Il declino del Tg1

Mercoledì 27 Ottobre 2010 09:35 Riccardo Fratini
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Curzio Maltese nel suo appuntamento con "Il Venerdì", questa settimana ci descrive le sorti di un fu famoso Tg1. Quando era il lustro della Rai.

Ai tempi di Gianni Riotta - predecessore di Augusto Minzolini - il telegiornale delle 20 aveva il 31-32 per cento di share; adesso l'auttale direttore in soli due anni lo ha ridimensionato al 24-25 per cento portandolo ad una significativa perdita di quasi 300mila euro di pubblicità ogni sera.

Un tg che informa correttamente sulla vita dei delfini ma ignora le differenze sostanziali di una verità giuridica, di una economia falsata dalle notizie di reali difficoltà nascondendo le ormai note dimensioni del problema come ha dimostrato uno studio di Tito Boeri, docente di economia presso l'Università di Bologna; peraltro divenuto il giornale di partito più costoso per i contribuenti locali.

Fino a qualche anno fa - prosegue lo scrittore - la Rai avrebbe potuto diventare una grande compagnia internazionale mentre oggi è diventata un baraccone destinato al fallimento, condotto dalla politica attraverso un calvario di scelte sbagliate e senza futuro. Uno degli esempi eclatanti, la rinuncia al digitale terrestre in favore di Mediaset.

La promessa prevalente di Berlusconi nella sua discesa in campo, era di condurre l'Italia come un'azienda. E' facilmente dimostrabile come le aziende pubbliche durante la gestione Berlusconi siano state gestite molto peggio di quanto è stato reso noto dalla Prima Repubblica. L'Alitalia è stato un esempio clamoroso; altro esempio, quello delle Fs: le peggiori e le più costose ferrovie d'Europa finanziate ogni anno con sei miliardi di denaro pubblico allo scopo di continuare a torturare i pendolari.

Ma l'intero spettacolo della gestione della cosa pubblica ai tempi di Berlusconi  - scrive l'editorialista di Repubblica - è vergognosa, la fiera dell'incompetente e del trafficone, ex autisti promossi manager, ex fidanzate ed ex segretarie promosse ai posti di dirigenza, galoppini elettorali e parenti falliti premiati con consulenze e stipendi faraonici.

Sono questi - conclude il giornalista - i veri scandali della casta, non le auto blu o le indennità degli assessori comunali o le case a Montecarlo.

Stipendi faraonici e scandali della casta che sono un vero e proprio schiaffo alla povertà.

In un clima di una crisi finanziaria ancora a livelli preoccupanti, in una realtà di lavoro in piena crisi di casse integrazioni, mobilità, licenziamenti l'attuale governo continua a fare i propri interessi favorendo la cultura dell'illegalità e tentando di danneggiare discreditando la funzione della magistratura - organo competente alla ricerca della verità giuridica - a discapito dell'intera comunità.

Fli ha deciso di contrastare questi effetti ma intanto ha avvallato il suo contributo a non far fallire il Lodo Alfano in nome di una promessa fatta di fronte all'elettorato non considerando che questa scelta ha riportato Berlusconi e i suoi "falchi" ad una rinnovata esuberanza.

Giafranco Fini e i finiani dovrebbero avere un impatto maggiormante deciso a portare avanti le loro rimostranze e la loro nuiova scelta.

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