Niente di nuovo sotto il sole del Medio Oriente

Domenica 06 Dicembre 2015 02:12 Cosimo Biliotti
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I 130 morti di Parigi del 13 novembre 2015 sono stati uccisi mentre stavano svolgendo una normale attività da cittadini occidentali. Non se la erano "andata a cercare". Non avevano disegnato vignette blasfeme, non erano andati in vacanza in resort di lusso a poche centinaia di metri da una baraccopoli del nord Africa. Erano persone qualsiasi che facevano cose qualunque e per questo ciascun occidentale si è sentito colpito. Tale ondata di commozione merita di essere seguita da un percorso di comprensione e analisi di cosa sta accadendo nel mondo, in particolare nel Medio Oriente, lo scacchiere dove si stanno focalizzando le maggiori attenzioni in quanto scenario di guerra e origine della minaccia che è in grado di colpire il mondo occidentale direttamente al cuore. 

Per spiegare cosa sta avvenendo in quella che tutti i bambini hanno iniziato a conoscere come Mesopotamia, ultimamente sono fioccati articoli su articoli, contraddistinti da una diversa profondità di analisi a seconda delle varie testate e dei vari autori. La lettura superficiale degli attuali avvenimenti si limita a tratteggiare un quadro molto semplice dove un gruppo terroristico di fondamentalisti islamici è riuscito a prendere con le armi il controllo di vaste aree di territorio tra l'est della Siria e il nord Iraq con l'intenzione di ricreare un califfato che ha la prospettiva di espandersi in tutto il mondo mussulmano. L'autoproclamato califfo, Abu Bakr al Baghdadi è un sanguinario che applica la legge coranica in modo radicale e brutale, portando morte e distruzione ovunque arrivino le bandiere nere del suo nuovo “non stato” chiamato ISIS o, come preferiscono i suo oppositori arabi, Daesh. Che il califfato esista è sicuro, sul perchè e sul come sia nato e sopratutto a chi faccia comodo è molto meno chiaro ma come ogni evento umano anche il Daesh non è comparso dal nulla e senza motivazioni. 
Attualmente la situazione in Medio Oriente è estremamente complessa ma non incomprensibile se si inizia a scavare nella storia di questi luoghi. Purtroppo in questa parte di mondo non si conosce pace da quando l'uomo ci ha messo piede in un susseguirsi di invasioni, guerre, genocidi e deportazioni che hanno determinato la situazione attuale.
Prima di affrontare le cause che vengono dal passato è però importante avere chiara la situazione presente. Attualmente i soggetti politici presenti in Medio Oriente sono:
 
Siria: a ovest si affaccia sul mediterraneo e ad est arriva fino all'alta Mesopotamia e ai deserti ricchi di petrolio nel punto dove confina con l'Iraq. La popolazione è di etnia araba e di religione è a maggioranza mussulmana sunnita. Nell'ovest del paese è però presente una minoranza mussulmana sciita (alawita) che è al potere con il dittatore Assad.

Iraq: a sud si affaccia sul golfo Persico e si sviluppa lungo il i fiumi Tigri ed Eufrate fino a raggiungere i deserti al confine con la Siria e le montagne del nord al confine con la Turchia. L'etnia è a maggioranza araba con una grande minoranza curda. Dal punto di vista religioso è divisa tra mussulmani sciiti a sud, che sono la maggioranza, e mussulmani sunniti a nord.

Iran: si trova ad est dell'Iraq ma confina a nord con la Turchia. Si affaccia a sud sul golfo Persico. L'etnia è a maggioranza persiana, quindi indoeuropea e non araba, e di religione mussulmana sciita.

Arabia Saudita: confina a nord con l'Iraq ed è bagnata dal golfo Persico e dal Mar Rosso ma non ha sbocchi sul Mediterraneo. L'etnia è araba e la popolazione è di religione mussulmana sunnita.

Turchia: é un ponte verso l'Europa e il Mediterraneo e confina a sud con Sira e Iraq e a est con l'Iran. L'etnia è in maggioranza turca e la popolazione è di fede mussulmana sunnita ma al suo interno ha una consistente minoranza curda.

Libano: si affaccia sul Mediterraneo e confina con Siria e Israele. L'etnia è a maggioranza araba. La religione è estremamente variegata visto che nel paese sono presenti grandi comunità di cristiani e di mussulmani sia sunniti che sciiti. Importante la presenza dell'organizzazione politica e militare Hezbollah, di confessione sciita.

