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Firenze e le sue periferie

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Il centro studi DEA sta lavorando da un decennio alle periferie fiorentine.

Ecco di seguito alcuni stralci di lavori precedentemente svolti a cui hanno collaborato diversi autori

Desiderando Città

L'idea di “città” è variabile da “civitas”, “castrum” fino ai giorni nostri “città metropolitana” che il rapporto con le periferie trasforma il concetto di “genius loci”, “luogo abitato”, contestualizzato con i ritmi accelerati di un pulsare umano, in osmosi con l'urbanizzazione, in dialettica tra cemento e verde. Un'isola che non c'è, questo il sogno dei contemporanei: una ricerca di idealizzazione che ognuno si porta dentro e trasmette alle nuove generazioni.

I cambiamenti economici hanno portato ad una riconfigurazione dello spazio, caratterizzata dalla frammentazione in aree, che progressivamente si differenziano, lo sviluppo della mobilità (e compressione dello spazio e del tempo) per chi “abita” la città ma anche per chi ci si reca per lavoro o per servizi; questo non costituisce un fenomeno locale che si distribuisce in modo omogeneo sul tessuto urbano.

Le diseguaglianze assumono distribuzioni spaziali nuove e complesse che mettono in primo piano la questione della “segregazione” territoriale, dell'accesso alle risorse e ai servizi. La periferia può diventare un margine all'espressione, un territorio sventrato a causa delle concezioni di marketing gestionale che tende a svuotare il “centro storico” per renderlo vetrina/museo per i visitatori giornalieri.

Il gruppo DEApress con queste fotografie intende evidenziare una ricerca che parte dalle sensazioni emozionali, sentimenti personali, attraverso un lavoro di indagine rivolto ad altre dimensioni di città sparse nel mondo, fino a descriverne metaforicamente, attraverso le immagini fotografiche, un segnale di diverso significato/ significante.

Ogni autore ha apportato il suo contributo architettonico/archeologico che, stratificato nella concezione filosofica , rende visivamente uno scenario gradevole attraverso la Galleria scelta, una “chiesa sconsacrata” all'interno della struttura universitaria “Scuola di Architettura”.
Con questa mostra i sedici autori hanno voluto aprire una discussione pubblica su “disagi e discontinuità” , ma certamente non accettiamo da chi crea disagi lezioni di etica, non accettiamo la parola “degrado” da coloro che sono i primi a crearlo.

Vogliamo una città che crei divulgazione, contaminazione e una vita urbana che non sia solo “immagine”. Per questo ci rivolgiamo ai giovani che sono propulsori del “nuovo rinascimento”, affinchè inizino a vivere il rapporto con la città in modo semplice, fuori dalla movida e dai falsi piaceri.
Questa nostra Ricerca, effettuata in modo segmentato, vuole scardinare pregiudizi e pretese senza però trarre conclusioni, ma pronta ad usare il mezzo fotografico come “indagine foto – logica” e come schema di interpretazione o semplice lettura del nostro vivere contemporaneo, senza un prima e un dopo.
Una città ribelle che vuole rinnovarsi.

Le periferie e le sue trasformazioni

La città si è decentrata ed assistiamo alla frammentazione della vita cittadina che capovolge le necessità di fruibilità sociale.

Le aree periferiche sono generalmente svantaggiate rispetto al centro cittadino, sia dal punto di urbanistico e sociale che funzionale e socio-economico. Oggi il concetto otto-novecentesco di periferia come zona povera e marginale è in parte superato grazie alla nascita di attività economiche e di sobborghi residenziali di buon livello lontani dal centro delle grandi città e il miglioramento delle reti di trasporto, perciò oramai solo alcune delle aree situate ai margini dei grandi nuclei urbani possono essere definite degradate.

Esso deriva dai vocaboli greci "perí" ("intorno) e "pherein" ("portare"). Il termine ha quindi ampliato il suo significato ed è stato applicato a diversi livelli della scala geografica ed è quindi passato anche ad altri ambiti. In particolare, in economia il termine indica un'area collegata ad un'altra (centro) da relazioni di scambio ad essa sfavorevoli.

Lo sviluppo delle periferie della città di Firenze avvenne in concomitanza con Firenze capitale mentre in generale si ebbe risalto dopo  la seconda rivoluzione industriale (XX sec.) che spinse molti membri dei ceti popolari ad abbandonare le campagne per trovare lavoro nei nuovi stabilimenti industriali che rimpiazzarono le botteghe artigiane. Infatti l'antitesi centro-periferia cominciò a prevalere sulla precedente antitesi città-campagna.

