L’indipendenza psicologica è frutto di considerazioni adulte, quelle che ci permettono di non dipendere dal generico giudizio altrui, e di non subordinare il nostro benessere alla presenza di una persona al nostro fianco. A Messina, Ylenia apre la porta all’ex fidanzato Alessio che la cosparge di benzina e le dà fuoco. Soccorsa immediatamente dai parenti riporta ustioni gravi, per fortuna non è in pericolo di vita.
Fin qui, cronaca quotidiana. Cronaca che in molti tendono a minimizzare, applicando una forma di negazionismo di fatti e dati che pure andrebbe analizzata.
Lo sconcertante è che Ylenia lo difende, dice che non è stato lui. Ma lui è scappato, ha bruciature alle mani, un video lo coglie mentre compra una bottiglia per riempirla di benzina. Tutte le evidenze confermano la sua colpevolezza. Si parla di relazione burrascosa, tra i due, fatta di liti feroci e violenze reciproche. Psicologicamente dipendenti l’uno dall’altra, insofferenti l’una all’altro. Come la dirimi? Non puoi, se loro non vogliono. Puoi stabilire le responsabilità penali una volta ottenute le prove certe, ma non puoi in nessun modo intervenire nel rapporto tra i due. Sono volati schiaffi perfino tra la ragazza e la madre che non riesce a comprendere la figlia, Ylenia non ammette l’ingerenza materna del pretendere la separazione, anche emotiva, da Alessio. Una dipendenza reciproca assoluta, insana, che rende tutti – loro, le famiglie, gli operatori – impotenti.
Sono giovani, ma perpetuano tutti gli stereotipi possibili tra i generi: il maschio fragile che non accetta la forza della donna fino a usare quella fisica per sopraffarla e la donna che si ritiene in qualche modo responsabile di tanto disagio e deve farsi perdonare col perdono masochista. Stereotipi che, non dobbiamo mai stancarci di dirlo, sono continuamente proposti dalle pubblicità, dai film, dai commenti al bar, dai media in genere. Il maschio è maschio e la femmina si deve adattare.
Si prova a cambiare qualcosa, ma non è recente il cambiamento di passo pure delle istituzioni, rifletteteci: da quanto tempo sentiamo dire ai responsabili della sicurezza “denunciate, donne”? Fino a pochi anni fa ci dicevano “su, cercate di risolvere, a che serve la denuncia?”.
Voglio segnalare qui un centro che ho scoperto da poco: il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti, a Firenze: è una Associazione Onlus costituitasi il 17 novembre 2009. Nasce come progetto sperimentale Cesvot Innovazione nel Gennaio 2009, promosso dall'Associazione Artemisia e con la collaborazione della Asl 10 di Firenze. Propone un percorso di cambiamento culturale maschile, formando gruppi di ascolto di uomini violenti (di fatto o a rischio) che tra loro si confrontano, riflettono, analizzano le loro difficoltà relazionali. Il Centro lavora in sinergia con i centri antiviolenza, una delle regole è che la partner sia soggetto attivo nel percorso. Tutto questo prevede naturalmente una consapevolezza che, da sé, seleziona i potenziali uomini nuovi, ma i numeri di quanti si rivolgono al Centro sono in crescita e fanno sperare che una rivoluzione culturale sia possibile. Proviamo a crederci, impegniamoci a provarci.
Qui il sito: http://www.centrouominimaltrattanti.org/

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