Energie fossili, l'inizio della fine? sì, ma le sfide non sono finite.

Venerdì 17 Aprile 2015 12:08 Cosimo Biliotti
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Questa immagine non ha bisogno di molte spiegazioni. Secondo le previsioni di Bloomberg New Energy Finance le nuove installazioni di centrali a fonti fossili sono destinate a diminuire inesorabilmente nel corso degli anni mentre, altrettanto ineluttabilmente le rinnovabili aumenteranno con il solare a fare da protagonista assoluto. Il grafico in questi giorni è in breve diventato una star ed è stato diffuso con toni trionfalistici da tutti i canali di informazione che si occupano di energia e ambiente, anche se spesso senza riportare le unità di misura (errore/orrore). E' bene ricordare come non sia necessario avere una sfera di cristallo per fare ipotesi di questo tipo: un tale andamento è vincolato da parametri che niente e nessuno potrà cambiare. Le rinnovabili e in particolare il solare hanno ancora un potenziale di sviluppo enorme, forse nemmeno immaginabile, perché la ricerca scientifica e l'economia di scala non potranno far altro che aumentarne l'efficienza e diminuire i costi rendendo queste tecnologie sempre più convenienti e diffuse su tutto il pianeta. Quello che la ricerca scientifica non potrà invece fare sarà creare nuovi giacimenti di fonti fossili in scale di tempo umane o aumentare il rendimento di un macchina termica oltre certi limiti.

Il punto fondamentale della questione, come ripetono ormai tutti gli addetti ai lavori del settore, non è più il se, ma è il quando la transizione da fossili a rinnovabili farà il salto definitivo. Una prima svolta fondamentale è stata nel 2013, primo anno in cui i nuovi impianti rinnovabili hanno superato i fossili a livello mondiale, andamento che in Europa è già consolidato da qualche anno. Bloomberg purtroppo ci informa che l'andamento con il quale le rinnovabili stanno conquistando il mercato è troppo lento per impedire il fatidico aumento di 2 gradi delle temperatura terrestre entro il secolo, garanzia di sciagura per l'umanità intera.

La Politica avrebbe il dovere di guidare e spingere questo cambiamento in modo rapido e strutturato per il bene dei cittadini. Utopia, come tutti sanno. La speranza ancora una volta si affida ai dati: secondo l'agenzia internazionale dell'energia l’offerta di petrolio in marzo è arrivata a 95,2 milioni di barili al giorno a livello globale, un record assoluto ma contemporaneamente ed inspiegabilmente i prezzi sono ricominciati a salire. Lo scenario è quanto mai confuso e dopo una guerra muscolare tra i vari produttori che facevano a gara a chi resistiva di più con il prezzo del barile sotto i 50 dollari, ora la direzione che prenderà il futuro è nebulosa. Quasi sicuramente i prezzi torneranno a salire, la produzione dello shale oil americano è destinata a calare mentre il rapporto tra Opec e Russia è quanto mai equivoco. Difficile prevedere il futuro.

Abbiamo quindi da una parte le rinnovabili che utilizzano tecnologie di produzione che fatalmente sono destinate a migliorare sotto ogni punto di vista e sfruttabili in ogni luogo del pianeta, dall'altra il mondo delle fossili, che anche tralasciando i danni sanitari e ambientali per loro natura hanno giacimenti e impianti localizzati in modo circoscritto e centralizzato: una situazione che porta a speculazioni finanziarie, conflitti economici e una generale instabilità nei prezzi.

Arriviamo quindi alla domanda finale, abbandonando le speranze utopiche da figli dei fiori: gli investitori che vogliono fare profitti, quanto ancora si potranno permettere di investire in un settore fossile sempre più caotico e imprevedibile quando hanno come alternativa la sicurezza dalla infinite prospettive di crescita che garantisce le rinnovabili?

Nel settore energetico della produzione elettrica la strada pare già segnata. La vera sfida è sui trasporti e sul riscaldamento perchè in questi campi grafici così belli ancora proprio non ci sono.

 

Cosimo Biliotti

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