Che cos'è la democrazia, oggi?

Lunedì 16 Gennaio 2012 10:37 Fabrizio Cucchi
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Il tema richiederebbe un saggio e non un articolo breve, comunqe vedrò di abbozzare qualche “spunto di riflessione"... Uno dei meriti indiscutibili del movimento variamente denominato “degli indignados”, “dell’occupazione delle piazze” etc. è stato quello di aver riproposto la discussione su cosa sia la democrazia, oggi. Domanda quanto mai cruciale per l’Italia, anche dal più formale e giuridico dei possibili punti di vista, data anche la recente bocciatura da parte della Consulta dei referendum per abrogare le recenti “svolte” sicuramente anti-rappresentative, nel sistema elettorale italiano (fonte:http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_12/referendum-elettorale_1087a996-3d12-11e1-a7f5-80bdd8489cd9.shtml ). Comunque, se prescindiamo da questi ultimi sviluppi, vedremo , riesaminando il decennio appena trascorso, che la discussione sull’essenza e sulle forme della democrazia in Occidente è stata uno dei temi portanti del dibattito politico. Non vi ricordate i “Social forum”, e l’opposizione innescata dalle leggi antiterrorismo in Usa all’indomani dell’11/9 ? Erano finiti tempi nei quali, soprattutto dopo il crollo del Muro di Berlino, sembrava che la democrazia “par excellence” fosse quella dell’Occidente industrializzato. Finalmente si tornava a studiarne i limiti e le pecche. Discussione non scollegata a altri “grandi temi” del ‘900: che cos’è la responsabilità collettiva? In fondo uno degli slogan degli oppositori di Bush non era forse “Not in my name”, non a mio nome? Questo non sarebbe stato concepibile senza l’esteso dibattito novecentesco sulle colpe collettive, innescato dall’Olocausto e dall’esperienza dei fascismi. Il consenso non è sinonimo di democrazia, altrimenti si arriverebbe all’assurdo di considerare democratici sistemi autoritari (come quello nazista in Germania) che godevano di un ampio “consenso". Le diverse concezioni alla base dell'idea di democrazia si sono viste chiaramente all'opera nell'ancora abbastanza recente referendum nella FIAT promosso da Marchionne. Alla concezione, figlia degli anni ‘80 della cosiddetta “maggioranza silenzionsa”, si contrappone sempre più nettamenta quella che riconosce l’assoluta necessità del diritto al dissenso. E parlando di Marchionne si arriva ai “temi caldi” del momento ossia se e come ci possa essere democrazia in sistemi schiacciati dalla dittatura del mercato e dalle necessità economiche, reali o presunte che siano. E’ opinione di chi scrive che, se correttamente interpretata, l’esperienza dei “soviet” ossia di un tipo di democrazia diretta a partire dai luoghi di lavoro, da parte delle classi sfruttate, abbia ancora molto da dire al secolo ventunesimo.

Fabrizio Cucchi, DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 16 Gennaio 2012 13:30 )