Modesta Valenti, chi è?

Martedì 07 Febbraio 2017 13:06 Stefania Parmigiano
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A Roma, il 5 febbraio di ogni anno dal 1983, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere si celebra una messa in suffragio di Modesta Valenti.

Chi è Modesta Valenti? Una barbona, che morì nella stazione Termini per omissione di soccorso da parte del personale di soccorso. Aveva 71 anni e spesso, quando le condizioni meteorologiche erano proibitive, si riparava nella stazione per la notte; la notte del 31 gennaio fu chiamata un’ambulanza perché Modesta si sentì male. Il personale di turno arrivò che era ancora viva, ma si rifiutò di occuparsi di lei perché ritenuta troppo sporca. Probabilmente ci fu il solito rimpallo di responsabilità, di competenze, di autorità, di alibi. Dopo circa tre ore e nessun soccorso, Modesta morì.

Ogni anno ci sono giorni freddissimi in cui il rischio di vita per i senza dimora è altissimo, sono quasi sempre iniziative di volontari ad arginarlo, eppure accade continuamente: a gennaio scorso 8 morti in due giorni nonostante le chiese abbiano aperto all’ospitalità le loro navate e i centri di volontariato sociale abbiano messo a disposizione i loro spazi.

La messa in suffragio ricorda Modesta Valenti come simbolo di una lista che si allunga ogni anno e, durante la liturgia, tutti i nomi della lista vengono pronunciati perché il nome ci identifica, perché si percepisca che prima di entrare a far parte di quell’elenco tristissimo c’era una persona, in difficoltà, che difficilmente riusciva a restare pulito vivendo per strada. Dopo la messa segue un pranzo a cui partecipano i più poveri, insieme ai volontari che lo organizzano.

Nella stazione Termini possiamo trovare una targa in memoria della nostra incapacità di comprensione, di partecipazione.

Intitolata a Modesta Valenti c’era anche una via virtuale, nella quale risiedevano idealmente i senza dimora: poichè ogni Comune italiano dispone di un indirizzo anagrafico convenzionale per i loro documenti, a Roma dal 2002 era diventata via M.Valenti. Ma nel 2005, tra le migliaia di “residenti” poverissimi, sono state trovate società e professionisti in fuga dal fisco e pignoramenti. La “via” è stata chiusa e la residenza anagrafica è stata spostata presso associazioni di volontariato che dovranno certificare ogni anno il rapporto con il residente, solo virtualmente, ospitato.

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