Teatro: L'ultimo Gattopardo

Giovedì 08 Novembre 2007 21:38 Giulio Gori
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Il sogno del Principe di Salina: L’ultimo Gattopardo

La Fondazione Palazzo della Cultura di Latina, Taormina Arte e Teatro Manzoni di Milano presentano ‘Il sogno del Principe di Salina: L’ultimo Gattopardo’ di Andrea Battistini. Con Luca Barbareschi, Francesca Delfino, Dajana Roncione, Alfredo Angelici, Totò Onnis, Guglielmo Guidi, Chiara Di Stefano, Emiliano Iovine, Alessandro Buggiani, Simone Ciampi, Marika De Chiara, Natalia Lungu, Laura Rovetti. Scene di Carmelo Giammello, costumi di Andrea Viotti, luci di Jurai Saleri, elaborazioni musicali di Paolo Cilerai. Regia di Andrea Battistini.

’Il Gattopardo’ riletto alla luce degli appunti e delle lettere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un tentativo di convertire in commedia buona parte della riflessione dolente del Principe di Salina, sull’esistenza e sulla Sicilia.
Il primo atto, dove appare più evidente il tratto scherzoso della scelta registica, è a di tanto in tanto divertente e, pur nelle lievi pretese, riesce talvolta a risultare di un certo interesse. Nel secondo, in cui le linee espressive tentano di ripercorrere più fedelmente i toni originali di Tomasi di Lampedusa, il fiasco è inequivocabile.
Al di là di interpretazioni inadeguate, in alcuni casi persino inammissibili (se si eccettua, forse, Alfredo Angelici, nella parte di Tancredi), e di un accento siciliano approssimativo, il problema sta nella regia. La scelta di far recitare tutti gli attori sopra le righe, di lasciare spazio alla gigioneria, può essere appropriata alla commedia, non certo ai toni rassegnati e fatalisti di un’opera in cui l’amarezza la fa da padrona. Qui c’è risentimento, ossessione, molto spesso si grida, il più delle volte non si riesce neppure a cogliere il senso dei bellissimi dialoghi del testo di Tomasi di Lampedusa.
Dov’è Visconti? Dov’è il dissidio, il travaglio interiore di Don Fabrizio? Dov’è Burt Lancaster? Barbareschi recita la parte di un industriale parvenu dei giorni nostri, piuttosto che di un nobile di alto lignaggio; non è disilluso, è soltanto rancoroso, non è il principe del dubbio, ma ha sfrontate certezze. Per non parlare poi della sottigliezza, dell’intelligenza e della sensibilità di Chevalley, ignorate per far spazio all’immagine di un imbecille impacciato. Il dialogo con l’inviato del governo di Torino è forse una delle pagine più memorabili de “Il Gattopardo”, ed è forse l’insulto più grave fatto a Tomasi di Lampedusa l’averla trasformata in un vocio privo di senso e di sottigliezza. Per non parlare del fatto che Barbareschi arriva persino a chiamarlo Chevalier.
L’unico elemento buono di questo disastro è la curata scenografia di Carmelo Giannello, che rinuncia sì a qualsiasi simbolismo, ma che spicca per agilità e dinamismo per sostenere i numerosi cambi di scena.
Ma è in definitiva un peccato che un testo meraviglioso come “Il Gattopardo” possa essere stato violentato in modo tanto villano.

Al Teatro della Pergola fino a domenica 11 novembre 2007

Giulio Gori - DEA

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 09 Novembre 2007 06:32 )