Mostra fotografica: DESIDERANDO CITTA'

Venerdì 25 Novembre 2016 13:36 Elide Salvemini
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FESTIVAL MEDIARC

DESIDERANDO CITTA' - URBAN SPACES  AND CREATIVITA' 

Mostra fotografica dal 24 al 30  Novembre

Ex chiesa Santa Verdiana - Piazza Ghiberti 27 – Firenze

Partecipano: Marco Agresti -  Andrea Berti - Sergio Biliotti - Francesca Dari - Guido De Felice

Luca Grillandini - Silvana Grippi – Massimo Pieraccini – Thomas Maerten – Shabba

 

DEAPRESS PRESENTA

L’idea di “città” è variabile, da civitas a  castrum, fino ai nostri giorni alla, città metropolitana che il rapporto con le periferie, trasforma il concetto di “genius loci” o “luogo abitato”, contestualizzato con i ritmi accelerati di un pulsare umano, in osmosi con l’urbanizzazione, in dialettica tra cemento e verde.
Nasce dunque, spontanea l’esigenza di vivere in un’isola che non c’è, questo è il sogno dei contemporanei: una ricerca di idealizzazione che ognuno si porta dentro e trasmette alle nuove generazioni.

I cambiamenti economici hanno portato ad una riconfigurazione dello spazio, caratterizzata dalla frammentazione in aree, che progressivamente si differenziano, lo sviluppo della mobilità (e compressione dello spazio e del tempo) per chi “abita” la città ma anche per chi ci si reca per lavoro o per servizi; questo non costituisce un fenomeno locale che si distribuisce in modo omogeneo sul tessuto urbano.

Le diseguaglianze assumono distribuzioni spaziali nuove e complesse che mettono in primo piano la questione della “segregazione” territoriale, dell’accesso alle risorse e ai servizi. La periferia può diventare un margine all’espressione, un territorio sventrato a causa delle concezioni di marketing gestionale che tende a svuotare il “centro storico” per renderlo vetrina/museo per i visitatori/fruitori giornalieri.

Il gruppo DEApress con questa mostra fotografica intende evidenziare una ricerca che parte dalle sensazioni emozionali, sentimenti personali, attraverso un lavoro di indagine rivolto ad altre dimensioni di città sparse nel mondo, fino a descriverne metaforicamente, attraverso le immagini fotografiche, un segnale di diverso significato/significante.

Ogni autore ha apportato il suo contributo architettonico/archeologico che, stratificato nella concezione filosofica, rende visivamente uno scenario gradevole attraverso la Galleria scelta, una “chiesa sconsacrata”,  all’interno della struttura universitaria “Scuola di Architettura”.

 

Marco Agresti

Ho interpretato il titolo descrivendo la sensazione di integrazione tra le architetture storiche e quelle moderne, del mantenimento della tradizione e del rispetto e della salvaguardia della natura come fonte rigeneratrice dallo stress della vita quotidiana, che ho provato passando alcuni giorni a Londra e dintorni.

Il progetto ha l’intento di descriere con tre quadri la sensazione provata, passando alcuni giorni a Londra e dintorni, di integrazione tra le architetture storiche e quelle moderne, del mantenimento della tradizione e del rispetto e della salvaguardia della natura come fonte rigeneratrice dallo stress della vita quotidiana.

Foto scattate nel Parco di Richmond e di Greenwich –

Il Pub, locale immancabile in ogni città e villaggio inglese, ora con i vetri trasparenti quasi a permettere alla tradizione di proiettarsi verso la modernità che vive all’esterno. Il quartiere dei Docklands, nome semi ufficiale di una zona dell’est di Londra. I docks erano anticamente parte del Porto di Londra, un tempo il più grande porto del mondo, ora è il nucleo finanziario di Londra “La City” (Canary Wharf). E’ la zona più moderna di Londra, ma conserva tra i modernissimi grattacieli le strutture del vecchio porto fornendo una prospettiva d’integrazione tra architettura storica e moderna.

