L'Ostico rapporto tra l'Italia e l'arte contemporanea.
In questi giorni si è consumato un evento singolare per l'area toscana, una fiera dedicata alla non mai abbastanza amata arte contemporanea.
L'evento è stato ben strutturato, complice le moltitudini di gallerie provenienti da tutta Italia e confluite all'interno della struttura, permettendo così agli avventori di ottenere una panoramica circa le tendenze artistiche attuali ma anche di ritrovare grandi artisti del passato, il tutto condito dai "Talks", ovvero conferenze riguardanti i vari ambiti dell'arte.
Sabato 7 maggio ve ne sono tenuti due, uno riguardante il dialogo tra le strutture pubbliche -hanno partecipato la presidente della fondazione Pecci, Irene Sanesi e la direttrice dell'associazione Scompiglio- e di alcune gallerie private. Quest'ultime rappresentate da collezionisti e galleristi, Claudio Cosma e Vittorio Gaddi; mentre l'altro "Talk" era tra il mondo curatoriale indipendente e quello pubblico.
Da questi interventi è venuto fuori un dato negativo e un dato positivo:
Il dato negativo è che, nonostante la Toscana sia all'avanguardia rispetto al tema, non vi è un sistema a livello nazionale che aiuti o regoli le attività nell'ambito, il perché è presto detto: se alla gente comune non interessa niente di artisti che fanno opere apparentemente senza un senso compiuto, figuriamoci allo Stato.
Il positivo è che la Toscana, nonostante le apparenze, è molto attiva in questo ambito, nonostante la ritrosia pubblica riguardo ciò che l'arte contemporanea è -" ho una galleria bellissima ed è per questo che la tengo sempre chiusa" ha commentato Claudio Cosma, proprietario della galleria Sensus a Firenze. Le varie comunità artistiche toscane si aiutano molto tra di loro, collaborano e brillano soprattutto nei centri secondari della Toscana nonostante il continuo offuscamento dal grande diamante che è Firenze, vittima della sua storia, divenuta ormai da cartolina (Duchamp riempirebbe di baffi ogni angolo della città).
Da questi interventi è facile intuire che ci vorrà molto a creare un sistema che armonizzi le varie realtà esistenti in Italia e che ci vorrà anche molto a farlo funzionare; auspicabilmente con l'imminente riapertura del Pecci, si potrebbe ottenere un centro di "irradiazione"di arte e di informazione(ruolo che negli anni 80 gli era stato riconosciuto) ma tutto dipenderà da come verrà gestito sia internamente( la presidente sembrava molto combattiva e volenterosa) e dalle istituzioni pubbliche.
E' tutto da vedere.
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