E' morto Mahmoud Darwish

Domenica 10 Agosto 2008 19:12 Giulio Gori
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Ieri sera, il grande poeta palestinese Mahmoud Darwish è morto durante un intervento chirurgico al cuore. La Palestina piange uno dei suoi figli più straordinari.


Comunicato dell’Associazione di Amicizia italo-palestinese di Firenze:

Durante un intervento di cardiochirurgia al quale era sottoposto in un ospedale di Huston (USA), Mahmoud Darwish è imprevedibilmente deceduto.
Con la morte del grande poeta palestinese viene a scomparire una delle voci più rappresentative di tutto il mondo arabo.
Della Palestina Mahmoud Darwish ha saputo esprimere, attraverso i suoi straordinari versi, tutta la sofferenza del suo popolo che, prigioniero nella sua terra o esule in mondi stranieri,  mai ha rinunciato alla propria identità.
Mahmoud Darwish vivrà eterno nei nostri cuori, dove i suoi versi continueranno a mantenere vivo il ricordo del profumo e dei colori, oltre che dei sentimenti di un mondo che è anche nostro.




Presentiamo qui di seguito una poesia di Darwish che ha per tema proprio l'identità palestinese negata dalle autorità  israeliane. Appartiene alla raccolta pubblicata nel 1970 dal titolo "La mia amata si desta dal sonno" ed è oggi anche una canzone celebratissima musicata dal cantautore libanese Marcel Khalife.


PASSAPORTO

Non mi hanno riconosciuto nelle ombre che
risucchiano via il colore dal mio passaporto
e la mia ferita era per loro una mostra
per un turista amante di foto.
Non mi hanno riconosciuto.
Non lasciare le mie mani senza sole,
perché gli alberi mi conoscono
tutte le canzoni della pioggia mi riconoscono,
non lasciarmi come pallida luna!
Tutti gli uccelli che hanno seguito la mia mano
sulla porta del lontano aeroporto,
tutti i campi di grano,
tutte le prigioni . . .
tutte le tombe bianche,
tutte le frontiere . . .
tutti i fazzoletti sventolati,
tutti gli occhi
erano con me
ma loro li hanno cancellati dal passaporto!
Privato del nome, dell’identità 
sulla terra impastata con le mie mani?
Oggi Giobbe ha gridato riempendo il cielo:
non fare che io sia di nuovo da esempio!

O miei signori! O profeti,
non chiedete agli alberi il loro nome
non chiedete alle valli di chi sono figlie.
Dalla mia fronte sgorga la spada della luce
e dalla mia mano l’acqua del fiume;
tutti i cuori della gente . . . sono la mia identità.
Allora ritiratemi questo passaporto!

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