabile. Dall’atteggiamento sognante di Cleopatra che, quasi per ingannare la nostalgia, stuzzica il giovane schiavetto – altra figura assente – prima di compiere l’estremo gesto; all’eretica regina che fa mozzare la testa dell’amato per la rabbia del non averlo posseduto, in un climax di follia e dolore il punto più alto di questa ascesa diventa catarsi inconsolabile e pura della madre che sacrifica il proprio figlio…

A rendere la voce delle tre eroine è un commosso Sandro Lombardi che già precedentemente aveva affrontato il corpus testoriano in una forma spettacolare più completa, restituendo la paradossale umanità delle tre donne con rispetto e dovizia e senza bramosia d’eccessi; non è scimmiottamento di toni ma restituzione di quel dolore femminile attraverso la propria voce, la propria sensibilità che si mette in risalto. Anzi, l’eliminazione di qualsiasi aspetto mimetico, l’assenza di scene, di costumi, di orpelli (perfino il canto femminile previsto all’inizio di Cleopatràs è voce registrata) permette invece di concentrarsi esclusivamente sulla forza evocativa e materica della parola. Già, perché i tre testi – derivanti il primo dalla Cleopatra shakespeariana mentre il secondo il terzo riconducibili all’orizzonte biblico – sono il frutto di originalissimo grammelot brianzolo, un pastiche linguistico ironico e grottesco che però restituisce proprio attraverso questo caos di suoni, di ripetizioni e interpolazioni, di diminuitivi e storpiature un universo profondamente tragico. Testori realizza così alla fine della propria vita (i Tre Lai furono composti negli ultimi mesi e Mater Strangosciàs venne mandato in scena postumo) una lingua composita e musicale, ricca di citazioni letterarie dove hanno pari diritto d’esistenza l’accenno al manzoniano «ramo sul lago di Como» , la pucciniana Turandot o il Mamaluk cantato da Milva, un mondo dove coerentemente coesistono fianco a fianco tanto il deserto egiziano quanto la fabbrica milanese, Josephine Baker e Berlusconi, la bestemmia, l’imprecazione e la preghiera.

Viviana Raciti

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