Tredicianni. Un amore degli anni Settanta - Recensione

Lunedì 24 Marzo 2025 12:33 Maria Rosaria Fosforino
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Tredicianni

un amore negli anni Settanta
di
Maria Rosaria Fosforino

 

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Tredici anni, davanti al portone di lei, un cappotto usato, scarpe fuori misura e la gerarchia della povertà. Un pensiero pre-politico che anticipa un eskimo e un basco con la stella rossa, ma questo poi...

Ora spazi di luce, dettagli che si cristallizzano e si dissolvono tra il salire e scendere dei ricordi. Tutto è trattenuto e poi lasciato, un dire e non dire, nell’eterno tormento del "m'ama non m'ama"; di un petalo di luce. Proprio così, troviamo tanta luce nel disegno dei ricordi, che attraverso la scrittura di Lucarelli diventano leggeri tratti di matita a tratteggiare corpi, seni, braccia, profili in cui si percepiscono i respiri e le prime parole balbettate dell’amore.

Questo piccolo scritto mostra ciò che tutto tiene, l'amore che attrae e sfuma anche la dimensione temporale, attraverso il ricordare dell’uomo adulto e il suo primo amore: il presente/passato e il futuro/presente si sovrappongono nel ciclo delle rinascite continue del sé adolescente timido con cappotto usato, del ragazzo sicuro con l’eskimo e dell’uomo adulto vestito di ricordi, alla ricerca di una purezza perduta.

Il testo di Lucarelli esplora la tematica della memoria e dell’identità, intrecciando il passato e il presente in un flusso di ricordi che si sovrappongono e si confondono. La figura dell’adolescente, del ragazzo e dell’adulto si mescolano, suggerendo un ciclo di trasformazione e di crescita, ma anche di smarrimento e ricerca continua.

La luce, metafora ricorrente, appare sia come un’illuminazione dei ricordi che come un riflesso di un amore giovanile, ma anche come qualcosa di sfuggente, che si dissolve man mano che il tempo passa. Le immagini di "corpi, seni, braccia, profili" sono evocative e sensuali, ma al contempo fragili e delicate, come la memoria di un amore che si fa sempre più lontano.

In tutto il racconto si percepisce, tra un detto e un non detto, la riflessione sulla mancanza, sulla perdita. Questa perdita diventa inconsciamente una ricerca di senso che fa struggere di malinconia l’uomo nel ricordo, mentre nell’adolescente questa mancanza viene avvertita come un tradimento. Ecco allora che si intravede una rabbia silenziosa, embrionale quasi. Ma c’è. La rabbia adolescenziale e la malinconia dell’adulto si incontrano per raccontarci della purezza dimenticata o persa. Ma è proprio questa perdita che diventa volano per la ricerca di senso e di autenticità.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 24 Marzo 2025 13:22 )