
C'è chi le chiama Isole Pontine e invece chi preferisce Isole Ponziane. Ma forse non è un problema di preferenze?Così sono andata a guardare la disputa su Arcjipelago Pontino o è piu giusto definirle isole Ponziane. In una guida si legge: "Nascono dal fuoco attraverso colate laviche continue e impossesandosi, nel tempo di questo lembo di mare,. e dal mare stesso contunamente scolpite" le isole si presentano come scogli offerti al sole, un susseguirsi di rocce scure con faraglioni, calette e piccole sèpiagge. .Un bel vedersi dalle barche che continuamente portano turisti a fare escursioni. Fauna e flora mediterranea.
L'arcipelago comprende sei isole maggiori, divise in due gruppi principali:
- gruppo di nord-ovest (appartenente amministrativamente al comune di Ponza
- Isola di Ponza, Palmarola, Zannone e Gavi.
- gruppo di sud-est (appartenente amministrativamente al comune di Ventotene)
- Isola di Ventotene e Isola di Santo Stefano.
- Interroghiamo la storia e andiamo a vedere cosa dicono alcuni studiosi.
- Ripreso da Ambiente e Natura - Attualità e dibattito - Articolo di Romano Alessandro
- "Era da tempo che non riemergeva questa “antica” questione che, purtroppo, anche di recente ha generato problemi più che culturali, amministravi. Sulla questione della toponomastica va premesso che nella ricostruzione storica non solo dei luoghi, ma anche delle vicende, essa infatti rientra tra le fonti basilari della stessa importanza di un documento di archivio o di un reperto archeologico. Grazie ai nomi dei luoghi si sono individuati siti archeologici oramai persi, come per esempio la città di Troia, le fonti di Cuma, oppure le antiche città di Ercolano e Pompei. Infatti i nomi dei luoghi spesso sono la sintesi di secoli di vicende e si tramandano senza mediazioni attraverso la memoria storica degli abitanti. Il nome dell'arcipelago si perde nel tempo. La tesi storica – in questi ultimi tempi la più accreditata – è che il nome delle nostre isole non deriverebbe dal greco, ma dall’arabo “buu-nssà” (بعيدا عن الساحل = terre lontane dalla costa) che poi, a seguito di modifiche semantiche spontanee, si è stabilizzato in Ponza, dando il nome a tutto il “gruppo delle isole Ponziane” come lo definisce il Tricoli nella sua “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”. La storia ci insegna che, di norma, sono i forti sconvolgimenti socio-politici oppure radicate e condivise decisioni popolari a mutare la toponomastica, non certo le iniziative o le tesi di singoli, seppure in buona fede....Quale il vero motivo di tale neologismo? Quale, quindi, lo sconvolgimento politico oppure quali sono state le decisioni condivise ed approvate dalle comunità isolane che lo hanno generato? infine, questo modo nuovo di chiamare l’Arcipelago Ponziano è stato ratificato dagli organi amministrativi preposti? Il fascismo aveva la necessità politica di mostrare la sua grandezza, anche inventando nuove città e nuove province. Littoria, fondata su un terreno totalmente bonificato, doveva essere l’esempio per tutte, ma, a parte la palude pontina prosciugata, non aveva territorio, pertanto occorreva ricavare verso nord e, soprattutto, verso sud (a nord c’era l’intoccabile Roma) la sua giurisdizione amministrativa. Nell’urgenza politica di realizzare a tutti i costi la nuova provincia – fascista per eccellenza, anche a danno della storia e della cultura di un territorio ultra-millenario , furono strappate dalla loro origine storico-territoriale Fondi, Sperlonga, Lenola, Itri e soprattutto Gaeta, Formia, Minturno, Castelforte e Santi Cosma e Damiano....gravissimo fu, l’aver inserito in un tale scellerato disegno geopolitico anche le isole Ponziane, di cultura, tradizioni e lingua profondamente campane. Fu una vera e propria violenza identitaria che, seppur