Oggi vogliamo raccontarvi la storia di una donna anarchica toscana

Leda Rafanelli nasce il 4 luglio 1880 a Pistoia, città dalla forte tradizione libertaria, da madre e padre originari di Livorno, anch’essa città storicamente considerata una “patria” dell’anarchia. La famiglia poverissima stenta a sopravvivere e così Leda, nel 1892, è costretta a cercarsi un lavoro. Diventa operaia giovanissima di una tipografia:
"Il lavoro cominciava alle sette d’estate e alle otto d’inverno. Ricordo, in certe mattinate di vento e di gelo, nel naturale sgomento di dovermi alzare dal povero giaciglio, che egoisticamente mi rallegravo quando sentivo, insieme al battere degli zoccoli sul selciato, le misere operaie della filanda, ragazze di una “classe inferiore” per le lavoratrici della tipografia, che si recavano al lavoro un’ora prima di noi e, per riscaldarsi con le loro stesse parole, cantavano“.
Scriverà della sua adolescenza nel 1968, quasi novantenne, sul giornale anarchico -Umanità Nova-.
Anarchica lo era diventata intorno ai vent’anni, dopo qualche simpatia socialista. L’Italia si era a lungo impantanata nella guerra d’Abissinia perdendo nella battaglia di Adua migliaia di uomini; a Milano nel maggio 1898 il generale Bava Beccaris aveva represso a cannonate le manifestazioni popolari che chiedevano pane e due anni dopo, per vendicare i quasi cento morti, era arrivato dall’America un anarchico di Prato, Gaetano Bresci, a uccidere a colpi di pistola a Monza re Umberto I. Leda fin da bambina mostra una grande facilità di scrittura, al punto tale che una sua poesia, Gomene, trova spazio sull’organo ufficiale di stampa del partito socialista di Filippo Turati., che la pubblica nel 1896. Nel 1903, con i genitori, si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, dove Leda entra in contatto col gruppo anarchico della Baracca Rossa, frequentato anche da Giuseppe Ungaretti ed Enrico Pea. In questo periodo diventa vegetariana e collabora anche con il periodico egiziano -Il Domani-.
Riguardo al suo rapporto con l’Egitto scriverà in seguito:
"Fin da bambina ho sempre detto, con ferma convinzione, che ero nata millenaria. Tutti i miei personali ricordi, i sogni, le aspirazioni, i desideri erano basati, sistemati, orientati verso l’antico Egitto, mia patria d’elezione”, aggiungendo inoltre che: “Nessuno, che non sia un bruto, può sfuggire alla malia del deserto, al fascino delle oasi… Chi ha vissuto qualche anno fra gli arabi ne sentirà l’influenza per sempre“.
L’ultimo periodo di Leda in Egitto coincide con la sua conversione al sufismo, corrente dell’Islam nella quale il rituale estetico della danza riveste una grande importanza, esempio ancora attuale e assai conosciuto sono i -Dervisci danzanti-. La conversione all’Islam (seppur ad un’ala particolare dell’Islam che, per esempio, “predica” la parità tra i sessi e a cui si avvicinò anche il pittore anarchico francese Gustave Jossot e il filosofo americano libertario Hakim Bey) è vissuta da Leda come ribellione al mondo occidentale che vuole non solo esser egemonico dal punto di vista politico e militare ma anche culturale. Infatti, quando rientrò in Italia con il marito, l’anarchico Ugo Polli, conosciuto proprio in Egitto, pubblicherà un articolo in “La Libertà”, in cui metterà a confronto lo stile di vita cristiano-occidentale con quello islamico.
