Intervista e testimonianza sulla vita di Bruno Benedetti

Martedì 15 Settembre 2020 09:00 Alessandro Benedetti
Stampa

Firenze 4 maggio 2000 - intervista e testimonianza sulla vita di bruno benedetti e dei suoi ascendenti, fratelli e familiari

(Uno squarcio sulla condizione dei proletati della fine dell' ottocento ad oggi)

 

Voci: Angiolo Gracci, Franca (sorella), Tamara (figlia), Mirella Benedetti (vedova)

- Cerchiamo di ricostruire un profilo biografico di questo partigiano. I parenti mi hanno consegnato ora alcuni documenti che riguardano la sua storia di combattente della Resistenza.

- Dove sei nato?
A Vicchio di Mugello

- Che mestiere facevi?
A quattordici anni ero all'Officina Cipriani e Bacani come meccanico.

- La famiglia cosa faceva? Tuo padre cosa faceva?
Mio padre era contadino, prima di sposarsi e mia madre lo stesso. 

- Mezzadro o Bracciante?
Bracciangte. Mio padre era nato a Pistoia, figlio di un commerciante, addirittura. Poi morirono i genitori presto. Rimasero sette tra fratelli e sorelle. Le femmin le misero in collegio e i maschi li madarono in casa di contadini per queste campagne del Mugello.

- Era un piccolo commercainte?
Il suo nonno sì, il padre di mio padre.

- Commerciante in casa?
Portava le stoffe alle famiglie. viaggiava col cavallo, essendo un piccolo ambulante.

- Nelle campagne come usava una volta?
Sì!

- I ragazzi allora andarono a lavorare presto.
Li presero i contadini come braccianti.

- Quindi presso mezzadri
Sì sempre nel Mugello.

- Per cui Ferruccio crebbe presso qualche famiglia?
Sì, la famiglia Guasti di Vicchio del Mugello. E poi da grandi, una sorella chde era in collegio, la maggiore, cercò di ritrovare tutti i fratelli perché non sapeva dov'erano. E' un pò una storia, isomma, Riuscì a ritrovarli tutti.

- Come mai fu questa sorella a ritrovarli?
Perché era in collegio. Erano tre sorelle. Tre femmine e quattro maschi. Lei era la maggiore e quando usciì dal collegio ebbe voglia di ritrovare la famiglia.

- Questa era la famiglia del nonno?
Sì di mio padre. La famiglia del babbo, di Bruno. Poi si ritrovarono.

- Siamo alla fine del secolo scorso, dell'800? Primadella prima guerra mondiale?
Mio padre era del 1892. Quando si ritrovarono avrà avuto una  ventina d'anni.

- Comunqe fu questa sorella che prese l'iniziativa.
Sì di ricercare tutti.

- Dove erano sparsi?
I maschi nelle campagne del Mugello, Vicchio, ecc. Le femmine erano in collegio ma non le so dire in quale. Ma era a Firenze. Al Bigallo

- Era per gli orfani?
Sì per gli orfani. Avevano anhe dei beni a Pistoia, ma non ritrovarononiente. Poi si sposarono. Mio padre non faceva più il contadino, ma era a fare il guardiano a una villa e al giardino.

- La villa di chi?
Villa Santa Maria a Verrazzano, sempre el Mugello. Non ricordo bene.

- Era uno di Firenze'?
No di Vicchio, sempre del Mugello. Poi dalla Villa mandarono via mio padre perché era nato un secondo figlio e il padrone non voleva figli a giro per il giardino. Allora trovò da lavorare come muratore. Da vicchio venne a lavorare a Firene, come manovale. Poi nel '33 riuscirono a trovare una casetta s Firenze in via Centostelle, e dal '33 siamo stati sempre a Firenze.

- Vostro padre continuò a fare il muratore?
Sì, il manovale.

- E Bruno?
A quattordici anni entrò nell'Officina Ciriani e Bavcani. Era apprendista meccanico nel '38.

- Quanti figli ebbe suo padre?
Mio padre ha auto quattro figli.  Tre maschi e io.

- Come si chiamava suo padre?
Ferruccio Benedetti

- Quindi lui ha fatto per tutta la vita il muratore?
Sì. Fino a 60 anni.

-Quando è morto?
E' andato in pensione ed è morto subito.

- Per la vita dura?
Per la vita dura, poverino

- Nel dopoguerra?
Nel gennaio del '52.

- E Bruno invece?
Bruno ha lavorato in questa officina fino al '51/'52. Era comunista. Allora lo mandarono via.

