Cosa ne è stato della poesia? I grandi poeti come Dante, Pascoli, Foscolo, un tempo molto apprezzati, oggi a molti risultano noiosi. Certo, quasi tutte le famiglie possiedono almeno un testo della bellissima letteratura italiana ma, per la maggior parte, si tratta di romanzi. E' sempre più raro trovare una famiglia che sia in possesso di una raccolta di poesie, specie dei grandi poeti del passato. Spesso questi libri vengono dimenticati, nascosti in un angolino della libreria, sotterrati da romanzi moderni. Forse proprio questi romanzi hanno contribuito a rendere meno interessante la poesia: scritti in un linguaggio più semplice e attuale, risultano certamente più comprensibili.
Eppure la bellezza della poesia risiede proprio in quei simboli nascosti, in quel fonosimbolismo utilizzato soprattutto da Giovanni Pascoli, secondo il quale le parole, con il loro stesso suono, suscitano delle sensazioni e alludono a qualcos'altro. In questo modo, sta al lettore dare un significato alla poesia, interpretarla. Con i romanzi, invece, al lettore è richiesta una minore immaginazione, poiché non vengono utilizzati simboli, ma i fatti sono descritti normalmente.
Siccome la poesia è un genere letterario più specialistico, interessa anche un numero minore di persone, rispetto al romanzo. Se la scuola non inserisse gli antichi poeti nel programma di studio, probabilmente qualcuno non li conoscerebbe neppure. Ma forse proprio la scuola è una delle cause per cui la poesia antica è diventata "noiosa". I ragazzi sono costretti a studiare questi autori, mentre in passato venivano letti liberamente. In ogni caso, la nuova società delle comunicazioni di massa ha contribuito all'"estinzione" della poesia. Al giorno d'oggi, per esprimere i propri pensieri non si utilizza più la poesia, come una volta, bensì la radio, i giornali, Internet e soprattutto la televisione.
Eugenio Montale afferma che "sotto lo sfondo così cupo dell'attuale civiltà del benessere anche le arti tendono a confondersi, a smarrire la loro identità" (1). Se ci pensiamo bene, queste nuove forme di comunicazione sono sì molto utili, ma non così affascinanti da poter sostituire la poesia. Il problema è che, purtroppo, i giovani si lasciano condizionare dalla moda e dai mass-media. Questo è un modo per farsi accettare dagli altri, per non essere considerati "diversi". Ma allora, in una società in cui tutti si vestono, si comportano e si esprimono allo stesso modo, è la poesia o siamo noi ad essere "noiosi"?
Tuttavia, sarebbe sbagliato affermare che la poesia è irreversibilmente morta, dal momento che c'è ancora qualcuno che ama scrivere poesie ed esprimere i propri sentimenti tramite esse. Sicuramente sono pochi oggi i ragazzi che rivelano i propri sentimenti alle ragazze dedicando loro una poesia. Ma qualcuno lo fa ancora e questo lo rende originale.
In ogni caso, la poesia odierna non è così affascinante come quella "simbolica" del passato. Cosa fare, allora, per recuperare l'antica "vera" poesia? Innanzitutto, più che gli autori, bisognerebbe amare la poesia, in quanto rappresenta la cultura italiana. D'altronde, è la stessa poesia che mantiene viva la memoria del poeta, come sosteneva Ugo Foscolo con la sua teoria della "poesia eternatrice".
"Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo" sostenva Orazio nell'ode numero 30 del terzo libro, riferendosi alla poesia, la quale avrebbe contribuito a mantenere viva la sua memoria. E così è stato.
Fonti:
(1): http://www.itcgdavinci.it/old/quintaa/montale_7.htm
Ilaria Baldini
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