Se non siamo in procinto dell'otto Marzo, quando anche la Vodafone si sente in vena di regali, appassiscono le mimose e la donna va a farsi benedire! Si continua a parlare di violenza sulle donne e non ci saranno decreti o proposte di legge che potranno porvi degli argini. Più utili di qualsiasi divieto o costrizione sono in generale pensieri, parole; in particolare, un libro, la cui impostazione va al di là della donna per giungere al cuore stesso della questione: Dolceamara invincibile fiera, di Irene Lucchesi, una ventiquattrenne con occhi vispi e una risata coinvolgente.

(Presentazione di "Dolceamara invincibile fiera" all'Ibs di Firenze)
Il libro dal modico prezzo, edito dalla Clinamen, si presenta già nel sottotitolo: Eros Potere e Pornografia. È un climax di sfere che si chiarirà nella lettura stessa del libro, facendo luce sul modo in cui diversi “ambiti” delle nostre vite risultano indiscutibilmente intrecciati. La chiave di volta del saggio è l'alterità, la capacità di vedere l'altro per come egli si presenta a noi e l'ambizione di prenderci cura di qualcuno a cui non possiamo e non dobbiamo sovrapporci, nel nostro progetto di “consapevole felicità”. Ma andiamo con ordine. Il libro si sviluppa srotolandosi da un'iniziale cornice filosofica, un quadro teorico heideggeriano (che risale a Essere e tempo) che imposta il problema dell'eros, della relazione erotica e della sua suscettibilità a essere ridotta dal “discorso del potere” in banalizzazioni pre-impostate dalle sue tecniche, che non dialogano ma impongono.
L'autrice, quest'Ipazia che si nutre di amore, ha in mente il frammento di Saffo, la scuola di Francoforte, ma anche e soprattutto la filosofa statunitense contemporanea Martha Nussbaum e la sua filosofia delle emozioni, della cura. Donarsi all'altro, questo è il punto. I concetti filosofici sono preliminari all'argomentazione, ed è il punto in cui la lettura appare un po' ostacolata, per poi lasciar posto a una sintassi lineare, senza fronzoli né orpelli. La riflessione filosofica funge da intimo connettivo, nel senso che è l'ispirazione stessa ad essere filosofica, di quella filosofia curiosa che si interroga, che non si accontenta delle riduzioni o di ciò che ci risulta familiare, ma che scava in questa quotidianità per riallignare le più intime questioni di senso affievolite dalle pratiche del Potere, della cultura e della coscienza dominante, totalizzante e dai pregiudizi che ne derivano. Fare filosofia è innanzitutto trasgredire, trascendere, mantenendo una coscienza vigile, uno sguardo libero, non addomesticato. Dunque, di cosa scrive Irene? Del rapporto con l'altro, in tutta la sua complessità, inclusa la sua corporeità. Lo stile di dissertazione filosofica si ritrae nel momento in cui la discussione si inserisce nei ritmi di vita contemporanei, ovvero come risultante delle coordinate virtuali e tecnologiche in cui ci troviamo “gettati”, scriverebbe Heidegger. L'individuo e l'altro sono realtà incarnate e non semplici concetti e l'apertura all'altro viene parafrasata come possibilità di incontrare l'altro anche e soprattutto attraverso il suo corpo, senza inglobarlo come riflesso narcisistico. L'io nel rapporto erotico è estromesso come individuo; egli sacrifica la sua individualità per donarsi e abbandonarsi nell'abbraccio inclusivo dell'altro, per sciogliersi nelle membra dell'altro, per citare in modo impreciso Saffo. Eros è pulsione di essere, fluido, è dentro e oltre la sessualità intesa come mero apparato riproduttivo o funzione procreatrice, è “potenza invincibile, (…) sapori intensi e contraddittori”. Eros è amore e tante altre vibrazioni. Dobbiamo mantenere lo spessore del collegamento tra eros e pornografia, il che significa abolire le definizioni triviali e banali che fanno della pornografia lo spettro dell'osceno o della sua negazione nella sublimazione.
L'autrice parla del bisogno che il mercato offra più “voci” pornografiche e quindi del necessario ampliamento della “tirannia genitale”, delle scene girate per l'uomo, con uno sguardo più sottile o, per rimanere avalutativi, diverso, femminile. Fuoriuscire dalla banalità degli stereotipi super dotati e depilati significa immergersi nella vita reale, nella sessualità che non diventa show televisivo. I vari Beautiful di cui Hollywood si è arricchita si alimentano di mediocrità, in cui il sangue, la vita fin dentro la morte viene censurata e il piacere diventa attività, industria, audience. A tal proposito, si citano Andrea Dworkin, Catharine MacKinnon, Robin Morgan, come pure la lettetatura erotica al femminile, esemplificata da Anais Nin e il suo Il Delta del Venene. Sguardi e approcci differenti. Il corpo deve rimanere un concetto espressivo, quindi rimandare intrinsecamente alle emozioni, a quella sfera dell'io non barattabile. Il lavoro di Irene è rigoroso, è una riflessione che ha il talento di esprimersi in modo chiaro, senza scadere nei moralismi vari, nonostante abbia come oggetto “teoretico” una tematica così complessa come l'eros nelle sue implicazioni pratiche, morali, ovvero l'espressione dell'azione dell'io nel mondo attraverso lo sguardo dell'altro-da-me e nella personalità del diverso-da-me. Vedere nell'altro una parte dell'io, del suo essere al mondo, del suo prendersi cura di ciò che incontra, significa intravedere possibilità alternative di condotta etica, che siano inusuali rispetto al filone tradizionale che la Modernità e il paradigma della scienza che non pensa ci hanno paradossalmente consegnato.
Cosa c'entra dunque la filosofia con una pornografia autentica, erotica?Entrambe inseguono un surplus, un non-necessariamente-concettualizzabile: l'una la curiosità, l'altra il piacere, che non possono essere ridotti o quantificati senza snaturarsi. Tutto ciò vale, nella prima di una lunga serie credo di pubblicazioni di Irene Lucchesi, se l'io si preoccupa di inserire l'altro nel suo progetto di felicità senza scavalcare le sue peculiarità e se teniamo ben presente lo scarto che separa eros/logos, nella discussione della questione. Dalla consapevolezza della dimenticanza (dell'io, dell'altro e del loro rapporto come pure dello scarto eros/logos), è possibile riscattare l'eros e avvicinarsi in senso emotivo all'altro. Il punto è (re)imparare a vedere le sfumature, i colori, per sperimentare un nuovo uso del proprio corpo e acquistare nuovi gesti, posture per stare al mondo, in un mondo in cui non possiamo prescindere dall'altro. Se ci accontentiamo del corpo banalizzato, inibito nel suo nucleo significativo, allora non ci sarà spazio per un eros che è di per sé pratica eccedente, se non si perimetra nei set del Potere, dell'industria culturale, pornografica e nelle sue ripetitive attese.
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