- Ma io volevo arrivare alla Resistenza, poi si parla del esto. Quindi cresce fino a 14 anni.
Sì poi lavora al'officina.

- Quindi è nato nel 1924, ha quattordici anni nel '38.
E' andato a lavorare. Poi fu richiamato alla leva.
 In agosto. E di settembre andò, Fu richiaamato in agosto e l'8 settembre si buttò partigiano.

- Dove si trovava quando venne l'8 settembre? Tu lo ricordi?

- Era in Toscana o fuori?
No era fuori.

- Forse in Piemonte. Era aviere?
Sì.

- Quindi disertò lì, in Piemonte  e si unì ai partigiani.
Sì siamo stati 18 mesi sena avere notizie di questo ragazzo.

- Fino alla fine della Resistenza?
Fino alla fine.

- Che racconti avete avuto da lui sulla Resistenza? Qualche episodio, lei Franca, me lo aveva già raccontato.
Si, qualche episodio ce lo aveva raccontato. Poi lo sapete anche voi. Ci raccontava che si nascondevano nei carri di fieno. E i fascisti, più che i tedeschi, andavano col forcone a bucare per vedere se sotto c'era qualcuno. Sicchè ha passato dei brutti periodi. Poi fu preso prigioniero. Lo rinchiusero.

- Dai Tedeschi? 
Dai tedeschi a Cairo Montenotte.

- Fu preso dopo un combattimento?
 Sì. In un accerchiamento.

- Lo portarono in prigione?
Lo portarono in un casolare. Erano in diversi e la vigilia della Befana furuno confessati per essere fucilati la mattina della Befana, questi ragazzi. Perchè erano ragazzi. La notte ci fu un bombardamento, e riuscirono a scappare, di notte, durante il bombardamento. C'era neve, raccontava mio fratello. Per non far rumore a scappare da questo posto dove erano rinchiusi scapparono scalzi, con le scarpe in mano. Riuscirono a scappare e si salvarono grazie a questo bombardamento. 

- Ma lui era già stato partigiano?
Era partigiano.

- Quindi raggiunse nuovamente i partigiani?
Sì. Gli avevano fatto scavare la fossa, il giorno avanti. quello della confessione. Ha pssato momenti terribili. Raccontava cose che veramente ci facevano piangere e a ricordarle si piange ancora. 

- Oltre a questo episodio della cattura e del tentativo di fucilazione?
Ci raccontava tante cose. Non le ricordo nemmeno. Ero una figlioletta anch'io. Aveva visto strappare le unghie ai partigiani. Li legavano ai pali e gli strappavano le unghie.

- Anche i tedeschi?
I tedeschi e i fascisti insieme, perchè i fascisti sono stati peggio dei tedeschi.

- Ha visto torturare i suoi compagni ?
Si.

- Che torture?
Strappavano le unghie. Poi era stato aiutato un pò da una famiglia. C'era una ragazza che aveva il fidanzato di lassù che era partigiano. Allora erano nascosti e lei portava da mangiare. Mi diceva che avevano mangiato le bucce di patata.

- Quindi ha fatto un periodo lungo come partigiano. Non si ammalò? Era un ragazzo rubusto?
No, era come me. Piccolino e magro.

- Minuto e di statura bassa?
Sì. A me diceva che aveva un cavallo bianco. E io gli dicevo: "Bruno, come facevi a montare a cavallo?" E lui diceva: "Lo mettevo vicino a un muro".

- Sui rapporti con la popolazione delle campagne in Piemonte ha detto qualcosa?
Più che altro diceva che erano stati aiutati, più che altro da questa famiglia di contadini.
Poi si vide tornare a casa senza preavviso. ritornò così, con la gioia di tutti.

- Dopo il 25 aprile del 45', nel maggio del 45'.
Sì.

- Allora riprese il lavoro? Tornò alla Cipriani e Baccani?
Ritornò alla Cipriani e Baccani. Nel'52, di febbraio, lo licenziarono perchè era comunista.
La motivazione fu riduzione di personale, però praticamente licenziarono solo i comunisti. Lui ed altri comunisti.

- Ci fu una lotta alla Ciprinai e Baccani contro il licenziamento, se ben ricordo?
Sì. Avevano L'Unità in Tasca.

- E questo era sufficiente per il licenziamento?
Sì. Perchè lui lavorava coscientemnte sennò non l'avrebbero neanche ripreso 

- Come tornitore? Era addirittura diventato tornitore
Era bravo

- Ci furono delle lotte. Lei signora non si ricorda che cosa raccontava? Se il partito la sosteneva questa lotta?
l partito prima ci aveva dato una casa.

