
ph silvana grippi
Questa mattina, nei pressi dell’Isola dei Conigli a Lampedusa, si è verificata l’ennesima tragedia in mare, che vede coinvolti 500 profughi, provenienti prevalentemente dalla Somalia, dall’Eritrea e dal Ghana.
L’imbarcazione partita dalla Libia, 12 ore prima della tragedia, trasportava circa 500 esseri umani. Alcuni sopravvissuti dichiarano di aver passato ore d’inferno, senza riuscire neanche a muoversi, ignorati da due pescherecci che hanno evitato di soccorrerli.
Sempre grazie ai racconti dei superstiti, è stato possibile ricostruire le dinamiche dei fatti avvenuti in quelle ore. Molti migranti hanno deciso di gettarsi in mare in seguito ad un incendio scoppiato sul barcone, che ha generato momenti di panico. L’incendio pare sia stato provocato da una perdita di carburante.
Il risultato ancora provvisorio è di 94 vittime ( di cui 2 bambini e una donna incinta) e 250 dispersi.
Drammatiche sono anche le dichiarazioni dei numerosi soccorritori che sono accorsi sul luogo e del sindaco. Le scene descritte, fotografate e filmate, sono terribili. Un tappeto di sacchi neri e di cadaveri che si sommano alle altre innumerevoli vite spezzate in questa piccola isola nella quale ormai, come afferma il Sindaco, “Non finiscono mai di portare e scaricare cadaveri. Non sappiamo più dove mettere i morti e i vivi”.
Di fronte a queste sciagure sorgono interrogativi che ormai sembrano scontati e irrisolvibili, ma che non dobbiamo mai smettere di porci e soprattutto di avanzare a chi “sta in alto”: chi sono i colpevoli di questi esodi infiniti? Cosa sta facendo l’Europa per sanare quello che ormai può essere definito un cancro della società contemporanea?
Questa malattia non riguarda solo i paesi direttamente interessati, come l’Italia, ma tutto il sistema globale. Ormai si punta all’assuefazione delle menti dell’opinione pubblica. Si lascia che questi spaventosi avvenimenti passino ogni giorno sotto gli occhi delle persone, rendendoli così qualcosa di quotidiano.
Alla luce di questo, credo che sia necessario indignarsi, come fanno gli abitanti del posto, i soccorritori, tutti coloro che concretamente tentano di arginare l’espandersi di questo fenomeno. Indignarsi dinnanzi a tragedie che coinvolgono uomini colpevoli solo di voler sopravvivere e di fuggire da terre nelle quali sarebbero destinati alla morte. Indignarsi per tutti quei padri e quelle madri, che come tutti i genitori, desiderano un futuro sereno per i propri figli e che per questo desiderio sono morti. Indignarsi e urlare affinché chi ha la responsabilità se le assuma e inizi ad agire.
Concludo con le parole di Papa Francesco dette durante la visita a Lampedusa nel luglio 2013: “La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto”, aggiungendo che “ Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere!”.
Agnese Giacobbe
http://www.repubblica.it/index.html?refresh_ce
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