Leda è molto vicina ideologicamente all’amico Pietro Gori e stimata, profondamente, da Armando Borghi per la sua linea politica libertaria, a tal punto che le chiede di scrivere la prefazione del suo libro: -Il nostro e l’altrui individualismo, riflessioni storico-critiche su l’anarchia-, stampato nella tipografia Servadei nel 1907. Leda, sostenuta da Olimpio Ballerini, marito della nota anarchica fiorentina Teresa Fabbrini, fondano anche la Casa Editrice Rafanelli-Polli. Frequenta gli scrittori italiani più conosciuti dell’epoca (Papini, Prezzolini, Palazzechi) e i rappresentanti del futurismo (Russolo, Boccioni, Marinetti), che poi la portano a legarsi sentimentalmente a Carlo Carrà, con il quale vive un rapporto breve ma intenso e che avvicinerà temporaneamente Carrà all’anarchismo .Nel 1910, da una relazione con l’editore anarchico Giuseppe Monnanni conosciuto nel 1907, nasce il figlio Marsilio. In questo periodo pubblica anche alcuni romanzi e saggi:
-Bozzetti sociali-
-Seme nuovo-
-Verso la Siberia-,
-Scene della rivoluzione russa-.
Con gli anarchici Ettore Molinari e Nella Giacomelli entra a far parte del comitato di redazione della -La Protesta Umana- (1906-1909) e collabora a svariate pubblicazioni libertarie come -Il Pensiero-, di Pietro Gori e Luigi Fabbri, poi anche -Il Libertario-, -Il Grido della folla-, -Volontà-, -La Blouse- (1906-1910), -La Donna Libertaria- (Parma, 1912/1913), ecc. Gli stessi Molinari e Giacomelli sostengono e spingono Leda a fondare nel 1910 la -Società Editrice Sociale-, riconosciuta dalle anarchiche e anarchici come la più importante casa editrice libertaria italiana, grazie alla quale Leda pubblicherà le riviste - La Rivolta- (1910) e -La Libertà- (fra il 1913 ed 1914).Con la casa -Editrice sociale- pubblica non soltanto i libri di Bakunin, Proudhon, Pietro Gori, Kropotkin; ma anche le opere di Stirner e di Nietzsche capaci di portare parole nuove coniugando uguaglianza e libertà, rivoluzione collettiva e rivoluzione individuale. Con il compagno, Giuseppe Monnanni, fonda la rivista anarco-individualista di letteratura e arte -Vir- e poi anche - La Sciarpa Nera-. Più avanti si impegna nella costituzione di una nuova casa editrice libertaria, la -Casa Editrice Monnanni-. Inoltre, in qusto periodo, dà vita anche a una casa editrice contro la chiesa che diventa in fretta un punto di riferimento per libri e opuscoli anticlericali, antimilitaristi e femministi. Testi come -Le memorie di un prete-, - Dopo lo sciopero-, -Donne oneste-, che Leda scrive e smercia a un centesimo l’uno.
Il rapporto con Mussolini
È questo il periodo in cui Mussolini, al momento socialista, sottopone Leda ad un serrato corteggiamento. Il rapporto, che è stato soprattutto epistolare, è poi trasformato da Leda stessa in un libro intitolato “Una donna e Mussolini”, costituito da quaranta lettere inviate alla Rafanelli dal futuro dittatore fascista. Secondo Alessandra Pierotti, nipote di Leda, fu un corteggiamento che non ottenne risultati concreti: Perché Mussolini le parlò della sua “domestica tribù” dicendo che doveva portarli al mare. E fra tante idee “peregrine” di Leda c’era, fondamentalmente, questa: mai rovinare una famiglia“
La sua proverbiale ironia era conosciuta da tutti:
“Non sono una rovina famiglie!”
Ripeteva sempre col sorriso. Lei che aveva spirito in completa antitesi da “condotte morali”, per i suoi stessi principi di libero amore.
Occorre ricordare che nel periodo preso in considerazione (1913-1914), Mussolini era un noto socialista rivoluzionario ed aveva partecipato alla settimana rossa appoggiando l’insurrezione con comizi ed articoli. Lo stesso Lenin si era espresso benignamente verso Mussolini, allora direttore dell’Avanti!, ipotizzando per lui il ruolo di un futuro dirigente della rivoluzione. Se Leda negò sempre di esser stata amante di Mussolini, quest’ultimo invece se ne vantava, poiché d’altronde mai avrebbe potuto ammettere di esser stato rifiutato da una donna, visto che parte della sua immagine nazional popolare si fondava sulle sue “indiscusse ed indiscutibili” capacità di “maratoneta instancabile” nei rapporti con le donne.
