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Testimoni di Geova in fuga

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Succede il 20 aprile 2017, data in cui la Corte Suprema ha emesso una sentenza che vieta le attività dei Testimoni di Geova in Russia. Il giudice della Corte Suprema Jurij Grigor'evič Ivanenko ha accolto la richiesta presentata dal Ministero della Giustizia di "chiudere il Centro Amministrativo dei Testimoni di Geova in Russia, di sciogliere le associazioni religiose locali che fanno parte della sua struttura e di consegnare alla Federazione Russa tutte le proprietà dell'organizzazione religiosa". Questa sentenza impone la cessazione di tutte le attività degli enti giuridici dei Testimoni in Russia. Anche se i Testimoni di Geova impugneranno la sentenza davanti alla Camera d'appello della Corte Suprema, al momento il loro culto è effettivamente vietato. Sorge così un clima d'oppressione che rispolvera i ricordi di un regime comunista che sembra così lontano, eppure così vicino. Riemergono prese di posizione a discapito di coloro che professano un culto ritenuto dissonante e di conseguenza da sopprimere. La vita dei testimoni di Geova in Russia, sia degli individui sia delle famiglie, è completamente cambiata. Ora rischiano di essere perseguiti penalmente e imprigionati semplicemente perché professano la loro fede. Una drastica inversione di tendenza in un processo di globalizzazione che vede democratizzazione e libertà d'espressione al primo posto. Philip Brumley, referente legale dei Testimoni ha dichiarato: "La decisione di oggi è stata molto deludente. Un riesame oggettivo delle memorie scritte e delle prove presentate porta a un'unica legittima conclusione: il Centro Amministrativo non è mai stato coinvolto in nessuna cosiddetta attività estremista. Ricorreremo in appello".
Il 2 maggio 2017 un tribunale di Astana, capitale del Kazakistan, ha condannato Tejmur Achmedov a cinque anni di reclusione per aver svolto la sua pacifica opera di istruzione biblica, considerata dalla corte come un mezzo per "incitare alla discordia religiosa" e "promuovere la superiorità [religiosa]". Oltre alla pena detentiva, il giudice ha imposto ad Achmedov il divieto di partecipare all'opera di insegnamento della Bibbia per tre anni. Questa decisione ha messo il sessantunenne Tejmur Achmedov, marito e padre di tre figli, in una posizione particolarmente pericolosa, dato che soffre di un tumore sanguinante e gli sono state negate le cure mediche di cui ha bisogno.
I Testimoni di Geova considerano le azioni del tribunale di Astana come una prova del fatto che il Kazakistan voglia seguire il modello di persecuzione religiosa stabilito dalla Russia.
Tejmur Achmedov è vittima di una legge apparentemente nata come misura antiterrorismo a causa degli estremismi islamici che infondono sempre più paura e innescano politiche di allarme di massa. Gli organismi internazionali, inclusi il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e la Commissione statunitense sulla libertà religiosa internazionale, comunque, hanno invitato il Kazakistan a smettere di usare tali leggi per perseguitare un culto pacifico". David Semonian ha concluso: "Siamo preoccupati per tutti i nostri compagni di fede del Kazakistan e speriamo che possano svolgere la loro opera di istruzione biblica senza essere più attaccati. Questa opera è infatti nota in tutto il mondo per l'aiuto che dà alle comunità. Seguiremo tutti da vicino questo caso".
In seguito alla sentenza del 20 aprile 2017 emanata dalla Corte Suprema della Federazione Russa contro i Testimoni di Geova, un cittadino danese e alcuni cittadini russi sono stati arrestati la sera del 25 maggio 2017, dopo che la polizia aveva interrotto una loro pacifica rie religiosa. Almeno 15 agenti della polizia e del Servizio Federale di Sicurezza (FSB), tutti armati fino ai denti, hanno fatto irruzione durante una pacifica rie religiosa nella città di Orёl. La polizia ha fatto copie dei documenti di tutti i presenti e sequestrato i loro dispositivi elettronici. L'FSB ha inoltre arrestato Dennis Christensen, un testimone di Geova con cittadinanza danese. Subito dopo la polizia ha perquisito quattro case di testimoni di Geova situate in città. Il signor Christensen è il primo straniero in Russia a essere coinvolto in azioni ufficiali contro i Testimoni di Geova dopo la decisione della Corte Suprema russa. Se condannato, rischia un lungo periodo di reclusione. Le autorità violano le libertà fondamentali dei Testimoni e considerano illegali le loro attività religiose. Inoltre alcuni cittadini russi vedono questa decisione come un'autorizzazione a discriminare i Testimoni e perfino a commettere contro di loro crimini d'odio.
Poche ore dopo la sentenza, a San Pietroburgo un gruppo di uomini ha compiuto atti vandalici ai danni del più grande luogo di culto usato dai Testimoni di Geova in Russia, arrivando anche a minacciare i fedeli. Alcuni vandali hanno attaccato anche altri luoghi di culto, e persino case di Testimoni, a Kaliningrad, Mosca, Penza, Rostov, San Pietroburgo, Sverdlovsk, Voronež e Krasnojarsk. Il 24 maggio 2017, nella città di Žešart, nella Repubblica di Komi, una casa in cui si tenevano rii di Testimoni di Geova è stata gravemente danneggiata a causa di un incendio doloso. Oltre ai raid della polizia e al vandalismo, alcuni Testimoni sono stati aggrediti, minacciati a scuola e sul lavoro o hanno perso il proprio impiego. Si parla di atti di prevenzione terroristica che sono sfociati nella repressione di pensieri e idee religiose, magari difformi alle tipiche usanze della Russia, ma che non hanno mai professato simili trattamenti come quelli che sono stati inflitti alle loro case di culto. Questa discriminazione ha portato esattamente ai risultati che si sperava di evitare con la sentenza emanata. Così facendo ha recato danni a famiglie che professavano la pace e ha calpestato il diritto alla libertà religiosa emanato dal Comitato per i Diritti Umani dell'ONU.

"Sono molto preoccupato per questa ingiustificata repressione delle pacifiche attività dei membri delle comunità dei Testimoni di Geova in Russia. [...] Incoraggio le autorità russe a garantire che vengano tutelati i diritti dei membri della comunità dei Testimoni di Geova relativi alla libertà di religione e di credo, alla libertà di opinione e di espressione, e alla libertà di rie e di associazione, in conformità con l'obbligo del paese di rispettare le leggi internazionali per i diritti umani e gli impegni presi con l'OSCE (Michael Georg direttore dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'OSCE)

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