 

Andrea Berti

 

La ricerca nella città di un momento di  libertà  ed espressione  all’interno dei canoni architettonici che racchiudono la vita di una comunità che cerca di fuggire. Una ricerca di città creativa al di sopra delle righe un immaginario che esce dalle regole, un desiderio  di vita creativa attraverso la street art inventata per far sognare, inventata per rinnovare muri e finestre scalcinate. L’utilizzo del disegno degli emergenti e l’espressione di un desiderio di città “altra”

 

  1. 1.Streat Art - Art Street - Desiderio di Libertà

 

Francesca Dari

HIGH LINE, NY. Un esempio di riqualificazione degli spazi urbani.

Le foto che vi presento sono state scattate un mese fa a Mahattan. Ho deciso di esporle per mostrarle a chi, come me, fino a poco tempo fa, non conosceva l’esistenza di High Line Parco Lineare. Si tratta a mio avviso di un esempio “Illuminato” di come uno spazio in disuso, nel centro della città, sia stao “rivitalizzato” e “restituito” alla cittadinanza.

La High Line è un parco lineare di New York realizzato su una sezione della ferrovia sopraelevata chiamata West Side Line facente parte della più ampia New York Central Railroad.

La High Line Park utilizza la sezione meridionale in disuso della West Side Line di 2,33 Km, che corre lungo il lato occidentale di Manhattan tra Gansevoort Street – tre isolati al di sotto della 14°a strada – nel Meatpacking District, attraversando Chelsea, fio all’altezza della 34 ° a strada, presso il Javits Convention Center nel West Village.

La West Side Line fu costruita nei primi anni trenta e abbandonata nel 1980. Nel 1999 si costituì un’associazione di residenti della zona, la Friend of High Line, in opposizione all’ipotesi di abbattimento dell’infrastruttura, opzione più volte ventilata, proponendo la sua riqualificazione in parco urbano. Il progetto della promenade verde, realizzato dagli architetti Diller Scofidio e  Renfro, e dallo studio di architettura del paesaggio James Corner Field operation, è stato poi approvato nel 2002 mentre i lavori sono cominciati nel 2006. La prima sezine, tra Gavensvoort Street e la 20°a strada, è stata aperta al pubblico nel giugno 2009; un secondo troncone fino alla 30°a strada è stato successivamente aperto nel 2011. La terza e ultima fase è stata ufficialmente aperta al pubblico il 21 settembre 2014.

Silvana Grippi

Il dammuso nasce come elemento rurale e tiene conto delle peculiarità dell'sola di Pantelleria: il vento, il caldo, la scarsità di piogge e la ricchezza di materiale lavico.Gli esemplari più semplici sono costruzioni, in materiale lavico locale, murati a secco con duplice paramento di pietre sbozzate a spacco e mura di notevole spessore.

Queste tipiche costruzioni dell’isola di Pantelleria sono frutto della civiltà araba che ha tramandato il concetto di abitazione vivibile senza violare la natura, anzi armonizzandola con l’ambiente attraverso l’uso di materiale naturale come la pietra scura vulcanica e la calce bianca. Tale tradizione viene ancora tramandata dai contadini panteschi. 

L’intera isola rappresenta un raro caso di “città desiderata” con il suo messaggio didiversità e semplicità nel modo di vivere naturale. Le piante di queste costruzioni sono generalmente quadrangolari ed ogni abitazione è sormontata da una copertura a cupola o più raramente a botte, imbiancata a calce, usata per la raccolta delle acque piovane che alimentano le cisterne.

Caratteristici elementi di arredo architettonico del dammuso pantesco sono la casena (nicchia nelle pareti), la ducchena (banchina in pietra addossata alle pareti), la pinnata (tettoia con travature in legno e copertura di canne) e il passiaturi (corridoio scoperto per il collegamento di ambienti diversi).

