Artissima 2013: un bilancio

Lunedì 11 Novembre 2013 20:56 Simone Rebora
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Si è conclusa ieri, domenica 10 novembre, la ventesima edizione di Artissima, fiera internazionale d’arte contemporanea che conferma ancora una volta la sua posizione d’eccellenza in Italia. Non ci si stancherà mai di lamentare, infatti, la sovrabbondanza di fiere d’arte nel nostro paese (oltretutto in un periodo di crisi non trascurabile), mentre, per esempio, Inghilterra e Francia si limitano a produrre due uniche grandi fiere (le celebri Frieze e Fiac, svoltesi nelle scorse settimane), entrambe di altissimo livello. Nel Bel Paese, invece, sembra esista una fiera per ogni grande (o piccola) città, e, di fronte agli sforzi e le spese crescenti degli organizzatori, il mercato continua a ristagnare. Torino è ormai una delle poche a reggere ancora all’impatto della crisi, e ci si stupisce quasi a incontrare tra i suoi corridoi qualche gallerista che afferma di aver concluso delle vendite. Ma il sistema di Artissima è ben collaudato, si regge bene sul suo circuito di “collezionisti virtuosi” e attira sempre il pubblico delle gradi occasioni – catturato quest’ultimo dalla comprovata qualità della proposta artistica.

Qualche numero: la fiera quest’anno ha ospitato un totale di 190 gallerie provenienti da tutto il mondo (di cui 130 straniere: circa il 70%), affiancando alle 108 della “main section”, 27 new entries e tante altre, convogliate dai numerosi progetti curatoriali, vero “pezzo forte”, da sempre, della fiera torinese. Subito di fronte all’ingresso, così, i visitatori potevano immergersi nelle due sezioni Present Future e Back to the Future, dedicate la prima agli artisti emergenti, la seconda a quelli attivi tra gli anni ’60 e ’80, selezionati da comitati curatoriali di altissimo livello. Per il resto, ci si poteva poi immergere nel consueto clima fieristico, con proposte curiose e stimolanti, che un poco stemperavano l’inevitabile taglio “mercantesco” dell’insieme. Altro progetto di rilievo, un poco isolato sul fondo, era la sezione Musei in mostra, in cui musei, fondazioni e istituzioni pubbliche esponevano un’opera tratta dalla loro collezione. A chiudere il tutto, un ampio programma di talks con artisti e operatori del settore.

© Enrico Frignani

La fiera meritava una visita anche solo per la spettacolare struttura dell’Oval in zona Lingotto, forse però sostituita dal prossimo anno con una soluzione meno dispendiosa. Ma la fiera, come di consueto, si è espansa anche nel tessuto urbano della città. Il progetto più ambizioso, in questo ambito, è stata senza dubbio la prima edizione di One Torino, che ha coinvolto sei grandi sedi espositive della città (Castello di Rivoli, GAM, Fondazione Merz, Fondazione Sandretto e Palazzo Cavour), con lo scopo di “sottolineare le eccellenze di Torino e consolidare ulteriormente l’immagine della città e del territorio nel contemporaneo”.

Per DEApress, Simone Rebora

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