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ph. di Silvana Grippi - "...mi disse che non cercava la gloria ella gli veniva incontro da sola"
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Un autore contemporaneo che ha dato la vita per la poesia e il cui riconoscimento della città di Firenze lo ha rincuorato verso gli ultimi anni della sua vita. Di lui ne parlava molto spesso, durante le sue lezioni all'università, il critico Oreste Macrì, insieme frequentavano vari poeti e scrittori tra cui Piero Bigongiani, Carlo Bo, Alessandro Parronchi, Leone Traversa, Gino Gerola, ed altri.
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Mario Luzi occupa un posto di particolare rilievo tra i poeti ermetici fiorentini e la sua poesia si può definire divisa in tre momenti: il primo è quello pù propriamente ermetico (da "La Barca" a "Quaderno gotico") in cui l'ideologia del poeta è improntata sul Cristianesimo; il secondo è quello in cui il poeta, a detta di molti, raggiunge i risultati più alti; l'ultimo periodo è invece quello più prosastico, più legato ai ricordi dell'adolescenza.
- Qui di seguito, per ricordarlo, uno dei suoi capolavori:
- Da "Poesie sparse"
- Nulla di ciò che accade e non ha volto
- Nulla di ciò che accade e non ha volto
- e nulla che precipiti puro, immune da traccia,
- percettibile solo alla pietà
- come te mi significa la morte.
- Il vento ricco oscilla corrugato
- sui vetri, finge estatiche presenze
- e un oriente bianco s'esala
- nei quadrivi di febbre lastricati.
- Dalla pioggia alle candide schiarite
- si levano allo sguardo variopinto
- blocchi d'aria in festevoli distanze.
- Apparire e sparire è una chimera.
- E' questa l'ora tua, è l'ora di quei re
- sismici il cui trono è il movimento,
- insensibili se non al freddo di morte
- che lasciano nel sangue all'improvviso.
- Loro sede fulminea è qualche specchio
- assorto nella sera, ivi s'incontrano,
- ivi si riconoscono in un battito.
- Sei certa ed ingannevole, è vano ch'io ti cerchi,
- ti persegua di là dai fortilizi,
- dalle guglie riflesse negli asfalti,
- nei luoghi ove l'amore non può giungere
- né la dimenticanza di se stessi.

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