PALAZZO PITTI - IL RIGORE E LA GRAZIA

Giovedì 22 Ottobre 2015 19:01 Antonella Burberi
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Vincenzo Dandini (Firenze 1609 - 1675) "Cristo caduto sotto la croce" 1646 - Firenze Seminario Arcivescovile

Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti, Cappella Palatina - Inaugura oggi 22 ottobre e sarà visitabile fino al 17 maggio 2016 la mostra "Il rigore e la grazia. La Compagnia di San Benedetto Bianco nel Seicento Fiorentino" a cura di Alessandro Grassi, Michel Scipioni e Giovanni Serafini.  La mostra espone un "tesoro" ritrovato: un nucleo di opere poco conosciute, dipinte da grandi artisti del Seicento fiorentino e  accuratamente restaurate in occasione dell'esposizione.

Le opere sono esposte nella Cappella Palatina, realizzata in periodo lorenese per volere di Pietro Leopoldo,  ed è sicuramente un valore aggiunto poter ammirare le opere esposte in un luogo ancora aperto al culto, ma visitabile solo in rare occasioni.

Le opere esposte provengono quasi interamente dal patrimonio della Compagnia di San Benedetto Bianco, una delle più prestigiose aggregazioni laicali fiorentine. La Compagnia, fondata nel 1357 presso il monastero camaldolese di San Salvatore, si trasferì nel 1383 nel convento domenicano di Santa Maria Novella, fino ad installarsi in via definitiva in locali appositamente edificati da Giorgio Vasari nel 1570 all'interno del Cimitero Vecchio, per estinguersi dopo il periodo di Firenze capitale, presso la Parrochhia di Santa Maria al Prato.

Il patrimonio della Compagnia, accumulato nei secoli su commissioni dirette  o con donazioni dei confratellim fu ceduto alla Curia arcivescovile di Firenze ed oggi è depositato nel Seminario Aricvescolile di Cestello. Della Compagnia, oltre a componenti della famiglia Medici, facevano parte anche artisti, trai quali Matteo Rosselli, Carlo Dolci, Jacopo Vignali, il Volterrano e Vincenzo Dandini.

Il centro della spiritualità della Compagnia era il sacrificio di Cristo:  Cristo sul Calvario, gli strumenti della Passione e la Croce erano i soggetti più rappresentati. Si possono ammirare anche piccoli quadri o immagini a stampa destinati a confratelli amici per uso privato e domestico.

La donazione più importante venne lasciata da Gabriello Zuti, si tratta di un ciclo unico con capolavori di cui ricordiamo Giacobbe ed Esaù di Lorenzo Lippi, Gioele e Sisana di Ottavio Vannini, Ritrovamento di Mosè di Jacopo Vignali.

Un'attenzione particolare meritano le due tavole di Cristofano Allori, restaurato per i danni riportati in seguito all'alluvione del 1966, raffiguranti San Benedetto e San Giuliano, originariamente attaccate per celare il reliquiario collocato nell'enorme altare della Compagnia e che, grazie ad un meccanismo di corte, poteva essere scenograficamente alzata per la loro ostensione.

 

 

 

 

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