- Una casa popolare?
Nouna casa al Faliero pucci, in via Guglielmo Marconi, che era un circolo.

- Lei signora cosa faceva quando lo conobbe?
Io lavoravo. Andavo ad imparare a fare la sarta.

- Di dove è lei signora?
Di Firenze del Viale dei Mille

- Che famiglia è la sua famiglia. Suo padre che faceva?
Il mio babbo era alla Mineraria. 

- Che vuol dire la Mineraria?
Prima dell'ENEL c'era la Mineraria. Era della luce. Siccome non volle prendere la tessera del Fascio. lo buttarono via. Allora faceva il barrocciaio.

- Quanti figli eravate?
Tre femmine

- Quindi anche per voi vita dura?
Vita dura. Poi un babbo che non voleva che nessuno gli facesse sopprusi, siccè se trovava un fascista che gli diceva qualcosa lo cazzottava. Era un pugile, E' stato camione toscano. 

- Dei pesi Gallo, perché era piccolino anche lui? 
Si. Sicchè la mia mamma era disperata, perché era sempre in batteria.

- Lui reagiva
Avevamo un padrone di casa che si chiamava Lapi. Una volta fece una discussione. Il mio babbo metteva il ferro di cavallo, con un coltello per tagfliare le unghie: il mio babbo aqveva un ciuffo  così prese il coltello e si tagliò il ciuffo.

- Il padrone l'aveva preso per i capelli?
Sì, e lui si tagliò il ciuffo

- Una famiglia fiera. Che nome aveva suo padre?
Conti Gino. Lo chiamavano Zanzino di soprannome.

- Che fine ha fatto suo padre?
E' morto vecchio. Aveva 80 anni.

- Cosa diceva del dopoguerra, di come stavano andando le cose in italia?
Forse lui non era soddisfatto di come andavano le cose in Italia.

- Sperava che fossero andate in un'altra maniera?
Ecco, sperava che fosse andata meglio.

- E Bruno, cosa diceva di queste persecuzioni, lui che aveva combattuto?
Era deluso. Perché noi tornammo a questo circolo, e facevamo le pulizie in questo bar.Al Circolo Faliero in Via Guglielmo Marconi.

- Una casa del popolo?
Si poi principiarono a dir che che volevano le stanze.

- Dopo che fu licenziato fu nesso a lavorare lì?
No. Io facevo le pulizie. Lui andò in una ditta di gelati8 Lavorava d'estate e non 'inverno. sicché ci siamo arrangiati.

- Avevate già figli?
Si avevo lei e un maschio. Ci siamo arrangiati, Lui è stato un ragazzo che ha sempre lavorato. E' andato dai carbonai per non farci mancare nulla.

- Come si arrangiava?
D'estate lavorava ai gelati e d'inverno andava a portare l'acqua, andava a portare il carbone. Quello che trovava.

- Lui era un tornitore bravo.
Davvero.

- Quanto avvilito.
No. Rimasto male, perchè dopo aver fatto non è stato ricompensato.

- Cosa diceva della situazione politica come andava in Italia?
Non ne parlava più nemmeno.

- Si chiudeva in se stesso?
Era molto deluso. Io e lui. Anche s+a me mi presero. Perché il giorno delle elezioni non si può andare nelle case a porare la roba. Nè pastA, Né pane, né nulla. Allora a quell'epoca.

Ero nata io, mamma.

Quando scattò la legge truffa.

- Nel 53, 54

Si nel '53. Trovai questi democristiani che andavano da queste vecchine a portargoi lapasta.m Ma la domenica delle elezioni.

- Quandlo si andava a votare? Dove, qui a Firenze? Sapevo che in Sicilia portavano.....?

Sul Ponte al Pino, in via . Ero con un altro e gli dissi: "Guardi che è fini ta la campagna elettorale". Finisce il giorno avanti delle lezioni, Per l'appunto passò una camionetta della celere e mi isero sopra. Mi portarono dentro cinque giorni. Perché ero comunista.

- E contestava a quseti frmocristiani che violavano la legge elettorale?

Sì, Appena arrivai in questura venne il questore e mi fa "Uno di meno". No guardi che ha sbagliato perché io alle sette e mezzo stamani avevo bell'è votato". Sono stata ribelle come era ribbelle lui. 

Siamo stati tutti una famiglia di ribelli Mio padre ne ha buscate dai fascisti. Quattro o cinque volte.

- Dove?
Mio padre non l'avevano mai mandato a scuola.

- Nemmeno le elementari?
No, perché da ragazzino lo mandarono dai contadini su nel Mugello, non andavano mica a scuola. Guai se il padrone sapeva che il garzone andava a scuola, non poteva. 

