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Un interrogativo interessante su FB. Il trattino quando usarlo?

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LE ORIGINI DEL TRATTINO
 
Interessante un quesito posto da
Simona Guerra su Facebook 

Ri-nascere, bi-sogno, co-scienza, r-esistere... chi sa dirmi che origini ha questo modo di scrivere le parole con un trattino? Ha un'origine nobile o è una moda? dove è stato usato per la prima volta e perché?

 

 

 

A.M. - Non saprei, ma questa moda la trovo orribile
G.G. -  Credo che uno dei primi sia stato Heidegger, non so se nelle singole parole, ma sono certa del trattino tra le parole, come essere-nel-mondo. Comunque viene dai filosofi 
 
Roberto Calvino
Roberto Calvino http://www.accademiadellacrusca.it/.../trattino-usarlo
Il trattino: quando usarlo? I dubbi sull'uso del trattino…
ACCADEMIADELLACRUSCA.IT
 
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Silvana Grippi
S.G. - è un'invenzione creativa .....i giovani l'usano come segno rafforzativo per la grafica visuale....Gestire
 Non c'è bisogno di scomodare l'Accademia della Crusca...i giovani usano nella poesia o nel linguaggio murale nuove forme espressive che non si rifanno a regole oppure a metodologie sintattiche è una scelta individuale....e dico anche finalmente......
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 · 13 h
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Silvana Grippi ha risposto · 3 risposte · 6 min
Stefano Lucchetti
Stefano Lucchetti Anche secondo me negli esempi che hai fatto più che un uso giovane è un uso da filosofi, per sottolineare è rafforzare i significati delle parole e dei suffissi, in alcuni casi per suggerire significati diversi dalla parola originale...
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 · 13 h
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Silvana Grippi
Silvana Grippi se una volta filosofeggiare era dei filosofi ora appartiene anche ai giovani.....
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Stefano Lucchetti
Stefano Lucchetti Giovani filosofi :-) o filosofi giovani??
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Silvana Grippi
Silvana Grippi io sono per una nuova interpretazione: secondo me i giovani filosofeggiano........fortunatamente.....poi noi li stronchiamo con l'ego e le differenze di classe.
Silvana Grippi è un'invenzione creativa .....anche i giovani l'usano come segno rafforzativo per la grafica visuale....
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 · 3 h · Modificato
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Silvana Grippi
Silvana Grippi Non c'è bisogno di scomodare l'Accademia della Crusca...i giovani l'usano nella poesia o nel linguaggio murale, sono nuove forme espressive che non si rifanno a regole oppure a metodologie sintattiche. E' una scelta individuale....che c'è da molto tempo e dico anche finalmente riutilizzata......
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 · 3 h · Modificato
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Silvana Grippi ha risposto · 3 risposte · 3 h
Stefano Lucchetti
Stefano Lucchetti Anche secondo me negli esempi che hai fatto più che un uso giovane è un uso da filosofi, per sottolineare è rafforzare i significati delle parole e dei suffissi, in alcuni casi per suggerire significati diversi dalla parola originale...
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 · 16 h
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Silvana Grippi ha risposto · 3 risposte · 3 h
Simona Guerra
Simona Guerra "In generale si può affermare che tali formazioni si scrivono separate o unite da trattino quando il parlante avverte la loro struttura compositiva come un modulo ancora aperto, mentre si scrivono univerbate (in una sola parola) quando il composto è st...Altro...
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 · 14 h
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Nicola Hernan ha risposto · 1 risposta
Marco Guerriero
Marco Guerriero Usare i tuoi esempi col trattino non mi sembra tanto il caso indicato dall'Accademia. A naso sarei più propenso a ritenere giusta la tesi Guidi Green. È un modo per ripercorrere i significati dei significanti.
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Alberto Melappioni
Alberto Melappioni Adesso mi sento con-fuso :) , si può anche utilizzare per creare ironia o comicità.
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 · 13 h
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Simone D'Angelo
Simone D'Angelo Negli esempi che hai riportato l'uso del trattino credo sia solo un vezzo ludico.