Durante questo vasto processo di urbanizzazione, che raggiunse il suo apice nella seconda metà del secolo, centri industriali (Parigi e Londra) che già nel 1850 contavano più di due milioni e mezzo di abitanti, crebbero enormemente, soprattutto nel Regno Unito.

Nella seconda metà del XIX secolo si assistette anche alla crescita delle metropoli americane, che vennero circondate da vasti sobborghi periferici. Compatibilmente con le esigenze del nuovo sistema economico, le periferie delle grandi città cominciarono ad espandersi negli spazi vuoti e a inglobare i piccoli villaggi attorno ai nuclei urbani, mutando per sempre l'aspetto del loro tessuto urbano, che non ruotava più attorno a centri di aggregazione come le chiese, le piazze, le strade adiacenti al mercato. Per fronteggiare lo sviluppo pressoché incontrollato delle periferie, le autorità pubbliche dovettero costruire nuovi centri di aggregazione e sedi istituzionali, migliorare le condizioni delle reti idriche e delle vie, anche con l’illuminazione pubblica, e creare i primi sistemi di trasporto pubblico

Tuttavia, mentre i centri storici delle metropoli diventavano sempre più proibitivi per i ceti popolari, cresce il divario tra le zone residenziali di buon livello e i quartieri operai, spesso segnati da problemi derivanti da sovraffollamento, speculazione edilizia, eccessiva vicinanza alle fabbriche e pessime condizioni igieniche. Periferie di Firenze a cui abbiamo esteso la nostra ricerca fotografica: Isolotto, Brozzi. Novoli, Gavinana,Le minime, le piagge, la nave a Rovezzano

 

La periferia di Novoli - Firenze

Il concetto di periferia trae origine dal greco "peri", "intorno", l' utilizzo del termine evoca da subito la correlazione tra centro e periferia e quello che può essere considerato un paradigma che ha portato all'analisi sociologica di binomi come quello di utilità e complessità, centri e centralità, ma anche decentrato e accentrato termini utilizzati in un linguaggio prettamente geografico-giuridico per le rispettive funzioni amministrative degli stati moderni.

Nel periodo ellenico il centro si identificava con la polis greca, nell'Agora dove filosofi e magistrati aprivano il dibattito pubblico, e discutevano sul volere collettivo, mentre al di là delle mura quindi al di fuori della città, si estevano le campagne, quelle terre che oggi conosciamo come la periferia. Li abitavano i contadini, estranei alla vita della polis essi non godevano degli stessi privilegi e diritti di chi al contrario stava al di sopra della scala sociale.Oggi l'utilizzo del termine periferia non è cambiato, è lo stesso, anche se nel tempo ha modificato alcuni aspetti di fondo. Per esempio con la modernità, l'industrializzazione e la conseguente urbanizzazione, le periferie sono cambiate, un tempo paludose e distanti dalle città, sono state soggette di bonifiche importanti, grazie ai collegamenti ferroviari, alla nascità delle fabbriche e il forte inurbamento, la qualità della vità periferica è migliorata.

Se un tempo le persone, lasciavano le campagne per trovare lavoro in città, ora c'è chi preferisce un ambiente più tranquillo, allontanandosi dalla vita caotica del centro, per spostarsi in zone più esterne e meno frenetiche, rivalutando la campagna e rilanciando cosi la qualità della vita migliore in posti più sereni. Invece altri cambiano la loro ubicazione a seconda della crescita urbana periferica, dove i prezzi delle case calano perchè lontani dalla città, centro e periferia ben collegati da una rete di mezzi pubblici efficienti e veloci rendono queste zone piu ospitali e appetibili.Novoli, è un quartiere periferico fiorentino che si estende nella zona nord-ovest della città. All'epoca, era un borgo medievale molto tascurato, venne comprato dal Russo Nicola Demidof, il quale bonificò la zona paludosa nei pressi della Chiesa di San Donato in Polverosa per costruirci quella che sarebbe poi diventata una delle ville ottocentesche più belle che la città di Firenze avesse mai ospitato.

