Una breve riflessione sui meccanismi dell’autocensura nella nostra televisione.
Sono ormai più di tre anni che il cartone animato satirico I Griffin (titolo originale: Family Guy) è letteralmente scomparso dalla distribuzione televisiva nazionale: dopo che Italia Uno ha ricevuto una multa di 25.000 euro per averlo mandato in onda nella fascia primo pomeridiana, in seguito alle lamentele dell’Associazione Consumatori, la famiglia Griffin è comparsa sempre meno di frequente sugli schermi televisivi italiani (una breve e controllatissima programmazione il sabato pomeriggio e a notte fonda, un DVD uscito nel Maggio del 2009, contenente episodi ancora inediti su qualunque mezzo di distribuzione nazionale – siano essi la trasmissione terrestre o quella satellitare, per non parlare del ‘nuovo’ digitale terrestre). Posso assolutamente condividere il timore che contenuti ‘osceni’ come quelli di questa serie televisiva, ("caratterizzata dall'uso di espressioni volgari e di turpiloquio", AGCOM, comunicato stampa del 23 novembre 2006) possano provocare effetti turbativi sull’indole degli spettatori, considerando soprattutto che spesso si tratta di giovani se non di bambini. Ma quello che fa riflettere, è la scelta di sostituire questo tipo di prodotti televisivi con ‘anime’ del genere ‘Dragon Ball’ o ‘Naruto’: cartoni animati che non presentano alcun elemento di oscenità, ma che in compenso lo sostituiscono con una buona dose di sangue e violenza ingiustificata.
La categoria che propongo di riesaminare, insomma, è proprio quella di ‘osceno’: tale (etimologicamente) è ciò che si colloca (o deve collocarsi) fuori dalla scena, nascosto alla vista di un pubblico che potrebbe risultarne negativamente influenzato. E non è assolutamente sbagliato dire che proporre certe immagini e certi discorsi a spettatori ‘sensibili’, possa risultare dannoso. Ma il problema semmai è nella definizione di COSA si debba escludere. E la scelta fatta dai programmatori del palinsesto di Italia Uno è chiara: tutto ciò che riguarda il sesso, le problematiche sociali e culturali, tutto ciò che va a toccare quella patina sottile che ricopre l’apparente ‘regolarità’ della nostra vita, è argomento sensibile, e deve essere trattato con la mano pronta sul guanto della censura. Ma quando invece si parla di violenza, prevaricazione e manicheismo, la categoria della ‘oscenità’ non può neanche essere chiamata in causa: quindi è giusto far vedere a un bambino come uccidere un uomo, ma non bisogna assolutamente mostrargli la sua vera natura.
[tengo a precisare che questo articolo non vuole essere un invito a far vedere I Griffin a tutti i bambini, scelta che per me rimarrebbe comunque sbagliata, ma è solo una riflessione sul nostro modo di considerare la realtà umana]
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