Testimonianza di Silvana Grippi
Difficile parlare di una persona a cui ero sinceramente affezionata. Tutto quello che posso dire mi sembra troppo poco: mi ha dato talmente tanto da considerarlo "il mio maestro". L'ho conosciuto tra il 1972 e '73 -ero giovane- non avevo trascurato lo studio ma avevo già alcune buone esperienze di lavoro.
Mi ricordo che avevo suonato alla sua porta perchè dovevo chiedere l'adesione alla festa in Piazza Santa Croce a Firenze per "La Lega del Vento Rosso" a cui avrebbe partecipato anche Dario Fo. Mi aprì in accappatoio e timorosa ma spavalda entrai, ospite in cucina mi fece un sacco di domande, da allora ha sempre continuato così: "...Perchè sei così coinvolta nelle lotte del movimento? Cosa stai facendo nella vita?..." queste erano state le sue prime domande di curioso indagatore degli individui umani. Da quel giorno Pio Baldelli mi aprì il mondo della "comunicazione visiva e verbale".
Ogni volta che ci incontravamo voleva sapere tutto quello che avevo fatto da quando non c'eravamo più visti. Ricordo una sua frase che trascrissi durante un suo intervento: "ogni individuo è una cometa che porta con sè la polvere d'oro del suo vissuto e ne lascia traccia perchè gli uomini godano dell'idea di essere anche loro in quella scia". Andai a lavorare pe RadioLibera Firenze e poi per TeleLibera, lo portai con me in radio e anche in televisione. Ogni tanto mi domandava di andare da lui a lezione (come faceva con tutti i personaggi strani che conosceva) per raccontare e far vedere le foto o il video dei miei viaggi in Africa e nel MedioOriente o nelle nostre periferie abitate da immigrati e rom (portammo i rom in cattedra e fu videato l'incontro), queste occasioni d'incontro erano ancora "terre sconosciute" per molti suoi studenti. Ogni volta il professore (con estrema chiarezza sulla fenomenologia del dato di cui si stava parlando) cercava di dimostrare che chiunque può fare cose grandi e/o trovare una sua strada come "la piccoletta". Mi chiamava "la piccoletta" oppure "la viaggiatrice", spesso penso che non si ricordasse il mio nome; aveva il numero di telefono di tanta gente e quando aveva bisogno di qualche cosa attingeva alla sua agenda (chissà cosa scriveva per identificare le persone) e chiamava al telefono fino a trovare quello/a che gli interessava per l'argomento "comunicazione" che doveva trattare durante la sua lezione.
Ebbi modo di conoscerlo più approfonditamente nei primi anni ottanta, durante la mia frequentazione dell'università (sia come studente che come impiegata) quindi ero utile due volte tanto per tutte le sue informazioni. Avrei voluto laurearmi con lui e avevo fatto più esami di "Teoria e tecnica della comunicazione di massa" non previsti nel mio piano di studi ma purtroppo decisi diversamente perchè amavo profondamente la "geografia umana" e quindi non lo ascoltai (questo mi costò due anni in più per rifare gli esami del piano di studio) scelsi di andare nel Sahara Occidentale a conoscere la sofferenza di un popolo a cui era stato negato il proprio territorio e quindi più importante come "comunicazione e testimonianza". Seguivo le peripezie politiche di Pio e quando potevamo ci ascoltavamo a vicenda, ogni spunto era buono: parlavo con lui dell'ambiente, delle situazioni del sociale, non ho ritrovato alcuno che sapesse ascoltare come lui.
Nel 1987 nasce l'associazione socio-culturale D.E.A (Didattica - Espressione - Ambiente) e lui fu tra i primi a venire a vedere quello che facevamo in Via delle Seggiole 8/r. Prima di andare chissà dove, ogni tanto appariva, si sedeva e ascoltava, progetti troppo grandi per una piccola donna ma mi incoraggiava ad andare avanti.
Ogni suo consiglio diventava un vero progetto: convegni, conferenze, presentazione di libri, mostre didattiche, di pittura, di fotografia ed altro. Pensammo anche ad un piccolo giornale d'informazione e comunicazione sociale - per farlo circolare tra gli studenti - e con grandi sacrifici economici fu realizzato. Diventerà poi l'Agenzia stampa DEApress (fotogiornalismo) con Pio Baldelli Direttore responsabile.
L'opportunità di avere un docente come Direttore del centro DEA è stato d'aiuto e stimolo per molti giovani che hanno potuto così realizzare i loro sogni artistico-culturali, letterari e/o diventare giornalista.
Ho seguito il filo perso dei suoi pensieri a ritroso e ho conosciuto la sua parte più recondita, più intimista, e dubbiosa. Non sembra vero che il destino possa "bloccare un'idea" ma vi dirò che un giorno ci siamo incontrati per un'intervista biografica e ho avuto da lui un racconto completo del suo passato registrato in video ma di questo mi rimangono solo dei ricordi personali. Con gran dolore comunico che sono stata derubata della borsa con la telecamera e il video ancora dentro e così ho perso nel vento "i suoi ricordi"...e voglio anch'io dimenticarli perchè penso che lui abbia voluto così "non raccontare" le sue vicende private a tutti noi.
In questi anni, con lui, Isabella Horn, Fabio Fontanelli abbiamo avuto molti momenti belli da ricordare e lo ringrazio dei suoi racconti, per essermi stato vicino durante la mia crescita come padre, fratello, amico e dei suoi momenti di riflessione che resteranno nel mio cuore.
Silvana Grippi - DEA press
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