perpetrata nel corso degli anni, di fatto non fu mai accettata dagli isolani. Addirittura si arrivò a tagliare definitivamente i collegamenti marittimi con Napoli ed, infine ma di recente, anche quelli invernali tra le isole di Ponza e Ventotene, pur di far dimenticare agli isolani dell’arcipelago Ponziano le loro comuni origini. Si è giunti finanche a dividerli negli stessi interessi perché, come insegnava uno storico locale, “le isole unite spaventano”. Per allontanare definitivamente gli isolani dalla storia del loro territorio, l’allora MINCULPOP (Ministero fascista per la Cultura Popolare) pensò bene di mutare anche il nome dell’arcipelago da Ponziano in Pontino e ciò non solo per staccarlo dalla Campania, ma per meglio collegarlo al disegno fascista della “terra pontina redenta dal fango per un futuro di speme e di potenza”. Per le nostre isole fu questo lo sconvolgimento storico-politico che ne mutò il nome e la regione di appartenenza. Fortunatamente un provvedimento fascista aleatorio e parziale, che almeno nella denominazione non trovò alcuna ratificazione amministrativa né allora e né dopo. Pertanto, definire inappropriato il neologismo “isole Pontine” non è “pignoleria campanilistica”, ma rispetto per la storia che, viste certe premesse, va maneggiata con molta cura. Infatti le ragioni di un rifiuto politico del nome “Isole Pontine” ci sono tutte, così com’è stato per quello di Littoria....negli anni ’60 del Novecento, quando si facevano i primi passi nel turismo, Ponza diventò “la perla di Roma” e, nello stesso tempo, veniva identificata come “l’isola pontina”. Tale duplice definizione fu coniata più che altro per dargli una connotazione prettamente laziale, in contrapposizione e vanto rispetto alle isole campane. Intanto Ventotene subiva il ritardo nella nascente economia dei “bagnanti estivi” soprattutto per il marchio di “isola carcere” che si portava addosso per la scomoda presenza del vicino ergastolo di Santo Stefano. Chiuso il carcere, la prima vera reazione – a quell’inaccettabile ritardo accumulato nel decollo dell’economia turistica che vedeva l’isola di Ventotene ansimare economicamente e sempre troppo subordinata per fama e grandezza a Ponza -, fu quella del grande sindaco Beniamino Verde. Conoscendolo bene, tutt’altro che fascista, quella sua delibera di proposta di cambiamento del nome dell’arcipelago in “isole Pontine” fu più una provocazione che il frutto di un vero e proprio convincimento storico-sociale. Provocazione alla quale Ponza puntualmente non rispose, non tanto per strategia politica o campanilismo, ma per indolenza, la solita.... In conclusione mi piace far notare che nella componente ventotenese della mia famiglia, fusione tra le due comunità isolane di Ponza e di Ventotene, non vi è mai stato alcun risentimento l’appartenere alle isole Ponziane. Inoltre, l’associazione di Protezione Civile operante su tutte e sei le isole, alla quale aderiscono, oltre ai ponzesi, ben 14 volontari ventotenesi residenti, è registrata come Protezione Civile Isole Ponziane e di questo nome sono tutti orgogliosissimi...sia a Ventotene che a Ponza si sta sviluppando un “comitato spontaneo” per il transito (ritorno) in Campania dell’Arcipelago delle isole Ponziane. A dire dei promotori, non solo sarebbe un legittimo ritorno alle origini storico-culturali stravolte dal fascismo ma, osservando da come sono tenute in considerazione le isole campane e da come funzionano i servizi primari (acqua, luce, gas e rifiuti urbani) ed i mezzi di collegamento marittimi a Ischia, Procida e Capri, sono convinti che ne gioverebbe l’intera economia isolana con un prevedibile, conseguente ripopolamento".
- Ho letto con interesse e ve lo ripropongo integralmente. Grazie
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|
