Daniele Albatici
“Controtempo. 1950-1977: una vita fuori dagli schemi”
Prima ancora della ribellione politica, dei viaggi o dell'arte c'è un cognome... un patronimico che segna il solco della storia di queste pagine. Daniele Albatici, quel cognome diventa immediatamente fonte di narrativa, ma anche identità e dunque, per certi versi, frattura. Ricordo le scritture di Vincenzo Rabito e del suo "Terra Matta" quando mi sono ferma sulle pagine di questo;“Controtempo. 1950-1977: una vita fuori dagli schemi”, libro che parte da una nascita che nell'Italia del 1950 non possedeva affatto l'innocenza sociale che oggi potremmo attribuirle: essere figlio di una donna non sposata significava portare addosso la conseguenza di una morale collettiva. Ed è qui che trovo il cuore più potente del libro: la grande Storia esiste, ma arriva sempre passando dalla cucina, dalle case, dalle difficoltà economiche, dagli adulti che giudicano e dalle donne che resistono. La madre Bianca diviene quasi una linea portante silenziosa: non un'eroina costruita dalla letteratura, ma una presenza concreta, ostinata, dentro un mondo dove le convenzioni hanno ancora il peso delle sentenze. Albatici non cerca una vendetta postuma. E questa forse è la qualità migliore della scrittura. Guarda indietro, corregge persino se stesso, ammette ingenuità, errori, letture sbagliate. La memoria non diventa tribunale. Il titolo “Controtempo” allora significa tanto altro oltre quello scarto, quel modo sghembo di procedere contro... essere controtempo significa nascere fuori dalla misura accettata, crescere senza trovare subito la battuta giusta, scoprire che proprio quello scarto può trasformarsi in identità.
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