Frida Kahlo o dell'umano indefinito

Lunedì 12 Maggio 2014 12:28 Marco Ranaldi
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Leggere Frida Kahlo con gli occhii critici è obiettivamente difficile poichè, negli occhi dei suoi quadri c'è un infinito indefinito, un non confine di saggezza, rassegnazione, dolore, amore. Frida Kahlo, così maschera di sè stessa, così reale a sè stessa, dispone nei suoi quadri l'immagine, l'imago, riferimento indefinito o finito di una grandissima storia che non risiede nel tempo reale ma in quello dell'anima, della psiche. Tutto, proprio tutto e tanto altro è ora visibile nella grande mostra allestita alle Scuderie del Quirinale di Roma  e visibile fino al 31 agosto. La curatrice Helga Prignitz Poda ha così disposto, come icone, come immagine dialettiche e religiose, la vita infinita della Kahlo. La sospensione, l'esplosione, la dolcezza di una persona che ha una forte voglia di vivere, trasuda da ogni colore. Eppure, in un'epoca difficile per essere donna, per essere artista e sè stessa, la Kahlo è riuscita nell'imponderabile, nell'essere la stessa storia che ha narrato. In un infinito definito appunto, o dell'umano indefinito. Suscita quindi rancore, rabbia, dolore, cogliere dal suo gesto quello che una comunità intellettuale e umana (?) poteva comprendere di una vita che voleva essere vissuta. E in questo eterno comunismo, in una continua ricerca di una identità, alla fine la Kahlo si trasfigura in un sogno, indelebile, fortissimo che è poi la sua stessa dimensione psichica, rivelata solo agli occhi di chi sapeva guardare oltre. Ogni passaggio della sua storia sa di essere tale. Ogni parola scritta, narrata, appesa è solo ed unicamente storia, vita, amore indelebile per quel grande anelito alla perfezione che non ci appartiene e che riserviamo solo a quegli Dei che tanta paura fanno.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Maggio 2014 00:45 )