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Paola Riccardi
Paola Riccardi rafforza e suggerisce significati altri son daccordo con stefano lucchetti
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 · 2 h
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Simone Giacomelli
Simone Giacomelli Personalmente uso il trattino quando voglio sottolineare la scelta precisa di una parola, dovuta al rispetto della sua nascita e del suo corretto sviluppo, della sua crescita fino al giorno in cui la scelgo, o mi sceglie. Sono quelle parole che dette con leggerezza distorcono la vita del termine, potrei scrivere dis-torcere, e potremmo accorgerci che la distorsione, come il “distorcere la verità”, non è una semplice modifica o un mentire quasi innocente, un cambiare le carte in tavola, ma è un’azione volontaria e violenta, che tramite una forzata manipolazione causa il distacco della primaria natura di una parola o di un intero discorso, in favore di una natura secondaria, che accetta sinonimi, modi di dire, in nome di un interesse personale o, peggio, culturale, perché la cultura a volte è fautrice o complice di una natura matrigna delle parole. Ad esempio, la parola “prepotenza”, detta così la giudichiamo subito negativa, ma possiamo insinuare il dubbio fecondo che non sia per forza un giudizio quello che dobbiamo dare alle parole, anzi questo ci farebbe peccare di distrazione dal pericolo insito in una parola. Prepotenza o pre-potenza, non è la stessa parola in fondo, la seconda ci dovrebbe prendere la manina e portarci alla fonte, scoprendo che il prepotente, non è un soverchiatore, ma è chi pone la sua reale potenza, prima dell’effettivo agire, come oggi la scienza, che crea un orizzonte simile a se, dove tutto ciò che non rientra nei suoi limiti, nel suo ambito, perde ogni senso e verità. Una volta era così per la natura e gli Dei, intesi come forze della natura e della mente. Ma forse sarà più chiaro quello che voglio dire, con la parola “riflettere”, se scelgo questa parola, so che ha dei sinonimi e io li elimino tutti, scrivendo ri-flettere, perché voglio recuperare la vera vita di questa parola, al di sopra delle strutture culturali che hanno designato vari significati per questo termine. La parola nasce da un’azione fisica della luce su alcune superfici, poi questa azione è stata applicata all’Anima, che come uno specchio riflette le sue caratteristiche agli occhi o ad altre parti del corpo, infine, in quest’epoca così preda della razionalità, è stata applicata alla mente, alla ragione e ad un, fuorviante, concetto di coscienza; quindi riflettere come se dovessi entrare, anzi rientrare, in me e incontrando la coscienza, costruire un senso da restituire, ma in realtà non restituisco ciò che mi è dato, ma una mia costruzione, composta da mie fantasie, nozioni, pericolosamente confondibile con il mio immaginario. Ri-flettere non significa questo, ma accogliere il mondo in sé e restituirlo. Qualcuno potrebbe dire, ma così non succede niente, è meglio riflettere, ovvero ragionare, pensare, soggettivare. No, non è così, in realtà la riflessione è proprio come l’azione naturale e primordiale della luce, e rivela che la coscienza non è un prodotto della mente, ma dell’intero corpo in relazione primitiva e indissolubile, con il mondo, la ri-flessione si realizza non per volontà, ma per il naturale essere al mondo. Così la ri-flessione mi permette di esporre non solo la mia interiorità come se fosse slegata dal corpo e dal mondo, frutto del pensiero, ma tutto me stesso nel mio stato primitivo, comprensivo di tutti quei particolari che il pensiero escluderebbe o troppo risalterebbe, perché inavvertiti o per autodifesa. Ecco, per me questo è il potere del trattino, un potere nobile, quando usato con dovizia, un potere effimero e dannoso se usato con leggerezza e ignoranza.
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 · 31 min
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Simona Guerra
Simona Guerra Riflettere e' pensare; flettere e' piegare. Il trattino a me fa andare l'attenzione sul piegare/flettere. Il trattino cambia i significati, mi disorienta. Se voglio dire flettere xche devo scrivere ri-flettere? ... mi sto perdendo...:(
 · Rispondi · 4 min
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Simona Guerra
Simona Guerra Se pero' il trattino vuol cercare di portarmi all'origine latina della parola mi piace. Cosi' per me ha un senso. In altri casi no.
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 09 Agosto 2017 12:51 )  

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