L’attività antimilitarista alla vigilia della prima guerra mondiale.
Dopo essere entrata, inizialmente, nell’ottica dell’anarco-individualismo, Leda mostra affinità verso il socialismo libertario, allontanandosi dall’individualismo di stampo radicale e dalle errate interpretazioni del pensiero di Max Stirner che condussero, secondo lei, molti anarchici verso posizioni asociali e di stampo borghese. Non a caso, all’inizio della Prima Guerra Mondiale, molti anarco-individualisti appoggeranno (col famoso -Manifesto-) l’intervento a fianco “dell’Intesa proletaria” per la guerra. Lo stesso Alberto Meschi una figura di spicco dell’anarchismo italiano e sostenitore totale del credo “Neutralista” scrisse:
Le idee guerraiole di parecchi miei amici e compagni“.
Leda entra in contrasto con i firmatari del Manifesto dei Sedici (1915), tra cui lo stesso Kropotkin, che, seppur per breve tempo, appoggiarono “l’Intesa” con l’intenzione di trasformare la guerra mondiale in rivoluzione sociale. Leda, coerentemente con le sue posizioni “Pacifiste”, si attiva nella penisola per propagare l’antimilitarismo, poiché lei crede che le tendenze anarco-individualiste più genuine sono, e devono essere, in antitesi ai dettami democratico-borghesi su cui invece si basano i guerrafondai. Leda, assieme a Nella Giacomelli, altra protagonista dell’anarchismo milanese di quella stagione, prosegue incessante la sua battaglia contro ogni guerra, convinte entrambe che soltanto le donne possono fermarla:
Donne d’Italia! Unitevi tutte al grido di abbasso le armi! Madri, spose e sorelle! Se l’amore che dite di sentire per i vostri figli, per i vostri mariti e per i vostri fratelli non è una menzogna, se l’esistenza dei vostri cari vi è veramente sacra, unitevi tutte nel fatidico grido di Abbasso le armi! Per l’umanità, per la civiltà, per l’avvenire, sia unica la vostra volontà e sia forte il vostro grido affinché risuonando in ogni contrada strappi al dolore muto ed alla passiva rassegnazione tutte le femminili energie e le sollevi all’azione contro la barbarie devastatrice. Su la tempesta di fuoco e di sangue che imperversa senza tregua da oltre venti mesi, sopra gli urli dell’odio e della morte che travolgono tante genti, sopra il rombo micidiale e orrendo delle artiglierie che mietono tanti giovani e preziose esistenze, risuoni alto e vibrante il vostro grido generoso: giù le armi! Viva la fratellanza umana!“
Durante e dopo il regime fascista Leda Rafanelli nel 1921 pubblica -Incantamento-, ma già nel 1922 il fascismo è in piena ascesa e utilizza gli strumenti “legali” in suo possesso per reprimere ogni forma di pubblicazione che si oppone al regime. Contestualmente, per quanto riguarda la vicenda di Leda, proprio nel 1922 il regime chiude la -Società Editrice Sociale-. La -Casa Editrice Monanni- sarà invece soppressa dal regime “solo” nel 1933. Del 1922 sono ancora i lavori di Leda dal titolo -Donne e femmine- e -L’oasi-. Questa ultima opera, che è una fiera denuncia contro il colonialismo, è di particolare importanza perché viene pubblicata sotto falso nome durante la repressione fascista ai danni della Resistenza libica, in cui parte focale avevano i seguaci del sufismo dell’ordine musulmano della Senussiya.
Gino Cerrito in "L’antimilitarismo anarchico in Italia nel primo ventennio del secolo", critica la maniera in cui Leda viveva il suo essere anarchica, non condividendo la sua fede sufista o asserti del genere:
“l’anarchico dovrebbe essere un individuo superiore per natura da cui si evince che nessuna educazione può cambiare il sentimento intimo che dà la personalità all’individuo“
quindi decisamente in contrasto con le tesi del grande pedagogo anarchico Francisco Ferrer y Guardia.