- Il padrone non voleva?
No, non voleva.

- Magari il mezzadro sì, ma il padrone no.
Assolutamente. Ci raccontava certe cose, mio padre.

Una volta riuscì a comprarsi un paio di scarpe (allora portavano le scarpe alte) di "vacchetta".

Il contadino che lo aveva in caso lo brontolò. Gli diceva: non ti far vedere dal padrone, sennò ci licenz dal podere", perché aveva le scarpe nuove. Pensi, doveva stare con gli zoccoli, o con le scarpe più andanti.
Mio padre era sempre stato ribelle anche lui, e dai fascisti ne buscava diverse volte, perché cangava di poesia, improvvisava. Gli amici si ritrovavano nelle botteghe la sera, canavano e bevevano un bicchiere di vino. Tante volte l'hanno preso e l'hanno picchiato.

- Nel Mugello
No, no. Qui a Firenze. Dal 33 stavano a Firene. Passavano le squadre di fascisti. Non si poteva stare fuori dopo quell'ora. Siccome lui era di carattere ribelle, come erano tutti i miei fratelli, ne ha buscate diverse volte. Io quanto sento rammenare il fascismo, mi si rizzano i capelli dalla rabbia che mi fa.  

- E in famiglia, anche i suoi fratelli hanno subito consequenze per questo loro carttere?
Mio fratello maggiore l'8 settembre scappò e si diede alla macchia. E rimase nascosto. 

- Come si chiamava?
Sergio. Era del '22. Rimase nascosto nel Mugello per diverso tempo.

- Siete stati famiglie di antifascisti?
Tutti antifascisti. I fratelli di mio padre. Tutti.

- Suo nonno non aveva studiato? 
Mio nonno non l'ho conosciuto. 

- Suo padre e i fratelli di suo padre non avevano studiato?
No. Le femmine si perché erano in Collegio, ma i maschi no.
Perché erano tutti dai contadini. Anche lo zio Rinaldo. si ritrovarno a cantare di poesia insieme, e poi si accorsero che erano fratelli. Pensi che quando cantavano insieme, due non sapevano che erano fratelli. E' una storia.

- Come mai?
Perché nelle campagne andavano a cantare. Ma  tra fraelli non si erano più rivisti, perché li avevano mandati in campagna da piccini. 

- A che età?
Ora nln ricordo. Quando morì il loro babbo la loro mamma era incinta dell'ultimo figlio. Siccè erano tutti piccoli

- E quando mori?
Non so, perché me l'hanno raccontata questa storia. Erano nati tutti questi figli. L'ultimo però, quando morì, questopadre che faceva il mercante ambulante non era anora nato. Addirittura siccome andava a denunciae questi figli dandogli il proprio cognome, Benedetti, quando nacque l'ultimo era già morto.

- E chi era l'ultimo figlio?

Si chiamava angiolino. Era l'ultimo e andò a denunciarlo la mamma, perché il padre era morto. Gli mise il suo cognome, perché non potea dargli quello del padre. Infati l'ultimo fratello si chiama Fondi di cognome, come la mamma. Quindi aquando da gandi si ricercarono per ritrovarsi....

- La mamma li sparse tutti?
No furono gli zii, per prendere i beni, i soldi.
Fu il tutore. Avevano un tutore.
Gli presero  tutto e li misero agli Innocenti, e contadini, li presero agli Innocenti.
Fu una fratello del padre o della madre, Si impadronirono loro della poca rona che avevano.
Si. Questi ragazzi non si ricordavano quasi di avere dei fratelli. Solo la sorella maggiore si ricordava.

- Chi li aveva assegnati a contadini?
Erano agli Innocenti.
Lo chiamavano il Bigallo.allora.
La zia Elena lo raccontava. L'ultimo lo ritrovarono ch era già sposato e aveva figli perché lo ricercavano come angiolino Benedetti e invece si chiamava Fondi.

- Quindi Bruno era suo fratello e si ritrovarono...?
No non Bruno . Si chiamava Ferruccio.
Mio padre, non Bruno.

- Dove si ritrovavano a cantare insieme?
Nelle botteghe, come facevano anche nelle campagne.

- Aveva una bella voce?

Improvvisava in ottava rima.

Era analfabeta.

Lo chiamavano "il poetino", mio suocero.

- Lei lo ha conosciuto, signora?

Sì.

- Ha continuato a cantare anche da vecchio?

E' morto a 60 anni.

- Non si trovano tracce di queste poesie, di questi canti?

