
Da ieri la scuola di Architettura è occupata. Vogliamo rompere il vergognoso silenzio sull'aggressione criminale dell'esercito turco – supportato sul campo dalle milizie jihadiste - alla popolazione di Afrin, nel nord della Siria. La facoltà rimarrà occupata fino a domenica, ospitando decine di iniziative di informazione e dibattito sul genocidio dei curdi in corso ordinato da Erdogan e sull'esperienza di rivoluzione democratica della Federazione della Siria del Nord, oggi attaccata a colpi di bombardamenti e colpi di artiglieria.
Proprio ieri, mentre davamo vita a questa iniziativa, venivamo raggiunti dalla notizia dell'ennesimo attacco terroristico portato dall'Isis in Europa, ancora una volta in Francia. Difendere Afrin e la rivoluzione democratica vuol dire sostenere chi in questi anni ha combattuto sul campo lo Stato Islamico, costruendo un alternativa politica di convivenza pacifica di tutti i popoli e le religioni che abitano nella regione mediorientale. Ad attaccare gli stessi uomini e donne che ha messo a disposizione le proprie vite per fermare il progetto criminale jihadista c'è il sultano Erdogan, che alle formazioni terroristiche islamiche in questi anni– come tutt'oggi – ha sempre garantito sostegno e supporto politico, logistico e militare. Nel conflitto in corso in quelle regione sappiamo da che parte stare.
E' vergognoso e inaccettabile invece la posizione di complicità assunta dalla Comunità Europea e dall'Italia, più interessati a firmare accordi con Erdogan per fermare i profughi che egli stesso produce con la guerra nell'area che a intervenire per sanzionare lo stato Turco per l'ennesima aggressione militare portata avanti a braccetto con le milizie jihadiste che in tutto il mondo seminano morte e terrore. Sono armi italiane, tedesche, occidentali quelle che oggi sono rivolte contro la popolazione civile di Afrin da un esercito della Nato.
Oggi alle ore 15:00 ospiteremo per un incontro nella facoltà Claudio Locatelli, giornalista combattente che ha partecipato nelle file delle Ypg – forze di autodifesa del popolo – alla guerra all'Isis in Siria. Mentre nel nostro paese la necessità della lotta all'Isis è stata ridotta ad argomento di propaganda e strumentalizzazione politica razzista e islamofoba, Claudio è uno dei tanti giovani occidentali che hanno scelto di mettere in gioco la propria pelle per sostenere la rivoluzione democratica e combattere lo Stato Islamico combattendo sul campo al fianco di migliaia di musulmani, curdi ed arabi.
Domenica alle 15:00 si terrà invece l'incontro con due studentesse dell'UniFi di ritorno dalla Siria e dall'Iraq, dove hanno partecipato ad una delegazione italiana partita per il medioriente con lo scopo di conoscere da vicino i caratteri della rivoluzione democratica e confederale ispirata alle idee di Ocalan. Una società che sviluppa la parità tra i generi, la democrazia diretta, l'ecologia e la giustizia sociale.
L'apertura dello spazio universitario di Santa Verdiana è sintomatica della necessità degli studenti attivi di avere uno spazio per la discussione politica in merito a questi temi. Troppo spesso dimentichiamo che l'Università è un'istituzione che dovrebbe trasmettere una conoscenza che accolga tutti gli aspetti che compongono la persona umana, certamente nel campo del sapere, ma soprattutto nel saper fare e nel saper essere. Le azioni politiche dell'occupazione, dell'autogestione e dell'autodeterminazione necessitano della cooperazione di svariate competenze, ma soprattutto del lavoro e della convivenza tra persone diverse, dallo svolgere la propria quotidianità in condivisione con una comunità.
Dal coinvolgimento di realtà e gruppi locali che da anni si occupano della guerra in Rojava sono nate una serie di iniziative: dalla proiezione di documentari, ad incontri con chi ha vissuto la realtà del fronte, dalle installazioni al live painting.
Il programma completo dei due giorni sé consultabile sull'evento facebook: https://www.facebook.com/events/819426191575765/
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