Migrazioni e Societ

Venerdì 02 Novembre 2007 11:31 Silvana Grippi
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L’incremento del flusso migratorio si sta imponendo come elemento di trasformazione per la nostra società, ci troviamo di fronte ad un problema di dimensioni enormi: il fenomeno dei migranti attraversa orizzontalmente più parti del mondo.  Attualmente l’emigrazione si rivolge verso tutte le parti del globo fino a diventare un fenomeno in espansione ma anche di “esasperazione”. Siamo nel duemila e stiamo convivendo con situazioni di disequilibrio economico e democrafico che stanno creando "conflittualità sociale".
Un'analisi attenta del problema ci rileva che l'incontro di uomini/donne senza patria s
ono in aumento: abbiamo nuovi contatti societari con scambi umani, commerciali, di spostamento da un luogo all’altro con più mezzi di trasporto. Il viaggiatore reggolare oppure il clandestino fanno circolare situazioni, esperienze fatti sociali e culturali, con la circolazione delle idee, delle conoscenze e delle informazioni (con internet c'è uno strumento capace di fare relazionale tutto il pianeta) ma anche con tutte le problematiche conmnesse.  
Il flusso di migranti va - ieri come oggi - dall' ’Europa verso l’America, altre migrazioni si hanno sia inl'Asia  che in 'Africa,  ma l'idea ottocentesca dellì'emigrazione oggi è in crisi in quanto si è aggiunto l’impatto della globalizzazione e del multiculturalismo.
L’orientamento migratorio è “dalle aree povere a quelle più ricche” (mentre il turismo va al contrario) e la scelta delle destinazioni segue una complessa rete  di itinerari condizionata  sia da fattori geoambientali che socio-economiche, senza perdere di vista le guerre e le carestie. Le più grosse migrazioni  sono:   nel bacino del Mediterraneo dalla riva sud verso nord (attualmente ritroviamo uomini e donne che scappano da tutte le parti, in particolar modo dall’Africa e dal Medioriente),   dal Centro al Nord America,  dall’Europa orientale a quella occidentale.
I problemi che inducono questi spostamenti sono gli stessi che poi sorgono nel paese di arrivo, sono politici (dai regimi oppressivi o da persecuzioni) e si uniscono anche a quelli culturali (lingua, religione, ecc.) gli aiuti molto spesso vengono solamente dalla presenza in luogo di arrivo di comunità di connazionali già consolidati e aiutati dalle istituzioni..La portata dei flussi non è quantificabile in quanto si uniscono i clandestini con modalità proprie e -  anche come dicevo prima – i turisti, i viaggiatori per affari od altri per diporto.
Il fenomeno è incontrollabile e costituisce un problema di cui la chiave non è di facile accesso e che da luogo ad altre forme di reazione/azione per cui sembra anche inarrestabile. Ogni Paese reagisce in maniera diversa  e costituisce da luogo a luogo un cambiamento economico e anche sociale ( cambia pure l’opinione pubblica a seconda del momento).
I Paesi industrializzati hanno più sensibilità al problema di una società multietnica: (il bisogno di lavoratori a basso costo
Per migliorare l’economia è un elemento di trasformazione veloce, a cui fanno riferimento tutti i soggetti che arrivano in un Paese 8e qui ritroviamo anche un minimo di accoglienza prodotta da leggi particolari), gli aspetti di inserimento vengono manifestati dalla cultura liberale, dai partiti politici di sinistra, dalle religioni (in particolare le chiese cristiane), questi ne colgono gli aspetti positivi e ce li rendono in forma di informazione multiculturale a cui fa da contrasto l’informazione degrinante di ogni presunto delinquente che fa alzare i sondaggi sulla delinquenza. Quindi abbiamo non solo afflusso positivo ma anche negativo.
Il fenomeno si allarga poi alle generazioni e quindi il giovane di prima o seconda generazione (già integrato) ha ugualmente problemi di adattamento oppure è integrato e vive come famiglia con le stesse esigenze della città in cui vive e dunque il multiculturalismo porta a considerare le differenze culturali e religiose come apportatrici di valori, nuove usanze e confronti culturali .
Altri situazioni conflittuali  sono le risposte all’ansia, alla xenofobia, alla repulsa che costituiscono una paura antica (conflittualità tra oriente e occidente, tra nord e sud). Tolleranza e solidarietà dovranno essere superate da eguaglianza e confronto, contro una assurda ricerca di identità nazionale e/o religiosa. Questo processo di trasformazione per una società multietnica è in atto ma ciò non è indolore e sta creando tensioni e conflitti  che cozzano con la nostra volontà di voler diventare “cittadini del mondo”.   

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 02 Novembre 2007 14:17 )