Se però si legge l’Elogio funebre per Dante Carnesecchi, anarchico trucidato a tradimento dai carabinieri, ci si rende conto che nel movimento anarchico legato all’anarco-futurismo erano abbastanza normali i richiami all’anarchico quale “persona superiore”, in linea col pensiero futurista di Mario Carli, per cui la nota di Leda Rafanelli non dovrebbe stupire più di tanto (proprio per l’epoca in cui lo disse)
Basta leggere l’elogio funebre di Auro d’Arcola, pubblicato in L’Adunata dei Refrattari:
“I nostri caduti: Dante Carnesecchi
Gran parte delle sue gesta rimarranno per sempre ignorate, poiché, solo a compierle, ne portò il segreto alla tomba e nessuno poteva esercitare un qualsiasi ascendente su di lui. Refrattario ad ogni influenza esteriore, egli era all’altezza delle sue azioni, che mandava in piena consapevolezza ad effetto, fidando solo sulle sue forze. Ogni progetto, riduceva alle proporzioni di un operazione aritmetica, accomunando ad un estrema audacia un’estrema prudenza, una piena sicurezza in sé, ed una risolutezza tacita quanto irriducibile. Nello sport quotidiano allenava il corpo alla resistenza, all’agilità, all’acrobazia, alla velocità, e il polso alla fermezza; nella temperanza scrupolosa conservava la pienezza del suo vigore fisico e della sua lucidità mentale; nella musica ricercava le intime sensazioni per ricrearsi liberamente lo spirito. Perciò egli era boxeur, lottatore, ciclista, automobilista, corridore, acrobata, tiratore impareggiabile…“.
In altri scritti Leda sostiene di essere in grado di leggere la mano. Fermo restando queste indiscutibili critiche, occorre comunque rimarcare che Leda fu fedele al pensiero anarchico internazionalista tutta la vita. Come facesse a far convivere entro di sé l’anarchismo, il sufismo e alcune credenze popolari è però una questione sua personale e non politica. Richiamandoci proprio a questo carattere mistico presente in Leda, ella quando si trova a dover fronteggiare enormi difficoltà economiche prende ad esercitare il mestiere di chiromante tra Milano e Genova. Nel contempo scrive ancora -Nada, La signora mia nonna-, -Le memorie di una chiromante-, romanzi che parzialmente si rifanno all’atmosfera orientale della sua gioventù. Le memorie di una chiromante, ovviamente hanno carattere autobiografico con esplicito riferimento allo strano mestiere che le forniva i quattrini per vivere. Verso la fine della sua vita, Leda dà lezioni di arabo e collabora ad -Umanità Nova-.
È da rimarcare che durante il fascismo Leda si nasconde, ma in seguito, a fascismo caduto, viene trovata tra la sua documentazione una nota scritta di suo pugno sulla prima pagina del suo opuscolo: Abbasso la guerra!:
“Opuscolo letto e approvato, in tutto, dal mio amico d’allora BM che divenne poi guerrista e poi fascista, capo del governo per 25 anni e poi ucciso dai gloriosi partigiani“.
Questa breve nota dimostra la considerazione che aveva del duce, ed inoltre, nonostante la vita complicatissima e in miseria da lei vissuta, anche a causa del suo carattere particolare, antifascista era ed antifascista coerente rimase sino alla sua morte, respingendo, anche, diversi inviti da case editrici “borghesi” che volevano farla pubblicare. Individualista e solitaria, ricordata come una esponente di spicco dei futuristi di sinistra e soprannominata la “zingara anarchica”, vegetariana convinta dall’età di 23 anni, è morta a Genova il 13 settembre 1971, due mesi dopo aver compiuto 91 anni. Le sue ultime parole furono:
“Leda Rafanelli, partendo per sempre, saluta tutti i compagni. Viva l’anarchia!“.

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