In occasione della "festa delle donne" , il caffè letterario propone una poesia di Alfonsina Storni, scrittrice argentina del '900.
Capricho
Escrútame los ojos, sorpréndeme la boca,
sujeta entre tus manos esta cabeza loca,
dame de beber veneno, el malvado veneno
que te moja los labios a pesar de ser bueno.
Pero no me preguntes nada
de por qué lloré tanto en la noche pasada;
las mujeres lloramos sin saber, porque sí:
es esto de los llantos pasaje baladí.
Bien se ve que tenemos adentro un mar oculto,
un mar un poco torpe, ligeramente estulto,
que se asoma a los ojos con bastante frecuencia
y hasta lo manejamos como una dúctil ciencia.
No preguntes, amado, lo debes sospechar;
en la noche pasada no estaba quieto el mar.
Nada más. Tempestades que las trae y las lleva
Un viento que nos marca cada vez costa nueva.
Si, vanas mariposas sobre jardín de Enero,
nuestro interior es todo sin equilibrio y huero.
Luz de cristalería, fruto de carnaval
decorado en escamas de serpientes del mal.
Así somos ¿no es cierto? Ya lo dijo el poeta:
movilidad absurda de inconsciente coqueta,
deseamos y gustamos la miel de cada copa
y en el cerebro habemos un poquito de estopa.
Bien; no, no me preguntes. Torpeza de mujer.
Capricho amado mío, capricho debe ser.
Oh déjame que ría... ¿no ves que tarde hermosa?
Espínate las manos y córtame esa rosa.
Trad.: Capriccio
Scrutami dentro gli occhi, la mia bocca sorprendi,
Questa testa matta fra le tue mani prendi;
Offrimi da bere il veleno mortale
Che ti bagna le labbra pur se non mi vuoi male.
Però non mi chiedere, non mi chiedere mai
Perché fra tante lacrime l'altra notte passai;
Noi donne piangiamo perché sì, senza sapere:
E questo delle lacrime è un futile piacere.
Ben si vede che dentro abbiamo un mare segreto,
Un mare un poco lento, leggermente irrequieto,
Che si affaccia negli occhi con bastante frequenza
E che usiamo perfino con una duttile scienza.
Non mi chiedere, amato, quel che devi immaginare;
Nella notte passatamnon era quieto il mare.
Nient'altro. Tempeste che un vento trascina e rinnova
Un vento che ogni volta ci mostra una riva nuova.
Si, farfalle vanesie sopra un giardino estivo,
Il nostro interno tutto d'ogni equilibrio è privo.
Luce di cristalleria, frutto di carnevale,
Con squame decorate di serpenti del male.
Così siamo. Non è vero? Lodisse anche il poeta:
Mobilità incoerente di civetta irrequieta,
Vogliamo e poi gustiamo il miele di ogni coppa
E nel cervello abbiamo un poco di stoppa.
Bene; no, non mi chiedere. Sciocchezza femminile,
Capriccio, amico mio, capriccio in grande stile.
Oh, lascia che sorrida... Non vedi che sera fascinosa?
Pungiti con le spine e coglimi quella rosa.
Alfonsina Storni (Sala Capriasca/Canton Ticino 1892 - Mar del Plata 1938) è stata riconosciuta una delle più grandi scrittrici moderne di tutta l'Ispano-America. Dalla Svizzera, approdò con la sua famiglia in Argentina, dove condusse una vita di stenti, dolori familiari e lotte di autoaffermazione. Fu una delle prime donne, che lottò (a modo suo) per ottenere la vita che desiderava, ma, persa nella battaglia della vita, scelse la scrittura come mezzo di liberazione.
Nelle sue poesie, Alfonsina Storni, concentra le tematiche dell'irresolubile conflitto tra uomo e donna spesso con grande ironia (come è evidente in "capricho"), quasi come volesse contentare le false ideologie dell'uomo, sapendo però in segreto, quanto di più grande egli perda, negando la possibilità di parità tra "lui e lei" .
Un'altro elemento che le fu sempre caro, è quello dell'acqua: quando aveva quattro anni, aveva attraversato l'oceano ed è quell'acqua che lei sempre cercò per tutta la sua vita, perchè pura, trasparente, proprio come voleva poter essere; e ed è quell'acqua che scelse come letto di morte, nel quale si gettò, all'età di quarantasei anni, lasciando un biglietto "me arrojo al mar" traduzione: mi lancio in mare.
DEApress - Michela Scaramuzzino
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