Il dibattito sociale ha, da sempre, fatto parte di una democraticità dove una assemblea, una tavola rotonda si ritrovano per pensare, discutere, confrontarsi, proporre e infine decidere con il più largo dei consensi.
In politica, a questo scopo, è nato il Parlamento - luogo per confrontarsi e legiferare - dove risiedono gli eletti dal popolo i quali hanno avuto la fiducia di rappresentanza e per questo motivo rispettosi e onesti nel condurre questa importante gestione.
Nella Prima Repubblica, probabilmente non vi era la trasparenza necessaria, così come non c'è mai stata; altri accorgimenti erano in uso per raggirare la chiarezza: i Governi cadevano troppo spesso salvo ritrovare gli stessi nomi in dicasteri diversi, troppi misteri lasciati in eredità alla successiva rappresentanza la quale ha continuato lo stesso percorso.
Con l'esplosione del caso di "Mani pulite" sembrava ci fosse un reale ripulisti di tutta una classe dirigente politico-imprenditoriale e la speranza che le cose potessero sostanzialmente cambiare era reale e piena di entusiasmo.
La delusione di questo ennesimo fallimento ha esasperato l'opinione pubblica abbandonando l'interesse per la politica e partecipando sempre meno non solo attivamente ma anche intellettualmente formandosi così un disamore e un generale disinteresse sia negli adulti sia nei giovani estremamente pericoloso.
Questo stato di apparente abbandono è approfittato dalla nuova rappresentanza per continuare a sovvenzionare i loro interessi e tentare a giustificare inciuci.
Massimo D'Alema afferma che "gli inciuci a volte sono utili": in un articolo apparso in la Repubblica del 19 dicembre '09 alla pag.12 spiega: "l'inciucio" "lo fece Togliatti con la Chiesa" "Serve alla convivenza".
Eugenio Scalfari titola nel suo editoriale di oggi: "L'inciucio è cosa non buona e ingiusta".
Personalmente ritengo che D'Alema difficilmente abbia considerato la coesione della sua appartenenza politica: quando ebbe occasione di contrastare il conflitto d'interessi non lo fece, contrastò la candidatura di Veltroni proponendosi in prima persona, ha auspicato la nomina di Ministro degli Esteri Europeo con l'appoggio della controparte. Evidentemente esiste ancora l'approfitto ma ritrovarlo anche da quella persona che - almeno per ideologia - dovrebbe ancora appartenere alla difesa dei meno abbienti e per il quale si possa ancora sentire vicino alle tematiche dell'Internazionale socialista, lascia aperte alcune perplessità.
Ha ragione Eugenio Scalfari quando nel suo editoriale spiega: "Credo di sapere perchè D'Alema ha scelto di usare quel termine così peggiorativo: vuole stupire, gli piace essere citato dai "media", è una civetteria di chi, essendo molto sicuro di sè, sfida, provoca e si diverte".
Dovrebbe divertirsi nella sua barca, non usare l'intelligenza al servizio del narcisismo!
L'Università La Normale non dovrebbe insegnare questo.
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