Di mio padre no. Ce l'ho dello zio ANgilino. Anche lui mi ha scritto la storia della vita di mio padre.

- E lei ha queste poesie?

Quelle di mio padre no. Ho le poesie scritte da questo zio, il fratello di mia madre. E questo mio zio mi ha scritto la vita di mio padre, perchè gliela chiesi io da giovane.

- Vorrei ricostruire la storia della famiglia, perchè questi episodi che vi ho quasi strappato sapeste cje interesse hanno per i giovani. Ci sono quelli che studiano, che fanno ricerche. Per questo li conservo. Queste sono cose preziose.

Mio zio addirittura mi ha fatto un libro, mi ha regalato le sue poesie.

- Tuo zio cosa fa?

E' morto un anno e mezzo fa...

- E cosa faceva?

E' stato cameriere, però aveva la vena di scrivere le poesie. Era poeta da sè, così.

- Aveva imparato a scrivere?

Aveva studiato. Era fratello di mia madre, anche lui nato a Vicchio. Poi venne a Firenze. Faceva il cameriere e autista in una casa di signori. Ha sempre fatto quel lavoro lì, però aveva l'hobby di scrivere.

- Quindi avrà trovato libri, giornali.

Leggeva molto e gli piaceva scrivere. Poi è morto nella casa di riposo qui a San Salvi. E lì scriveva, scriveva.

- E ha lasciato tutto questo?

Si, mi ha lasciato tutte queste poesie.

Siamo una famiglia di sfortunati ma..

Di combattenti.

- Di proletari.
Siamo sfortunati però, perchè io ho una figlia di 30 anni che non riesce a trovare da lavorare.

- Sposata?
No, è in casa.

- E ha un diploma?
Di stilista di moda. poi è stata quattro anni a lavorare al P.R.A, poi è andata a fare le pulizie conm delle imprese. Poi l'avevano chiamata in comune, per 50 giorni. E' stata a fare delle pulizie da delle signore. Poi l'hanno richiamata in comune per 7 mesi e ora è a casa.

- Come si chiama?
Laura Benedetti.

- E lei, signora?
Io lavoro alla previdenza sociale.

- Lei è la figlia di Bruno?
La maggiore. Ho succhiato col latte materno questo discorso, anche perchè quando ero piccola, negli anni 50' (sono nata nel 51') quando abitavamo in questa casa del popolo, partecipavo molto alle cose del mio babbo che, sì, era deluso però ci credeva ancora e si dava molto da fare per il partito. In questa casa del popolo c'era questo grande stanzone dove facevano le riunioni. Era sempre pieno perchè allora c'erano tutti socialisti e comunisti, insieme. Ricordo quetse riunioni perchè io mi sedevo lì e ascoltavo tutto. C'era questo gran fumo, tutta questa gente che parlava, ma io partecipavo. Poi quando c'erano le elezioni, che sempre si sperava di farcela, aspettavo che tornasse il babbo con gli altri che andavano al seggio a portare da mangiare alle persone dicevo: "come va, babbo? Come va?" " Eh, questa volta!"

- Questa eterna speranza di vincere le elzioni, e invece..
Poi mi ricordo di una volta che mi portarono in piazza Signoria. C'era Togliatti. Arrivammo presto. Ho proprio questa visione fotografico. Mi vedo proprio davanti, su questa transenna. Ero montata sopra in piedi. Avrò avuto cinque anni. 
Poi mi ricordo di una volta che mi portarono in piaza Signoria. C'era Togliatti. Arrivammo presto. Ho proprio questa visione.

- Suo marito cosa fa?
Lavora alla TELECOM. Noi sotto quesato punto di vista siamo fortunati. 

- E l'altra figlia, signora?
Ho due maschi e due femmine. Un maschio fa il muratore, quello che sta in casa. 

-C ome ai chiama?
Alessandro. L'altro Andrea,
- Ha studiato?

Ha fatto le Medie. Anche l'altro ha fatto le Medie ed è in una Ditta in cui fa l'autista. E' sposato.

- Di pensione quanto prende, Signora?
Settecentosessanta mila.
Ho ventimila lire di mio marito però. Quelle da partigiano.
Vergogna.

- Vive sola, signora?

No con due figli.

- Quindi lei sopravvive perché vive con due figli? Una è disoccupata e la figlia che sopravvive con la mamma, perché io vo a fare le pulizie ad una vecchina.

E' malata e ha l'asma. ma si arrangia ancora a fare le pulizie.

 - Quanti anni ha sigonra?

Ad agosto 71.

LE faccio tanti auguri!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share

Ultimo aggiornamento ( Martedì 15 Settembre 2020 17:43 )