Iran: separazione

Lunedì 28 Novembre 2011 09:16 Angela Mori
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Ieri sono tornata a Tehran. Dopo tre settimane in giro per L'Iran  sono tornata a casa. Non avrei mai pensato di sentirmi a mio agio in questa caotica e infernale citta'. Forse sara' perche' Tehran e' stata la prima citta' che ho visto arrivando dall'Armenia e come spesso succede l'imprinting che lascia il primo posto che si visita in un Paese riesce a rendere nostalgica anche una citta' agghiacciante come questa. Quando arrivai un mese fa l'impatto con questo Paese fu shockante: sotto una pioggia battente, alle 5 del mattino, mi ritrovai catapultata in una delle stazioni degli autobus piu' trafficate della capitale. Nonostante non capissi e non parlassi il farsi, non so come, riuscii anche a contrattare la corsa per il centro, con un tassista un po' piu' onesto di tutti quelli che come avvoltoi si erano avventati su di me per cercare di spillarmi piu' soldi possibili. I primi giorni trascorsi in giro per la citta' sono stati un'ottima scuola di sopravvivenza. Soprattutto  nel traffico. Il pedone in Iran, ma soprattutto a Tehran, rischia davvero la vita ogni giorno. Attraversare una strada e' praticamente come giocare alla roulette russa: ti lanci nel mezzo alle macchine e cerchi, con manovre da artista, di dribblare le auto che sfrecciano a velocita' incontrollata, sperando che qualche sadico automobilista non affondi il piede sull'acceleratore appena intravede una sagoma umana che si aggira vorticosamente tra un auto e l'altra. I semafori per la maggior parte hanno l'arancione fisso lampeggiante e anche quando funzionano alternando il rosso al verde, nessuno si ferma:questi bei lampioni colorati fanno parte del decoro urbano come le migliaia di luminarie che abbelliscono (o imbruttiscono) tutte le citta' iraniane. Non so ad esempio quale sia la funzione dei pochi vigili che ogni tanto si trovano agli incroci delle strade: forse  li useranno come test per misurare il pesante smog che avvolge la citta' visto che vengono regolarmente scavalcati dagli automobilisti come fossero oggetti ingombranti. Prima di arrivare in Iran pensavo, data la mia impossibilita' a comunicare in farsi, che avrei trovato difficolta' a usare i mezzi pubblici, invece ho scoperto che non c'e' cosa  piu' semplice che prendere un autobus o la metropolitana. Nella metro ci sono anche le indicazioni in inglese e sugli autobus ci sono le persone e l'autista che ti aiutano comunque a salire e a scendere al momento giusto. In Iran, per legge, esiste una netta separazione tra uomini e donne e il mezzo di trasporto pubblico non fa certo eccezione a questa regola. Anzi. La prima volta che ho preso la metro, dopo aver vagato mezz'ora sottoterra per capire come girava il mondo da queste parti sono giunta finalmente alla piattaforma giusta, dove stavo per mescolarmi inavvertitamente al genere maschile. Mi sono ricordata due secondi dopo che invece dovevo recarmi per l'attesa  nel settore riservato al mio genere e cosi' ho fatto. Salita sulla carrozza delle donne mi si e' subito aperta una finestra sul modo estetico femminile. Nel vedere concentrate in un piccolo spazio tante donne ho provato a capire,guardandole da vicino, il mistero che si cela sotto il foulard che copre i loro capelli. Soprattuto le ragazze, sembrano avere sotto il foulard delle "cofane" mostruose da far invidia a Moira Orfei. Non e' stato facile e infatti non ci sono riuscita nonostante i miei insistenti sguardi voyeuristici. Qualche giorno dopo, solo perche' ho avuto modo di fare amicizia con delle ragazze e quindi ho potuto vederle a capo scoperto, ho capito finalmente come riescono a moltiplicare in modo abnorme il volume dei loro capelli: semplicemte usando dei grossi, grossissimi  fermagli. La prima volta che ho preso l'autobus, urbano, sono salita subito dalla porta posteriore in modo da ritrovarmi nello spazio riservato alle donne. Niente di piu' facile. obiettivamente ho apprezzato subito questa rigida separazione dei sessi: il pigia - pigia promiscuo dei nostri autobus spesso risulta molto fastidioso e spiacevole per noi donne. Considerando pero' che il biglietto si paga direttamente all'autista al momento della discesa, mi sono chiesta come fare, visto che i settori spesso sono separati da delle severe barriere. Le donne scendono sempre dalla porta posteriore e camminando lungo la fiancata dell'autobus si dirigono alla porta anteriore dalla quale allungano all'autista i soldi per la corsa: la cosa sembra molto complessa,nella  realta' tutto cio' avviene con grande facilita'. Non ho capito invece come mai sul treno, in seconda classe, e sugli autobus a lunga percorrenza gli uomini e donne viaggino stranamente insieme. Ovviamente le donne stanno sedute accanto alle donne o nei sedili singoli. Forse perche' anche in un Paese rigido come questo a volte puo' risultare davvero difficile garantire sempre e comunque la separazione dei sessi.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Novembre 2011 22:31 )