Quasi sempre accanto ad un dammuso si trova una costruzione circolare in pietra lavica chiamato “Jardinu” dentro la quale si coltivano alberi da frutto, protetti così dall’incessante vento che batte l’isola. Tutti gli elementi che caratterizzano queste costruzioni hanno una funzione specifica: gli spessi muri, fino a un metro e quaranta di larghezza, garantiscono l’isolamento contro il caldo d’estate e il freddo d’inverno, così come le piccole dimensioni di finestre e porte.

La scelta di questo reportage è orientato a far vedere come, sia ieri che oggi, tra tradizione e modernità, si possa vivere con gli elementi della natura senza intervenire con metodi moderni e invasivi.

Luca Grillandini

Questo lavoro svolto in varie città mi ha permesso di fare u confronto tra culture differenti dove però in alcune c’è già la concezione del recupero in altre invece c’è l’annullamento delle tradizioni. Questi sono frammenti di reportage che  fa parte dal concetto di città che convive  tra tradizione e modernità. Un analisi strutturale che parte dalla visione di luoghi già ristrutturati ad esempio Liverpool, l’ex villaggio industriale a Crespi d’Adda ad oggi in via di recupero o come le nuove costruzioni ad Accra in Ghana , che sono l’emblema dell’esasperazione di una nazione che ha raso al suolo la sua precedente cultura . Il tentativo è quello di cogliere lo sviluppo architettonico moderno nella sua rigida schematicità, frutto dell’idealizzazione geometrica  dell’architetto moderno in contrasto con l’essenza vitale che scorre nei luoghi del  racconto.

  1.  L’aggressività moderna  - recupero di alcuni rioni di Liverpool, conviventi con edifici cubici in vetro e metallo che riflettono la trasversalità della  inglese
  2. Luoghi da recuperati -La seconda fotografia, scattata in Lombardia a Crespi D’Adda, ex villaggio         

industriale è attualmente in via di recupero.

  1. La banalità del metallo - Esprime uno slancio rigido che si proietta in un tempo nebuloso verso il

futuro

  1. Un Centro Spento -Foto scattata nel centro di Accra( Ghana), mostra come una nazione fortemente

tradizionalista si stia fondendo con una cultura occidentale

 

Massimo Pieraccini

Massimo Pieraccini ha voluto evidenziare il disagio di chi la città l’ha perduta per cause naturali, il terremoto che stà devastando il centro Italia negli ultimi mesi. Con l’intento di stimolare il dibattito tra ricostruzione auspicata e voluta dagli abitanti e ricollocazione.

Una ricostruzione in loco lunga difficile complessa ad iniziare dalla valutazione di quali immobili, sia privati che pubblici, demolire completamente e quali invece recuperare, con attente opere di ristrutturazione. Come e dove smaltire le tonnellate di metri cubi di calcinacci, per recuperare gli spazi necessari alla ricostruzione.

Desiderando Città, come chiedono a gran voce gli abitanti dei centri e dei borghi colpiti dal terremoto, la loro città nel suo territorio, con la sua storia. Ricostruita come prima e anche più bella come promette la politica, che talvolta non fa i conti con le esigenze tecniche, con la burocrazia, e con i tempi infiniti.

Alternativa? Abbandonare tutto, individuare nuove aree e ricostruire tutto da zero!  Che stile scegliere per la ricostruzione? Con quali criteri riassegnare ad ognuno l’equivalente di quanto aveva? L’importante è provare a fare presto, la gente è in mezzo alla strada ed ha tanta tanta voglia di normalità!

Shabba

Panta rei

Viviamo in un mondo frenetico dove il tempo scandisce il ritmo delle nostre vite.

Non riusciamo a soffermarci nemmeno di fronte alle bellezze della vita ch ci troviamo davanti, perché impegnati a portare a termine i nostri compiti e ordini.

Siamo schiavi del tempo, siamo schiavi del nostro ego.

Con i frammenti che propongo cerco di rappresentare la crudezza e la violenza del tempo che scorre. E’ la sofferenza che prende parola, ma sempre alla ricerca di una possibilità.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Novembre 2016 16:41 )