Lettera a Babbo Natale

Sabato 12 Dicembre 2009 00:20 Simone Grasso
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Caro Babbo Natale,

quest’anno, devo essere sincero, non è che mi sia comportato molto bene. Non che mi meriti cenere e carbone ma, in tutta onestà, non mi sento di chiederti ulteriori sforzi.

So che lì, giù al nord fa freddino e che le cose non vanno poi così tanto per il verso giusto. Lo so, è la crisi. E mi dispiace. Forse penserai che si tratti del solito discorso del vincitore. Ma non è così. Anche se, come dice il tuo collega Silvio qui ormai il peggio è passato e si è in netta ripresa, voglio esprimere la mia solidarietà. Non ti chiedo di arrivare fin qua. Non ne vale la pena. So che le renne ormai son fatte vecchie, un po’ fuori uso.  Forse qui, tra altri animali, si troverebbero a loro agio.  Rumori, frastuoni, una giungla di vuote parole. Meglio non rischiare.

Non ti chiedo nemmeno di prendere un aereo, perché sai com’è, rischi di arrivare per l’Epifania. E dopo ci sarebbe un palese conflitto d’interessi. E di questi problemi noi italiani ne siamo ancora pieni fino al collo.

Ovviamente se ti va bene. Perché c’è anche chi ha aspettato  28 ore prima di sapere che il volo era stato annullato. Però il biglietto te lo avrei offerto volentieri. Anche perché, dopo le disavventure finanziarie della compagnia di bandiera, chi sta pagando la rinascita sono proprio io. O meglio, gli italiani tutti. La famosa tassa Alitalia.

Non ti chiedo nemmeno di venire in treno perché proprio in occasione delle festività, Ferrovie dello Stato ha aumentato i prezzi del 20% circa. Sai caro Babbo Natale, certe cose non le capisco. Forse te puoi darmi una mano. Ferrovie dello Stato ha come azionista unico è il ministero del Tesoro. Quindi, a rigor di logica, i cittadini con le tasse.  C’è chi dice che negli ultimi cinque anni lo Stato ha finanziato le Fs con una media di circa 6 miliardi di euro all’anno. Il che vuol dire che, senza saperlo, 22 milioni di famiglie italiane stanno di fatto pagando una sorta di "canone Fs" di ben 273 euro all’anno. Oltre il doppio di quello della Rai.

E già siamo a quota tre.

Volevo fartelo io qualche regalo quest’anno ma mi sa che dovrò rinviare o rivedere i miei propositi. So che sei comprensivo.  E che non andrai in TV a sbugiardarmi. Anche perché lì il teatrino è già pieno.  C’è quel Santoro che proprio  al di là del suo naso non sa guardare. C’è quel Bruno salottiero che usa plastici perfino per scoprire chi ha ucciso l’uomo ragno, o  per sapere se gli angeli sono uomini o donne.

Senza contare che se fai la scelta sbagliata e vai su Rete4 ci sarà qualcuno che si potrebbe incazzare. Eh si perché, anche qui c’è una tassa. Quella che la Corte di Giustizia Europea ci ha costretto a pagare perché per l'Europa l'assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi. Dal 2006. Circa 350mila euro al giorno. Centoventisette milioni annui pagati dagli italiani. Allora meglio non far rimembrare. D’altra parte è Natale.

Se poi devo essere ancor più sincero, e se me lo concedi, ma che ci vai a fare in TV? Sei un tipo calmo, non gridi, non hai condanne, non sniffi, al massimo ti spupazzi con la neve. Ma chi ti chiama poi?  E  soprattutto che ci vieni a fare in Italia? Non lo hai sentito il premier sputtanare il nostro paese e relative istituzioni di fronte a mezza Europa qualche giorno fa? Metti caso che c’ha ragione, magari rischi di essere pure processato e condannato per aver parcheggiato le renne in doppia fila.  Come minimo sono 10 anni. Eh si. Perché il processo breve ancora non c’è. Devi aspettare. Una cosa alla volta.  Prima i suoi di problemi e poi i tuoi. E i nostri. Semmai te la potresti prendere con il  Consiglio Superiore della Magistratura, che ha bocciato il lodo Alfano. E quindi li ha costretti ad inventarne un’altra. E nel frattempo? Domanda giustissima. Rimani in gattabuia. Dieci anni son tanti. Non se li fanno nemmeno i pirati della strada. In Italia. Quelli che hanno ucciso. Quelli che viaggiano pieni d’alcool e stupefacenti.  Quelli sono stati tutti assolti, o al massimo se la sono cavata con il ritiro momentaneo della patente.

Ma metti che sei incensurato, che ha sempre avuto una buona condotta, che ormai sei nella vecchiaia inoltrata,  e che è periodo di vacanze e settimane bianche, e ci sta che il reato cada in prescrizione o che ti venga condonato. D’altra parte sei sempre Babbo Natale.

Poi accendo per un attimo la TV e  trovo  una certa Santanchè sostenere che agli italiani vogliono un giustizia veloce.  Credo che non la otterrà mai. Perché questo significherebbe che i primi a farne le spese sarebbero i suoi amichetti. Se fosse giustizia. Se veloce volesse dire assicurare alla giustizia chi ha gettato sul lastrico migliaia di risparmiatori.

Caro Babbo Natale, se un regalo vuoi proprio farmelo, non venire.  Qui tira una brutta aria. La tua barba, che da sempre invidio, si potrebbe ingrigire.

Non ci avrei giurato ma a questo punto mi devo ricredere.

Quest’anno sarò io a farti un regalo. Sperando che lo accetterai.

Così inizio fin da subito il nuovo anno con il piede giusto. E non si sa mai che proceda come iniziato e chissà, che dall’anno prossimo, i ruoli possano  così ritornare quelli di sempre.

Buon Natale

 

 

Simone Grasso

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 16 Dicembre 2009 16:27 )