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Medici per i diritti umani contro il DL Salvini

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Riceviamo e pubblichiamo

 

Dl Salvini inemendabile: ideologico, pericoloso e ...

Roma, 25 settembre 2018 - Medici per i Diritti Umani (Medu) valuta in modo estremamente negativo il decreto legge Salvini su sicurezza e immigrazione. Un provvedimento ideologico e pericoloso ma soprattutto poco intelligente poiché ostacolerà l’integrazione ed accrescerà l’insicurezza.

Molti i punti critici, tra i quali ci preme evidenziarne alcuni più direttamente collegati all’azione medico umanitaria di Medu.

1)    Restrizione del sistema di accoglienza. I richiedenti asilo verranno esclusi dal  sistema Sprar per l’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati che sarà limitato solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati. Si ridimensiona così un sistema riconosciuto anche a livello internazionale che ha garantito in questi anni percorsi virtuosi di accoglienza e integrazione in favore di centri di accoglienza emergenziali (come ad esempio i Cas) caratterizzati in molti casi da servizi inadeguati e da gestioni poco trasparenti. In altri termini si smonta ciò che funziona in favore di ciò che non funziona. Aspetto di estrema gravità, rimarranno esclusi dall’accoglienza nei centri Sprar tutte le categorie vulnerabili di richiedenti asilo come ad esempio le vittime di tratta o di  tortura o le persone con problemi di salute mentale. Secondo i dati raccolti su migliaia di migranti  da Medu negli ultimi quattro anni (si veda la webmap Esodi)  il 90% di coloro che sbarcano in Italia dalle coste del Nord Africa è sopravvissuto a traumi estremi nel paese di origine e lungo la rotta migratoria (in particolare in Libia): torture, lavori forzati e abusi gravissimi. E’ dimostrato che proprio la tempestiva individuazione di persone con problemi fisici e psichici provocati dalla tortura permette efficaci percorsi di riabilitazione. Al di fuori degli Sprar e nei centri emergenziali questo sarà sempre più difficile con ricadute negative dal punto di vista della salute individuale e pubblica, della spesa sanitaria e dell’integrazione.

2)    Esclusione dal registro anagrafico dei richiedenti asilo. L’articolo 13 del decreto prevede che i richiedenti asilo non si possano iscrivere all’anagrafe e non possano quindi accedere alla residenza. Un ulteriore provvedimento punitivo nei confronti dei richiedenti asilo e che sembra avere un’esclusiva matrice ideologica: dal momento che la maggior parte dei richiedenti asilo non sono “veri” rifugiati essi non meritano diritti.

3)    Abolizione della protezione umanitaria. Scompaiono i “motivi umanitari” sostituiti dalla concessione del permesso di soggiorno per alcuni “casi speciali” come ad esempio “condizioni di salute di eccezionale gravità” o “situazione di contingente o eccezionale calamità del Paese dove lo straniero dovrebbe fare ritorno”. Un provvedimento anche questo teso ad erodere i diritti di una delle parti più vulnerabili della nostra società e ad alimentare l’irregolarità ed il disagio sociale.

4)    Estensione del trattenimento nei Cpr. Il tempo massimo di trattenimento degli stranieri all’interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), ex Cie, viene raddoppiato da 90 giorni a 180 giorni. E’ stato ampiamente dimostrato (si veda il rapporto Arcipelago Cie di Medici per i Diritti Umani, 2013) che il prolungamento dei tempi massimi di trattenimento nei Cie (che fu addirittura portato a 18 mesi dal 2011 al 2014) non ha portato ad alcun miglioramento significativo della percentuale di stranieri rimpatriati. Come riconosciuto anche da chi i Cie li gestiva, se l’identificazione e il rimpatrio di un straniero non avvengono nei primi 3 mesi di trattenimento è poi estremamente difficile che avvenga in seguito. Il provvedimento viene ad assumere allora uno scopo meramente punitivo nei confronti dello straniero, scopo del tutto estraneo alla detenzione amministrativa qual è il trattenimento all’interno di un Cpr. E’ stato del resto dimostrato che il trattenimento all’interno dei Cie (di cui i Cpr sono la mera prosecuzione sotto altro nome), soprattutto per tempi così prolungati, non garantisce il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali delle persone internate.

Per le gravi storture che introduce nella gestione di un fenomeno complesso come quello delle migrazioni, il decreto Salvini appare inemendabile. Medici per i Diritti Umani si appella perciò alla forze politiche e a tutti i parlamentari che hanno a cuore il progresso civile del nostro paese affinché questo Dl su sicurezza e immigrazione non venga convertito in legge della Repubblica Italiana.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 25 Settembre 2018 14:33 )  

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