MATTIA CORVINO A FIRENZE

Giovedì 10 Ottobre 2013 09:50 Antonella Burberi
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Mattia Corvino e Firenze.

Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria

Biblioteca Monumentale, Museo di San Marco, Firenze

10 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il 10 ottobre 2013, nell’anno della cultura italiana in Ungheria e ungherese in Italia, si apre al Museo di San Marco una mostra incentrata sulla figura di Mattia Corvino, re d’Ungheria dal 1458 al 1490 e, sulla trama di rapporti che legarono quel re all’Umanesimo e a Firenze, alla sua cultura e alla sua arte. E’ inevitabile che ciò comporti uno sguardo parallelo su Lorenzo il Magnifico, che di quella cultura e di quell’arte fiorentina fu assertore e propagatore, oltre che mecenate e ella storia fiorentina di quegli anni fu protagonista. L’idea di realizzare a Firenze una simile esposizione è stata concepita dal Soprintendente Cristina, Acidini, dopo la visione delle mostre realizzate a Budapest nel 2008 per il 550simo anniversario dell’inizio del regno di Mattia Corvino in Ungheria, dal Museo Storico di Budapest e da altre istituzioni, che hanno aperto nuove e stimolanti prospettive di conoscenza sulle relazioni intercorse tra l’Ungheria e l’Italia già a partire dal Trecento e sulla diffusione dell’Umanesimo in terra ungherese.

La mostra si è concretizzata in un progetto espositivo, elaborato congiuntamente da studiosi ungheresi e fiorentini: Peter Farbaky, storico dell’arte e vicedirettore del Museo Storico di Budapest, Daniel Pocs, storico dell’arte dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Accademia delle Scienze, Eniko Spekner, storico e Andras Végh, archeologo – storico, entrambi del Museo Storico di Budapest, Magnolia Scudieri, direttore del Museo di San Marco e Lia Brunori.

La scelta di San Marco come sede non è casuale, dato il ruolo ricoperto nello sviluppo della cultura umanistica dalla Biblioteca del convento domenicano, nel cui ambiente monumentale la mostra è stata allestita. Costruita per volere di Cosimo dè Medici nel 1444 e arricchita dalla straordinaria raccolta di testi appartenuti all’umanista Niccolò Niccoli, essa fu la prima biblioteca “pubblica” del Rinascimento, dove, in epoca laurenziana, si incontravano personaggi come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Agnolo Poliziano.

Il fascino esercitato dall’arte fiorentina e dal gusto mediceo e gli stretti rapporti che legarono Buda a Firenze e mattia a Lorenzo trovano la più evidente manifestazione nell’esposizione del prezioso Drappo del trono del re Mattia Corvino, uscito dalla bottega di Antonio del Pollaiolo. Il manufatto riassume in sé l’amore per i motivi classicheggianti allora in voga a Firenze, la presentazione di tipologie compositive elaborate dai maggiori artisti fiorentini e la straordinaria abilità nell’arte tessile raggiunta dalle manifatture locali.

L’apprezzamento dell’arte rinascimentale alla corte di Buda ricevette certamente stimolo anche dalla presenza di Beatrice d’Aragona, che Mattia sposò nel 1476, le cui sembianze ci sono presentate in mostra dal mirabile busto-ritratto di Francesco Laurana (Frick Collection, New York).

La mostra offre anche la visione congiunta di due splendidi piatti di maiolica (Londra, Victoria and Albert Museum e New York, Metropolitan Museum) dono di nozze della famiglia Aragona per Beatrice e Mattia.

Nel percorso ideale di ricostruzione dei parallelismi esistenti tra Lorenzo e Mattia, la mostra ha focalizzato l’attenzione sulla predilezione per “lo Studiolo” – luogo dei tesori e luogo di nutrimento dell’anima – sul favore per il “mito di Ercole” in funzione autocelebrativa, sulla creazione di una biblioteca adeguata al rango, indispensabile strumento di conoscenza, ma anche di qualificazione e di legittimazione dinastica.

Il percorso espositivo si chiude con lo sguardo sul “dopo Mattia”. Lo documentano due dipinti e un oggetto simbolo: il bel dipinto di scuola nordica che raffigura Giovanni Corvino, l’erede a cui Mattia tentò invano di attribuire la legittimazione necessaria per succedergli e il ritratto di Bianca Maria Sforza, la sposa prescelta per le nozze che sfumarono per motivi politici, dipinto da Ambrogio de Predis (Washington, National Gallery).

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