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Turchia: la libertà in marcia

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La storia dell'uomo insegna che gli atti pacifici producono conseguenze rilevanti quanto quelli che ricorrono alla violenza. E le manifestazioni, le marce lungo le strade di una nazione sono tra questi.

Turchia 14 Giugno 2017. Il dayafter. La capitale Ankara è in subbuglio dopo l'arresto del deputato del partito socialdemocratico Chp, Enis Berberoglu finito in carcere con l'accusa di aver divulgato segreti di Stato, fotografie che provano il trasferimento di armi in Siria ad opera dei servizi segreti turchi. Una figura importante per un atto voluto chiaramente da Recep Tayyip Erdogan, presidente turco che da diverso tempo tiene in scacco il paese, in un contesto autoritario dilaniato tra questioni economiche e quelle internazionali.

La reazione orgogliosa di un paese più forte delle divisioni interne non si fa attendere e proprio dalla capitale, Kemal Kilicdaroglu capo del Chp apre la lunga marcia in direzione Istanbul e più precisamente il distretto di Maltepe, dove Berberoglu è rinchiuso. Dopo 25 giorni ed oltre 400 km di cammino, quelle che erano poche centinaia di manifestanti sono diventati un vero e proprio esercito di circa 100000 persone, fieri oppositori del regime Erdogan e più che mai disposti a dimostrare la loro voglia di libertà.

Lungo il cammino non mancano i fautori dell'ideale ultranazionalista, partecipi del pensiero pro Erdogan che cercano in ogni modo di provocare i manifestanti in marcia nel tentativo di scontri; ma questi non si scompongono, fedeli all'ordine di Kilicdaroglu di non reagire alle provocazioni. Nonostante imponenti misure di sicurezza anti-terrorismo, ogni incidente viene prevenuto. La risposta a quei nemici è composta da lunghi cori contornati di applausi, l'inno nazionale cantato a squarciagola insieme agli inni della guerra di indipendenza, in un connubio di bandiere turche con l'immagine del padre fondatore della repubblica turca, Kemal Ataturk. Il simbolo della marcia è uno slogan cadenzato in cui si ripetono a gran voce le parole «hak, hukuk, adalet» - diritto, legge, giustizia.

L'arresto di Berberoglu non è l'unico motivo di questa marcia: sono molti i fattori che hanno spinto alla rivalsa degli oppositori anti-regime. Nella "primavera turca" di Aprile, il tentato golpe di Erdogan fallito ha comunque portato ad un referendum l'appropriazione dei poteri giurisdizionali del paese, tra tribunali e giudici invischiati e col serio rischio di un parlamento esautorato della sua podestà, così come l'indipendenza della Corte Costituzionale.

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Il culmine della marcia raggiunge il palco della manifestazione; il leader Kilicdaroglu espleta una serie di richieste al governo di Ankara, come quella della fine dello stato d'emergenza, che scade tra 10 giorni e l'esecutivo sembra intenzionato a rinnovare per la quarta volta e una lotta continua alla presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Infine gli appelli a tutelare la libertà di stampa (si ricordano i tanti giornalisti imprigionati), all'eguaglianza e la laicità.
Con l'anniversario del golpe fallito vicino alla sua commemorazione da parte del governo di Ankara con celebrazioni di eventi in tutto il Paese, questa marcia è la sfida più significativa al monopolio delle piazze di Erdogan che certamente non rimarrà in disparte.

Nel silenzio quasi totale degli organi mediatici filo-governativi , la manifestazione non può essere rinchiusa in sé stessa; perché c'è un paese in grave difficoltà, con pesanti debiti nella stabilità economica, senza possibilità di compromesso e mediazione. In una posizione geo-politica che da sempre è di importanza capitale, a metà strada tra Europa e Oriente in cui correnti di pensiero internazionali si dividono sul diritto di partecipazione della Turchia agli incontri dei "Grandi" e con una "Spada di Damocle" terroristica che continua a tagliare le poche sicurezze del paese.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 10 Luglio 2017 11:36 )  

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