Israele: è uno stato che si affaccia sul Mediterraneo e confina con Libano e Siria. La maggioranza della popolazione è ebrea e di religione ebraica. Confina anche con i contesi territori palestinesi abitati da una popolazione araba mussulmana sunnita.

Kurdistan: è una nazione ma non costituisce uno stato in quanto la sua popolazione è frammentata tra il sud della Turchia e il nord della Siria, dell'Iraq e dell'Iran. L'etnia è indoeuropea e la religione mussulmana o yazida.

Ovviamente questo quadro, che già pare abbastanza complesso in realtà è una semplificazione estrema perchè il numero di gruppi etnici e religiosi è sconfinato e quella che è stata una delle culle della civiltà umana è ora più che mai un crogiolo in fermento.

Appurata la situazione attuale si può iniziare a scavare nel passato dove a complicare ulteriormente la questione ci sono anche gli attori esterni che da secoli hanno cercato di esercitare la loro influenza su questi territori. Le azioni svolte dai paesi stranieri nel passato sono infatti ingrediente fondamentale per capire appieno cosa stia avvenendo adesso.

Il primo anello della catena di eventi che ci ha portato in questa situazione si perde nella notte dei tempi, ma visto che un punto di partenza per l'analisi va messo, la maggior parte degli storici propone di iniziare il racconto da circa un secolo fa. All'inizio del 1900 il territorio mediorientale era in gran parte sotto il controllo dell'impero ottomano, ovvero dei turchi, mussulmani sunniti. L'unico dei paesi sopra menzionati a non essere sotto l'influenza turca era l'impero persiano che era mussulmano sciita. E' a questo punto che entrano in gioco in maniera significativa gli stati stranieri. Regno Unito e Francia, prospettando la fine dell'impero ottomano, stipularono un patto per spartirsi l'Asia Minore: il famigerato accordo Sykes-Picot. Il progetto delle due potenze europee consisteva nel far rivoltare le tribù arabe contro i turchi promettendo loro la creazione di un grande stato arabo. I britannici già da vari anni stavano infatti favorendo in Arabia l'ascesa dei sunniti wahhabiti, particolarmente radicali, in chiave anti turca. Quando l'impero ottomano crollò dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale britannici e francesi disattesero lo loro promesse nei confronti del mondo arabo e si spartirono i vari territori a nord dell'Arabia in maniera arbitraria creando degli stati come l'Iraq, la Siria, la Giordania e il Libano con confini che racchiudevano assieme popoli diversi o ne dividevano altri che invece erano omogenei. Scelte sciagurate alle quali si vanno ad aggiungere la questione degli ebrei e dei curdi. I primi che nel Regno Unito avevano raggiunto una grande influenza ebbero un loro stato in terra santa mentre i secondi rimasero senza patria, strangolati nei confini di altri stati.
Dalla seconda guerra mondiale in poi la situazione in Medio Oriente continuò a complicarsi proporzionalmente all'aumento dell'importanza del petrolio che attirò l'attenzione delle varie potenze straniere che hanno manipolato la politica locale, favorendo fazioni e dittatori a seconda dalla loro utilità. Tutti i paesi dell'area hanno avuto quindi un percorso travagliato dove in un groviglio complicato si intrecciavano tensioni religiose, lotte di potere tra potenze straniere, ribellioni, genocidi e guerre per il petrolio. Ovviamente Iraq e Siria non fanno eccezione ed è proprio dai decennali problemi di questi due paesi che è sorto il Daesh, favorito in entrambi i casi da situazioni diventate ormai insostenibili, per troppo tempo ignorate e che è bene ricordare.
 
