Festival della Transizione Ecologica: la società esiste!

Lunedì 09 Ottobre 2023 11:25 Antonio Desideri
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E se fosse proprio vero che la società esiste e gli individui sono solo l’astrazione malata, per dirne una, del più becero thatcherismo? E che si è ‘più felici’, letteralmente, a stare insieme agli altri, a condividere il tempo, a pensarsi dentro una comunità di persone invece che sempre in lotta solitaria contro chiunque?
Di questo, e di molto altro a dire la verità, si è parlato sabato scorso col professor Stefano Bartolini, docente di Economia della Felicità all’Università di Siena, nell’ambito della seconda edizione del Festival della Transizione Ecologica, appena conclusosi a Firenze.
Nell’incontro dal titolo “L’economia come motore della transizione” in realtà si è cercato di problematizzare il ‘tipo’ di economia che debba spingere verso la transizione ecologica: quello che è venuto fuori è che l’attuale sistema economico non è compatibile, teniamoci forte, con la sopravvivenza dell’uomo sul pianeta. Il professor Bartolini ha spiegato molto chiaramente che non si tratta solo di disponibilità delle risorse (problema che pure esiste) quanto di un modello che ci spinge al consumismo sfrenato e all’acquisto compulsivo di merci che servono come analgesico per la nostra infelicità che è uno stato prodotto dal sistema stesso. In questa ossessiva ruota del criceto, siamo tutti spinti a mercificare quella qualità della vita che prima era garantita da beni comuni gratuiti quali relazioni umane disinteressate, fruizione di spazi e momenti comuni che oggi non ci sono più, occupati da qualcuno o qualcos’altro.
Il professore faceva l’esempio di come cresciamo oggi i nostri bambini che, esclusi i momenti scolastici, crescono da soli al chiuso delle nostre case mentre in passato, trovandosi in strada, giardini, spazi urbani esterni avevano ricche relazioni tra pari e maturavano confrontandosi con i loro coetanei, in un mondo che li rappresentava senza mediazioni, men che meno economiche (baby sitting, animazioni, spazi gioco a pagamento, ecc). Tutto ciò li rende meno autentici, più nevrotizzati potremmo azzardare, e sicuramente più incerti del loro ruolo e del loro spazio psico-
fisico in un mondo che li tiene costantemente a contatto con persone più grandi di loro. Questo esempio, che può sembrare averci allontanato dal tema del festival, serviva in realtà a Bartolini per farci notare come nelle nostre città gli spazi della comunità sono occupati dalle automobili ovvero da oggetti che usurpano i nostri spazi vitali in nome di un modello economico profondamente sbagliato e dannoso.
Accanto al professore senese, era presente anche Simone Siliani, direttore della Fondazione Banca Etica, che ha molto premuto sul tasto dei sussidi pubblici all’industria dei combustibili fossili: con una inimmaginabile quantità di denaro, si accelerano i nuovi progetti di espansione di un settore che invece dovrebbe essere abbandonato al più presto per gli enormi danni che ha causato e continua a fare ogni giorno. Se quantità di denaro anche solo parzialmente paragonabili fossero destinate allo sviluppo delle energie rinnovabili la transizione energetica ne trarrebbe giovamenti decisivi.
Il terzo ospite della conferenza, il presidente di Altromercato Alessandro Franceschini si è invece concentrato sul ruolo di un commercio etico che può facilmente divenire il propulsore di cambiamenti in ambiti socio-economici ben più larghi di quelli in cui opera in maniera diretta:maggiori tutele per i lavoratori, consapevolezza più profonda dello stato di sfruttamento a cui l’economia ‘tradizionale’ sottopone i territori e l’ambiente, ridimensionamento del ruolo delle multinazionali in favore dei processi e delle popolazioni locali.
Insomma, tre discorsi apparentemente distanti che invece appaiono legati da un filo rosso molto evidente: dalla felicità alla consapevolezza politica del come raggiungerla, combattendo le battaglie giuste per spostare equilibri economici pluridecennali da settori che hanno ormai mostrato il loro volto peggiore, il passo è decisamente più breve di quel che potrebbe sembrare.
Come appare sempre più evidente anche in questi anni di liberismo selvaggio e galoppante, o forse proprio per questo, Karl Marx aveva ragione da ‘vendere’.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Ottobre 2023 11:34 )