Giudizio e cultura

Sabato 20 Novembre 2010 18:54 Riccardo Fratini
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In questi giorni nelle pagine dei quotidiani è stata resa nota la sentenza della Cassazione riguardo il verdetto che ha visto assolto il senatore Achille Todaro  perchè aveva chiamato "assassino vigliacco" il partigiano, capo dei Gap, medaglia d'oro della Resistenza, Bruno Fanciullacci che uccise il filosofo Giovanni Gentile.

La sentenza di primo grado aveva assolto sia Achille Todaro sia Stefano Alessandri - ex consiglieri comunali di An - che a giudizio della Corte avevano esercitato il diritto di critica. In appello il giudizio era stato ribaltato mentre l'ultima decisione della Cassazione ha dato nuovamente ragione agli ex consiglieri.

Secondo lo storico Ivan Tognarini - intervistato da Repubblica del 19 novembre scorso - "La sentenza non mette minimamente in discussione ciò che è incontrovertibile e cioè che Fanciullacci è un eroe, e come tale riconosciuto dalla Repubblica italiana che gli ha conferito la medaglia d'oro al valor militare. Non vorrei insomma che qualcuno adesso si sentisse autorizzato a considerarlo un assassino". Aggiungedo: "Se uno è un eroe lo è per tutto ciò che ha fatto non solo per certe cose e per altre no. L'azione di Fanciullacci va inquadrata in un contesto di guerra, in cui i Gap - gruppo di azione patriottica - erano impegnati ad impedire alla Repubblica sociale di mettere su un esercito e Gentile era l'autorevolissimo esponente del regime nonchè influente filosofo che aveva fatto appello ai giovani perchè si arruolassero nei Rsi - Repubblica sociale italiana - giovani che quando erano renitenti  venivano fucilati! E non vale dire - spiega lo storico - che Gentile non sapesse, cosa impossibile, o ricordarne gli aspetti anche positivi e umani, che certo ebbe, ma che aggravano, semmai, la sua scelta di stare dalla parte del nazifascismo  e additare Hitler, come fece, quale 'grande condottiero'. Anche lui insomma era in guerra" - conclude Tognarini - "e ne ha pagato l'alto prezzo."

Certamente la sentenza della Cassazione non è mirata a cambiare il giudizio della storia.

In crisi sembra essere, invece, la conoscenza dei laureandi in Lettre, Giurisprudenza, Economia; intervistati dal quotidiano Repubblica presso una biblioteca fiorentina. La maggior parte degli allievi non sapevano chi erano Bruno Fanciullacci e nemmeno Giovanni Gentile.

Alcuni studenti del liceo Pedagogico si lamentano che a storia sono alla prima guerra mondiale.

Forse se il ministro competente dell'istruzione ai giovani si impegnasse a dare nuovo respiro alle Università invece di lasciare l'incuria della scuola pubblica a vantaggio delle private, potremmo tornare a sperare di avere giovani preparati adeguatamente con l'auspicio che la cultura torni ad essere un diritto di tutti! E l'Italia non trovarsi più ad essere un Paese arretrato rispetto al resto d'Europa! 

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