Firenze, Palazzo Strozzi – Dal 14 marzo al 21 giugno 2015 la mostra Potere e Pathos. Bronzi del mondo Ellenistico, allestita in collaborazione con il J. Paul Getty di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington e la Soprintendenza Archeologica della Toscana, sarà la prima tappa dell’esposizione - a Firenze nel prestigioso Palazzo Strozzi - per poi spostarsi a Los Angeles e Washington.
Il titolo della mostra Potere e Pathos vuole indicare il potere sviluppatosi dell’età ellenistica a partire da Alessandro Magno e che si chiude con Augusto, periodo storico in cui in tutto il bacino del Mediterraneo si affermarono nuove forme espressive che, insieme ad un grande sviluppo delle tecniche, rappresentano la prima forma di globalizzazione dei linguaggi artistici del mondo fino ad allora conosciuto.
Pathos, dal greco “sofferenza”, viene espresso dallo scultore ellenistico che, a differenza dello scultore greco dell’età classica che cercava equilibrio e serenità, si propone di riprodurre i diversi sentimenti non controllati: rabbia, passione, allegria, angoscia.
Oggi il termine Pathos, sta anche ad indicare il sentimento di passione, di forte commozione trasmessa dalla vista di un’opera d’arte e questa mostra non delude le aspettative a partire dall’allestimento in perfetta sintonia con l’architettura del Palazzo che l’accoglie e con le didascalie che richiamano le lapidi del mondo antico.
Il bronzo corinzio era considerato più prezioso dell’argento e le opere in bronzo oggi sono rarissime perché spesso venivano fuse per ottenere metallo da utilizzare per armi o monete, molte opere hanno assunto una particolare colorazione tendente al verde e per questo sono ancora più affascinanti.
Unica e irripetibile, questa mostra consente di vedere insieme per la prima volta i due Apollo-Kouroi arcaistici conservati al Louvre e a Pompei e l’Apoxyomenos di Vienna in bronzo con la versione in marmo conservata alla Galleria degli Uffizi ed utilizzata per il restauro.
La maggior parte dei bronzi esposti hanno provenienza marittima e non terrestre, sono il frutto di ritrovamenti per la maggior parte nel Mediterraneo e nel Mar Egeo ed è emozionante cercar di capire come si saranno sentiti quei pescatori di alici che, tornati al porto, trovarono appesa ad una maglia … una testa d’Apollo. E’ accaduto nel mare vicino a Salerno, nel dicembre del 1930, e la descrizione poetica di Ungaretti: “ fu allora alzata in palmo d’una mano rugosa e, tornata a dare la vita alla luce sanguinando per le vampe del tramonto, al punto del collo la recisero, a quel pescatore pareva il Battista”.
Ungaretti la vede e suppone, a ragione, che potrebbe trattarsi di un’opera d’arte di età ellenistica, e continua… “ha nel sorriso indulgente e fremente, non so quale canto di giovinezza risuscitata”.
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