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La pausa dell'anima di Francesca Elia

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Sistema Documentario Integrato dell'Area Fiorentina SDIAF

e

Centro Studi e Archivio DEA

 

18 ottobre 2018 ore 17.00 - Via dell'Oriolo 24 - Firenze

Luca Brogioni e Silvna Grippi

presentano il Docufilm 

UNA PAUSA DELL’ANIMA di Francesca Elia

  

Il film prende spunto da una lettera che il Prof. Mario Graev, classe 1925, medico legale, professore universitario di fama nazionale, quattro anni fa decide di scrivere alla madre. La lettera comincia così: “Cara mamma sconosciuta…” e la intitola “Una pausa dell’anima”. Quando era al terzo anno di medicina, durante una guardia presso la Clinioca di Maternità a Firenze, si ricordò che era nato proprio lì, e così nottetempo, con l’aiuto di una caposala, andò nell’archivio dell’ospedale e trovò la cartella clinica della madre. Non potendo fare la fotocopia, sottrasse il documento e lo fece fotografare. Scoprì così di essere nato dall’unione di un nobile russo e una ragazza di 19 anni, Eva anch’essa russa, di passaggio a Firenze. La loro dimora era ad Alessandria d’Egitto. Fu messo a baliatico subito e la madre dopo un breve periodo, lo abbandonò per sempre. La balia era una contadina e avviò il bambino al mestiere dei campi. Ma a nove anni, una signora del paese notò la particolare intelligenza del bambino e costrinse la madre adottiva a mandarlo a scuola. Entrò quindi nell’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, fondata e diretta, da don Giulio Facibeni, sacerdote e parroco della Pieve di Santo Stefano in Pane, nel quartiere operaio di Rifredi.

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Don Facibeni fondò l’Opera, nel 1924, ma già nei primi anni della sua permanenza a Rifredi, nonostante l’anticlericalismo di quegli anni, organizzò, nel 1915, un asilo per aiutare le mamme che lavoravano, togliendo così i bambini dai pericoli della strada. La Prima Guerra Mondiale, la visse da Cappellano Militare e proprio sul Grappa, dove fu testimone della morte di migliaia e migliaia di giovani, maturò l’idea di fondare un Orfanotrofio per raccogliere i bambini che gli venivano affidati dai soldati in punto di morte, sotto la protezione della Madonnina presente sul sacello a Cima Grappa, consacrata, dal Cardinale Sarto, futuro Pio X. Tornato a Rifredi nonostante la situazione politica e il fascismo, riuscì a fondare l’Opera della Madonnina del Grappa, con il solo aiuto della…Provvidenza, che lui definì la migliore banca, e dei parrocchiani di Rifredi.
Quando con animo trepidante chiusi nel tubo la pergamena e scesi a deporla nel cavo della pietra, sentii stringere al mio cuore il patto solenne di amore a tutto il mio popolo! La voce insistente dei nostri morti gloriosi, lo sguardo dolcemente implorante di tanti teneri orfani finalmente avevano vinto! L’Opera crebbe fin da subito, raccogliendo bambini da tutte le parti d’Italia, compreso quello che diventerà il prof. Graev. Il periodo del fascismo fu molto duro sia per don Giulio che per gli orfani, ma lui non accettò mai l’aiuto dei potenti, affidandosi solo alla sua fede e alla convinzione che il Signore non l’avrebbe mai abbandonato. Gli orfani ebbero in lui un vero Padre, tanto da essere chiamato da tutti, ancora oggi il Padre. Furono seguiti uno ad uno negli studi, nella vita di tutti i giorni e soprattutto nelle problematiche adolescenziali. Don Giulio ebbe la patria potestà di tutti i figli presenti sia nell’Opera, che nelle varie case sparse per tutta la Toscana. La Seconda Guerra Mondiale fu per Don Giulio un altro periodo difficile. Alla mancanza di cibo e alle difficoltà causate dal conflitto, si aggiunse l’impegno preso con in Cardinale Elia Dalla Costa, su ordine di Pio XII, di salvare più ebrei possibile. Non si sa il numero esatto di bambini ebrei che, benché gravemente malato, riuscì a salvare, perché don Giulio non rivelò mai a nessuno quali e quanti fossero.
Fu rivelato solo nel 1983, nel libro “ Friends for life” scritto da Luis Goldman, famoso fotografo di New York, ebreo, che raccontò tutta l’ esperienza della sua famiglia presso la Madonnina del Grappa, fino alla liberazione nel 1944. Le testimonianze del figlio di Gino Bartali, Andrea e dell’attrice Lucia Poli, sottolineano in maniera incisiva, questo periodo. Ma furono tanti anche i bambini che salvò dall’abbandono e dalla miseria, sempre nell’assoluto silenzio e rifiutando sempre qualunque aiuto esterno. Nella sua parrocchia non faceva neanche la questua. Il prof. Graev fu uno degli 9.000 orfani.
Tanti furono i laureati e chi non arrivò alla laurea imparò un mestiere. Quando morì, il 2 giugno del 1958, tutta la città di Firenze si fermò. Il suo testamento spirituale: Ricordarsi sempre che l’Opera è per i più miseri e i più abbandonati e che deve essere servita con fede totale e con uno spirito di umiltà, di semplicità e di sacrificio senza limiti. Fu sepolto a sterro in una cassa di legno nel cimitero di Rifredi. Il film dura 66 minuti..
"Da 17 anni è in corso la causa di beatificazione grazie a uno dei tanti miracoli che gli sono stati attribuiti. Anche se il miracolo più grande sono stati i suoi figli".
 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 17 Settembre 2018 08:55 )  

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