Tutto il quartiere era prima una zona paludosa e per questo motivo le fu dato il nome di Novoli, usato generalmente dal Comune dal 1871.Il quartiere in seguito fu vittima di una vera e propria cementificazione, la villa Demidof fu acquistata dalla Società Immobiliare dei Fratelli Scala di Roma che distrusse tutte le pareti divisorie interne per ricavarne magazzini e appartamenti. La “vera” fine della Villa avvenne con la famiglia Benelli di Prato che acquistando ciò che ne rimaneva, ne iniziò la lottimizzazione.
San Donato ha conosciuto un periodo di forte industrializzazione. Tra il 1938 e il 1939 Novoli diviene protagonista di un altro processo che ne segnerà ancora una volta la storia: venne infatti realizzato lo stabilimento FIAT. Inizialmente, lo stabilimento doveva essere destinato all’esclusiva riparazione di automezzi anche se in seguito fu adibito proprio alla produzione di motori.La zona negli ultimi 50 anni, è stata rilanciata da un punto di vista immobiliare e commerciale.

Novoli, come ancora si può notare da alcuni aspetti, ha affrontato un periodo di degrado sociale, infatti negli anni è nata la necessità di una riconversione urbana, una riqualificazione del territorio,che ha apportato effettivamente delle modifiche importanti. Il palazzo di Giustizia che sorge sulla parco di S.Donato è una struttura di un'imponenza tale, in grado di trasmettere un significato forte, di presenza statale, che poi ognuno interpreta a modo suo.La costruzione del polo universitario, il nuovo complesso di locali commerciali-appartamenti ha creato le basi del riscatto sociale della zona.Gli studenti che arrivano da tutta Italia e dal mondo, hanno cosi la possibilità di trovar tutto quello che cercano, attratti dalle novità, dalla cultura della città, sono la prima fonte di ricchezza, economica e sociale che caratterizza il quartiere di Novoli.

Occupazioni a Firenze: Hotel Concorde a Novoli


Una esperienza al centro di un’azione per il diritto alla casa del gruppo del Movimento per la Casa di Firenze formato in prevalenza da famiglie in difficoltà e qualche singolo. Una vicenda significativa, che rende un’idea chiara dell’emergenza abitativa a Firenze, delle politiche scellerate del Comune e, soprattutto, delle risposte che nascono dal basso attraverso le occupazioni per soddisfare questo bisogno primario.

Sintesi fatta dal movimeto di lotta per la casa:

19 gennaio 2014: il Movimento di Lotta per la Casa, assieme al gruppo che poi sarà quello del Concorde, occupa una palazzina in pieno centro storico, in Via de’ Servi. Solo poche ore e la questura interviene per sgomberare lo stabile con la forza; una carica violenta lascia 2 persone all’ospedale e 15 famiglie senza un tetto.

22 gennaio 2014: passano solo 3 giorni ed il Movimento torna all’attacco. Occupata una palazzina in Via del Romito, zona Rifredi. Ma ancora una volta comune e questura intervengono a negare il diritto ad una casa. Un primo tentativo di sgombero è respinto: gli occupanti si barricano sul tetto, e le famiglie nelle case, le istituzioni non hanno alternative che andarsene. La seconda volta arrivano col doppio delle forze, ancora una volta si prova a barricarsi, un presidio di solidali manifesta per tutto il quartiere. Ma dopo neanche 10 giorni di occupazione le famiglie sono ancora un volta in mezzo alla strada.

2 febbraio 2014: Non ci si perde d’animo nonostante la stanchezza e il freddo. Si entra nell’Hotel Concorde, e stavolta la battaglia sembra veramente vinta. L’entusiasmo è alto. A questo punto subentra il problema della fornitura elettrica. La proprietà blocca la fornitura. Inizia un lunga trattativa con Comune, Prefettura ed Enel per ottenere una qualche forma di elettricità, intervengono anche consiglieri comunali, ma nonostante la possibilità ci sia, è la volontà che manca. Il Concorde resta al buio. L’unica soluzione praticabile resta quella di “prendersi” l’elettricità, in forme che secondo la legge sono illegali. Cosi avviene infatti e, dopo circa un mese di buio, il Concorde si illumina. Sempre in questo periodo Renzi diviene capo del governo e fra le varie leggi di mattanza sociale vara anche il “piano casa” o decreto Lupi, che appunto vieta l’erogazione delle forniture di acqua, gas ed elettricità, e la concessione delle residenze negli stabili occupati.

