Caucaso. La verità non si uccide

Venerdì 01 Ottobre 2010 16:30 Riccardo Fratini
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L'Espresso di questa settimana, ci ricorda una situazione internazionale dove ancora non  è arrivata la pace nonostante il sacrificio di molte persone che hanno dato la vita per la loro causa di libertà e indipendenza.

Anna Politkovskaja - giornalista della Navajo Gazeta - e Natalia Estemirova - Membro del consiglio della Federazione russa Memorial - sono state uccise per le loro inchieste e il loro impegno alla bandiera del loro Paese alla ricerca di una verità per i massacri compiuti in quella Terra.

Ancora oggi il potere del presidente dell Repubblica cecena Ramzan Kadyrov è decisivo ed, è considerato il nemico per eccellenza.

La guerra ufficialmente non c'è più, Grozny punta al turismo ma i rapimenti e le uccisioni continuano anche adesso.

Amina -  una giovane professoressa - afferma: " I miei allievi sognano di diventare dei membri dei servizi speciali di Kadyrov: ricchi, forti, potenti e impuniti. L'impunità è entrata nella mentalità dei ceceni". Parole che sembrano confermare la strategia di Mosca: "fare in modo che fossero i ceceni ad eliminare gli altri ceceni", spiega Dick Marty, ex procuratore elvetico e relatore nell'ultimo rapporto del Consiglio d'Europa sulla situazione dei diritti umani nel Caucaso del Nord. Putin ha insediato Ramzan al posto del padre con l'obbiettivo di terminare la "cecenizzazione" del conflitto ceceno.

"Da quando è stata ammazzata Natalia" - racconta Aleksander Cherkasov, di Menorial - "anche il nostro ufficio a Gronzy fatica ad andare avanti, sappiamo di alcuni episodi, è chiaro che i rapimenti vanno avanti e l'impressione è che aumentino, ma le informazioni sono poche e mancano statistiche perchè ormai la gente non va più alla polizia: ha terrore delle ritorsioni. Il clima di terrore è la cosa peggiore".

La poligamia viene lodata dal presidente e solerti guardiani della morale misurano la lunghezza delle gonne e come viene indossato il velo imposto in tutti i luoghi pubblici.

"Una donna"  - disse Kadyrov - "deve essere considerata una proprietà dell'uomo". Natalia Estemirova nel 2008 venne esclusa dal Consiglio dei diritti umani per essersi rifiutata di portare il velo nei luoghi pubblici. Poi è stata uccisa.

Andrei Soldatov - giornalista della Navajo Gazeta - sostiene: "Il giornale della Politkovskaja, sembra invincibile. Non c'è nessuno che possa solo anche criticarlo, ma qual'è il suo bilancio? Il Cremlino gli ha dato tutto il potere ma gli attacchi aumentano . Ci vorrebbe una pressione forte dell'Occidente per fare chiarezza sui crimini delle forze speciali e mettere in difficoltà il giovane Kadyrov".

Le vittime del Caucaso insieme ad Anna Politkovskaja e Natalia Estemirova reclamano ancora giustizia e una pace che sembra ancora lontana.

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