PER IL 25 APRILE - GLI ANNI DELLA RESISTENZA
Avevo sei anni, quando i tedeschi insediarono nella nostra cascina una sede.
Mio nonno, ormai esausto, riposava su un materasso posto sul pavimento, e muoveva una mano chiusa dicendo: Fossi più giovane…e tutto finiva lì.
La mia famiglia, sospettata di essere “collusa” col Movimento Di Liberazione Nazionale fu messa in lista per essere fucilata e solo l’intervento del fattore presso il console tedesco che aveva una villa sopra di noi la evitò.
I nazifscisti sapevano di essere alla corda e volevano fare terra bruciata, io, bambino, ne ero terrorizzato.
Ho scritto poi questa poesia pubblicata nelle antologie per le scuole medie.
BALLATA PER IL RAGAZZO CHE FUI NEL 1944
Era polvere il cielo, sulle vie
le verghe deragliate, e case chine
protendevano, fra le batterie,
bronchi di mura, nubi di caligine.
Anni che in me, un ragazzo, si stamparono
franandomi dintorno e mi franò
nel petto il cuore. Giorni, ore, minuti
di raffiche, di morti, d’arsi grani
abbattuti, un tempo che violò
i sogni, che mi spinse fra le mute
torme d’inermi cacciati da mute
fameliche ai rifugi. Chi non dà
pace all’infanzia è già morto, è già
all’inferno. E l’inferno è sulle vie.
Quando arrivarono gli americani sull’aia arrivò la libertà, con le loro jeeps, e doni per noi bambini
Ci dettero anche un libretto coloratissimo con in copertina un soldato che tendeva la mano a un bambino e la scritta: Hallo, bambino, come ti chiami…
Intanto tanti giovani erano morti, come il mio amico Mario Carmignani, che per me, ragazzo, un mito,di cui ho poi scritto un profilo.
E quando con la mamma andavo a mettere i fiori alle tombe a Settignano ci fermavamo un poco di fronte al suo marmo e io sentivo una stretta al cuore.
Un critico letterario, Gino Gerola, grande amico fraterno, ha scritto che nelle mie opere è rimasta come una stigmate, una ferita..
Veniamo all’oggi, è uscito un numero di Toscana Folk nel quale l’editoriale è dedicato a Bella ciao e alla sua genesi..
Ne ho riprodotta una parte.
In calce alla rivista in una recensione a un mio libro l’amico Bencistà ha scritto:
Franco Manescalchi, ultimo rappresen¬tante maschio della famiglia oggetto del libro, è uno studioso di tradizioni popolari, nostro amico e ‘maestro’, nonché socio fondatore del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane e collaboratore di questa rivista. (A.B.)
In effetti sono stato fra i primi a Firenze a raccogliere e pubblicare testi di poesia popolare in almeno quattro volumi, primo fra tutti La Barriera edito dalla Vallecchi, che divenne copione per uno spettacolo che girò, con lo stesso titolo. per tutta la Toscana.
In casa mia, della antica famiglia contadina, abbiamo sempre cantato canti della vita e della Libertà.
MAI TESCHI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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