In agosto viene staccata per la prima volta la corrente al Concorde, con l’impiego di un centinaio di agenti di polizia in assetto antisommossa. Sul momento gli occupanti non riescono a dare una risposta. Ma dopo una settimana praticano un blocco stradale con tanto di barricate e quella successiva procedono al riallaccio dell’elettricità, in pieno giorno e in forma pubblica, perché è un atto legittimo e necessario.

febbraio 2015, la storia si è ripetuta quasi uguale. Dopo un anno di occupazione, nuovamente un centinaio di agenti si presenta sotto l’occupazione e stacca la luce, lasciando le ormai 20 famiglie al buio in piena emergenza freddo. Ma la risposta non si fa attendere questa volta. Subito gli occupanti si riversano in strada, alzano barricate, e bloccano viale Gori per quasi 10 ore. Il pomeriggio stesso un altro gruppo del Movimento occupa un’altra palazzina in via Campofiore, subito però sgomberata dalla questura che non esista a schierare, anche qui, un centinaio di celerini contro famiglie in lotta per il diritto alla casa.

Questa è la breve storia di un’ occupazione, ma nel mezzo c’è tanto tanto altro: la tendopoli in San Lorenzo per tre giorni, l’occupazione degli uffici dell’anagrafe, le aggressioni poliziesche ai militanti del Movimento, le numerose occupazioni di via Baracca e gli spazi sociali.

Novoli e le sue trasformazioni - tra vecchio e nuovo

Novoli è forse il quartiere di Firenze che si è maggiormente trasformato negli ultimi 80 anni della storia di Firenze. Dalla costruzione dello stabilimento Fiat alla vigilia della guerra, al boom edilizio degli anni ‘50-‘60 del ‘900, fino alle recenti realizzazioni del Centro direzionale della Cassa di Risparmio di Firenze, del Polo delle Scienze sociali con annesso centro commerciale, del Palazzo di Giustizia, del Parco urbano, la sua fisionomia è in continua trasformazione.
Attualmente il quartiere, sconvolto dai cantieri della tranvia, non manifesta una chiara vocazione urbanistica. Ex quartiere operaio, ex zona periferica di Firenze, ha assunto nuove funzioni che attualmente non si integrano nel tessuto urbano preesistente, così come i microcosmi dei nuovi residenti provenienti da ogni parte del mondo, appaiono completamente marginalizzati.

Le foto esposte nella mostra “Novoli e le sue trasformazioni” testimoniano la compresenza del vecchio e del nuovo, il caos e la sensazione di essere in gabbia che si respirano. Ma il sole si specchia sui nuovi imponenti palazzi.

In bianco e nero

Un bianco e nero duro e nervoso restituisce alcuni frammenti di una periferia scossa da movimenti di disgregazione e ri-aggregazione, che ne trasformano il volto, i simboli e la semantica.
Le luci, le ombre e i contrasti.
Qui Novoli è il prodotto di stratificazioni successive ed incrostazioni del passato; una molteplicità di luoghi contraddittori che si sommano in un unico spazio. Non più ambiente geografico, sociale e culturale 
che sta fuori – la periferia che è marginale e definisce sé stessa in contrapposizione al centro, misurando la cogenza della propria subordinazione – ma essa stessa fulcro della ri-definizione di nuove centralità, sull'onda dei processi neoliberisti di ritrazione dello sviluppo urbano e “gentrificazione”.

Non più frontiera in movimento della città che si espande, con i suoi poderosi apparati di produzione e di sfruttamento, ma coagulo di un cambiamento interno che stabilisce altre gerarchie. Una zona d'ombra che risulta dalla sovrapposizione stridente di parti spurie, di elementi in contrasto che producono conflitti immediatamente palpabili tanto nella configurazione spaziale quanto nella realtà sociale. Il nuovo ed il vecchio si affrontano come I Duellanti di Conrad, senza che l'uno sia destinato a prevalere irrevocabilmente sull'altro.

L'utopia della città ideale vagheggiata dagli umanisti – manifestazione della lungimiranza della signoria politica – cede il passo ad un garbuglio caotico di razionalità contraddittorie, di sovrapposizioni promiscue in uno spazio urbano frantumato. Schizzofrenia e viabilità fuori connessione logica. Ma tali irrazionalità, che ridefiniscono la funzione degli spazi periferici, appaiono estranee; cupamente imposte “dall'alto” dalla governance degli interessi privati.
Questa nuova periferia 
“riqualificata” risponderà agli interessi ed alle esigenze dei suoi abitanti oppure la produzione di nuovi bisogni sociali inasprirà i conflitti?

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Ottobre 2018 08:52 )  

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