L'Iraq, come detto, è un paese arbitrariamente disegnato sulla cartina geografica dagli occidentali dentro al quale vive un insieme eterogeneo di gruppi etnici e religiosi. Un punto di equilibrio, ovviamente instabile, era stato raggiunto sotto la dittatura di Saddam Hussein, che con il pugno duro aveva imposto un regime relativamente laico in grado di tenere unito il paese anche grazie a guerre contro gli stati confinanti. Quando Saddam è stato deposto e giustiziato dopo l'invasione statunitense gli occupanti non sono stati in grado di garantire un futuro stabile al paese. Il potere è passato in mano alla maggioranza sciita, che ha governato in modo inadeguato sopprimendo le minoranze dei sunniti e dei curdi, risvegliando tra le varie fazioni antichi rancori rimasti sopiti durante la dittatura di Saddam. Nel nord del paese dove si trovano gerarchi di Saddam ormai deposti, tribù sunnite emarginate e gruppi terroristici legati ad al-Qaeda è iniziato a germogliare quello che diventerà il Daesh, in occidente noto come ISIS. Ovviamente è possibile e plausibile che dietro alla nascita del Daesh non ci sia il semplice odio e spirito di rivalsa di una minoranza repressa ma un progetto più strutturato che di questi sentimenti si serve come benzina per alimentare il fuoco. Quello che è sicuro è che il califfato non sarebbe mai diventato quello che è oggi se la situazione non fosse precipitata anche nel paese confinante: la Siria.
 
La Siria è un paese a maggioranza sunnita ma è governato dagli sciiti alawiti di Assad con metodi dittatoriali e brutali. Il malessere della popolazione è infine sfociato nel 2011 in un ribellione contro Assad, assieme alle altre rivolte arabe di quel periodo. Questo fronte di rivoltosi è però a sua volta estremamente variegato e composto da fazioni di etnia e religione diversa, spesso in contrasto tra di loro. Dalla ribellione è nata quindi una guerra civile sanguinosa e caotica che ha generato migliaia di morti e milioni di profughi. Approfittando del caos che regna nell'est del paese gli estremisti sunniti del nord dell'Iraq hanno invaso i territori della Siria occidentale. Una volta acquisito il controllo tra i due stati i miliziani hanno spianato con le ruspe il terrapieno che divideva i due paesi dai tempi dell'accordo Sykes-Picot. Nasceva così l'Islamic State of Iraq and Syria, Daesh per i nemici, che nell'estate del 2014 si autoproclama Stato Islamico con a capo il califfo Abu Bakr al Bagdadi.
 

Nessuno stato riconosce il califfato e il Daesh viene catalogato semplicemente come un gruppo terroristico che ha preso il controllo di alcuni territori in Iraq e Siria. A parole tutti lo condannano e una vasta coalizione a guida Usa che comprende anche vari paesi arabi ha iniziato operazioni di bombardamento contro obbiettivi strategici in mano al Daesh. La sproporzione militare è abissale ma nonostante questo il Daesh non pare subire gravi danni alla sua struttura logistica e i pozzi di petrolio dai quali il Daesh estrae l'oro nero che vende di contrabbando per finanziarsi sono intatti, neppura sfiorati da una bomba USA. Negli ultimi mesi è scesa in campo anche la Russia che ha iniziato a bombardare pesantemente vaste aree della Siria colpendo sia i ribelli anti Assad sia il Daesh ed entrando in contrasto con la Turchia. Col passare del tempo ci si è resi conto che la situazione non è lineare, lo schieramento anti ISIS non è così compatto come dovrebbe essere e forse non tutti fanno seguire i fatti alle parole o ancora peggio i fatti contraddicono le parole stesse. La realtà è che sullo scacchiere attorno al Daesh giocano tanti soggetti con obbiettivi divergenti.

Ecco i principali contrasti:

Sunniti-Sciiti: questa grande divisione, per semplificare, deriva da una divergenza di vedute su chi dovesse essere il legittimo successore di Maometto. Tale divergenza in teoria non sarebbe una buona motivazione per uccidere ma per secoli l'appartenenza a ognuno dei due credi è stata manipolata ed usata per sostenere lotte di potere che hanno generato milioni di vittime e tutt'oggi questa divisone è più attuale che mai. L'Arabia Saudita capofila degli stati sunniti e l'Iran leader degli sciiti si contendono il controllo del Medio Orente facendo leva su questa divisione. Con la Siria in mano al dittatore sciita Assad, il Libano controllato dagli Hezbollah sciiti e l'Iraq governato da un presidente sciita dopo la caduta del sunnita Saddam Hussein, l'Iran estenderebbe la sua influenza trasversale dall'Oceano Indiano al Mediterraneo tagliando fuori gli stati arabi sunniti dall'accesso all'Europa. Pare che una delle scintille dell'attuale caos sia stata l'opposizione di Assad al passaggio in territorio siriano di un oleodotto verso il Mediterraneo proveniente dal Qatar sunnita. L'apparizione del Daesh, ovvero uno stato sunnita tra Siria e Iraq, spezza l'asse sciita dall'Iran al Mediterraneo. Questa fatto accredita l'ipotesi che Arabia Saudita e Qatar stiano segretamente sovvenzionando lo stato islamico per contrastare gli sciiti ed abbattere Assad.

