Custodi della memoria, migliaia di guerrieri in fila, di dimensioni reali e uno diverso dall'altro, spalancano le porte del tempo e si offrono allo stupore di chi vede superata ogni aspettativa.
Riemerso dalle viscere della terra dopo duemila anni, l'Esercito di Terracotta riesce a stordire per la sua bellezza anche il piu' insensibile e disinteressato dei visitatori.
Se quasi quarant'anni fa, alcuni contadini, non avessero scavato un pozzo per l'acqua e non fosse apparso questo esercito, adesso Xi'an sarebbe una qualsiasi metropoli cinese, lontana dagli interessi culturali del mondo intero.
Al di la' del quartiere musulmano con la sua bellissima e inconsueta moschea in puro stile architettonico cinese, questa citta' offre ben poco ai turisti.
A dire la verita' offre moltissime cose, come qualsiasi altra citta' della Cina: banche, ristoranti, immensi centri commerciali e negozi dove la merce tracima in modo quasi nauseante.
Quelli che mi colpiscono di piu' sono i negozi che vendono computer e telefonini: migliaia di modelli che invitano migliaia di cinese a farsi guardare, adorare e comprare.
Nonostante sia affascinata dalla tecnologia e dal potenziale rivoluzionario che c'e' in essa, mi chiedo sempre se questa non ci abbia tolto l'incanto che esiste nella naturalezza dei rapporti umani non mediati dall'elettronica.
Comunicare con i gesti puo' essere divertente, ma non sempre da i suoi frutti.
Stamattina, alla fermata dell'autobus ho tirato fuori velocemente il piccolo frasario in cinese per mostrare a due ragazzi la frase che mi avrebbe aiutato a prendere l'autobus giusto per andare alla stazione e da li' prenderne un altro per andare a vedere l'Esercito di Terracotta.
Saliti anche loro sullo stesso autobus, una volta scesi, il ragazzo che conosceva pochissime parole di inglese, spippolando sul suo telefonino probabilmete alla ricerca della traduzione, mi dice, in inglese, che avrei dovuto prender poi il n. 306. Ho confermato e insieme ci siamo diretti al piazzale delle partenze.
Salgono anche loro sul 306.
Si parte e dopo poco li rivedo spippolare freneticamente sempre sui loro telefonini. Trascrivono qualcosa.
Sorridendo, mi passano un fogliettino dove c'e' scritto in un perfetto inglese " Per l'Esercito di Terracotta, scendi all'ultima fermata. Benvenuta in Cina.
Buona Fortuna"
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