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Pesca nel Sahara Occidentale

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La Corte di giustizia dell'Unione europea ritiene che l'accordo di pesca UE-Marocco non si applichi al pesce saharawi

Mohamed Dihani e Omar

Il tribunale dell'UE ha emesso una sentenza in cui si afferma che l'Accordo di partenariato nel settore della pesca UE-Marocco è valido solo se non si applica alle acque del Sahara occidentale.

La Corte di giustizia dell’Unione Europea (Cjue) ha nuovamente ribadito ieri che gli accordi commerciali dell’UE col Marocco, pur restando validi, non riguardano il Sahara Occidentale per il semplice motivo che questo territorio non fa parte del Marocco. La Corte europea era stata chiamata a pronunciarsi dall’Alta corte del Regno Unito sull’Accordo di pesca tra UE e Marocco (2012-18), a seguito della denuncia contro il governo inglese di una ong, la Western Sahara Campaign (WSC). Londra infatti autorizza navi inglesi a pescare nelle acque del Sahara Occidentale e ad importare prodotti con le esenzioni doganali nel quadro dell’Accordo.

I giudici europei hanno motivato la decisione col fatto che una diversa interpretazione dell’Accordo violerebbe le norme del diritto internazionale, ed in particolare il principio di autodeterminazione, norme che l’UE si è obbligata a rispettare fin dalla sua nascita. La sentenza è stata salutata con sollievo da tutta la comunità saharawi, tanto più che è coincisa con il 42° anniversario (27 febbraio 1976) della proclamazione della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD), in esilio nel deserto algerino.

La decisione non giunge del tutto inaspettata. Nel dicembre 2016 la Corte si era già espressa nello stesso senso, escludendo il Sahara Occidentale dall’Accordo di libero scambio UE-Marocco del 2012. Spetta però ai tribunali dei singoli stati far rispettare la sentenza. Il primo tribunale a doversi pronunciare sarà quello inglese che aveva sospeso il processo iniziato dalla WSC, per rivolgersi alla Corte di giustizia, in quanto la pesca è materia di competenza esclusiva dell’UE.

Le due sentenze sono destinate a pesare sui prossimi accordi col Marocco. Quello sulla pesca scade il 14 luglio e lo scorso 19 febbraio il Consiglio europeo ha autorizzato la Commissione a negoziarne il rinnovo. 

Il Marocco ricatta l’Europa minacciando di aprire le porte all’immigrazione illegale e di stipulare intese con altri paesi (Russia e Giappone) nel caso in cui il Sahara Occidentale venga escluso dal nuovo accordo, tanto più che, secondo i dati forniti dalla stessa Commissione europea, il 91,5% del pescato proviene proprio dalle acque sahrawi. La Spagna, da parte sua, sostiene il vecchio accordo perché sono soprattutto i pescherecci spagnoli a beneficiarne. L’Italia non ha chiesto licenze per i suoi pescherecci, ma è il secondo importatore di pesce dal Marocco dopo la Spagna.

Colpisce in tutto ciò la doppiezza dell’UE. Da una parte l’Europa sostiene ufficialmente il diritto all’autodeterminazione del Sahara Occidentale e gli sforzi dell’Onu per un referendum, e dall’altra consente alle sue imprese di sottrarre le risorse naturali al legittimo proprietario, il popolo sahrawi, nel quadro di accordi commerciali stipulati con il Marocco. Più volte la legittimità di questi accordi era stata sollevata da parlamentari europei e da alcuni stati membri, ma l’UE aveva deciso di andare ipocritamente avanti come se nulla fosse.

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