Usa-Russia: queste due potenze mondiali ormai da un secolo si contendono l'influenza su quella corona di territori euroasiatici che circondano la Russia. Gli Usa sono sempre stati più potenti dal punto di vista militare ma il loro isolamento geografico li ha sempre costretti a dover intervenire in Europa e in Asia per contenere le mire Russe. Il Medio Oriente è uno dei teatri dove va in scena lo scontro tra le due potenze con i Russi storicamente allineati con gli sciiti e l'Iran e gli Usa con gli arabi sunniti, semplificando al massimo ovviamente. Assad è considerato un filo russo ed è per questo che nella complicata guerra civile Siriana gli intenti di Russia e Usa non coincidono visto che i primi vogliono salvare il dittatore mentre i secondi vorrebbero la sua deposizione. Il legame domanda-offerta tra gli Stati Uniti, grandi consumatori di petrolio e l'Arabia Saudita, grande produttore, ha creato un sodalizio tra le due potenze molto forte. Petrolio e armi viaggiano da un paese all'altro nonostante i loro due modelli di società non siano esattamente coincidenti. Si è quindi venuto a creare il sospetto che gli Usa non stiano facendo il massimo per contrastare il Daesh perchè funzionale agli alleati sauditi. Altro aspetto da tenere in considerazione è la posizione di Israele: il califfato sembra dirigere i suoi sforzi molto di più contro gli sciiti che contro gli ebrei e allo stesso tempo Israele non ha mosso un dito con il Daesh. Probabilmente a nessuno dei due, per vari motivi, conviene attirare l'attenzione dell'altro ma questo strano atteggiamento ha innescato una serie di teorie del complotto secondo le quali il califfato sarebbe una creatura di Israele per contrastare l'Iran ed Hezbollah.

 

Turchia-Kurdistan: la maggioranza dei curdi, popolo senza stato, si trova in Turchia ma i territori dove vivono si estendono anche in Siria, Iraq e Iran. Da sempre perseguitati dai loro dominatori i curdi hanno nuovamente dovuto difendersi una volta che il Daesh ha invaso i loro territori. Forse i curdi, tra tutti gli schieramenti sullo scacchiere, sono quelli che più apertamente e palesemente si sono schierati contro il califfato. Essendo una minoranza interna turbolenta e ingombrante i curdi sono visti come una minaccia da Ankara che, più o meno velatamente, pare abbia favorito il passaggio di combattenti del Daesh attraverso il suo territorio diretti in Siria e Iraq a combattere proprio i curdi. Il califfato oltre a massacrare i curdi, svolge un altro compito gradito al presidente turco Erdogan: minacciare Assad, sgradito vicino. Questa tensione Erdogan-Assad ha scatenato l'ira del più grande alleato di Assad, la Russia che recentemente ha accusato Erdogan di trafficare in armi e petrolio con il califfato.

 

Questi sono solo i conflitti più significativi, ma ce ne sono decine di più piccoli e localizzati, tanti quanti sono le innumerevoli fazioni sul campo. E' questo uno scenario che pur nella sua complessità non è niente di diverso da quello che si può aspettare quando si mettono insieme una decina di gruppi etnici diversi, varie religioni utilizzate da secoli come strumento per plagiare la popolazione e ingerenze coloniali di potenze straniere, il tutto sopra una mare di petrolio. Pessimi ingredienti per chi vuole costruire la pace e l'armonia. Purtroppo anche se è utile e interessante conoscere la situazione attuale e capire come la storia ci ha portati a questo punto, alla fine si riduce tutto a un semplice e basilare istinto umano: combattere per il potere e per il controllo delle risorse, attività che in queste terre noi sappiamo andare avanti sin dai tempi dei Sumeri, e non perchè siano stati loro i primi che hanno iniziato a combattere ma semplicemente perchè sono stati i primi che hanno iniziato a scriverne. Niente di nuovo sotto il sole del Medio Oriente.

 

 
6/12/2015
Cosimo Biliotti

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 12 Dicembre 2015 15:21 )